Ritratto di Carlo MagnoCarlo Magno

Adelchi

ADELCHI (o Adalgiso). - Ultimo re dei Longobardi (VIII sec.), figlio e successore di Desiderio, sposò una sorella di Carlo Magno (770), ma venne vinto e spodestato dal cognato (773774), e fuggì a Costantinopoli. Nel 787, col nome dì Teodoro, tentò uno sbarco per riconquistare il ducato di Benevento, e, secondo alcune fonti, morì in battaglia. Secondo Eginardo, morì molti anni dopo, a Costantinopoli.

di Heristal DINASTIA PUOTI 

ha origine da Re Poto,nipote di Re Desiderio , figlio di Re Adelchi e della regina Gisla Heristal, sorella di Carlo Magno.Poto sposo' Gisela , figlia di Carlo Magno.Da Re Poto ebbe origine la dinastia Canmore(Potior)e Comneno Paleologo (Potior,  Gerontes o Seniores.Re Poto segui' il padre Re Adelchi a Costantinopoli, dopo la sconfitta di Re Desiderio. A Bisanzio mutarono il nome in Flavius Potior Jovius Patricius Augustus  Bisantii, commemorando gli avi Costantino il Grande e Potior Valens Valentiniano.Da Re Poto ebbero origine iPoto o Puoti (Potior) Canmore  o Potior Gaius Flavius Jovius Teodatis , dal mutamento del nome  praticato da Re Adelchi a Costantinopoli.Il figlio di Re Poto , Poto II , Flavius Patricius Teodatis sposo' Vassila una nipote dell'imperatice Irene di Costantinopoli, dando inizio , attraverso numerosi matrimoni con  dinastie di despoti bizantini, al rame di Flavius Comnenus diCastrum Poti o Komne in bizantino, da cui il termine Comneno.Tale dinastia con il rango imperiale di Despota , ossia familaire di imperatori costruì in Anatolia il Castrum detto

 

 Castamonio,il cui nome avito era Castrum Eracles Monoikos,in quanto la gens Potitia , cui apparteneva la dinastia di Adelchi era dedita al culto di Eracles Monoikos. 

 

Principi Puoti di Bisanzio

Il Termine  Poto deriva da  Potente , Forza , Fortis ,attributi del Signore . Traduce anche Can o Khan . Il termine Welf in Tedesco che traduce Cane deriva da Can  ossia Poto , Forza, Signore . Il simbolo del Cane dei Guelfi  e' meramente allegorico , in quanto allude a Can , Potere . Non a caso la Dinastia di Baviera ascendeva a Re Desiderio , in greco Pothos, come il nome del nipote , figlio di Adelchi.

Il termine ghibellino, da Weiblinghen , traduce Daufer(nome avito di Re Desiderio) o Ex Aufer ovvero Ex Freya , ossia da Venere . Come si puo' notare  il mito greco di Pothos allude ad amore spirituale e fu inteso come "fautori del Papato ", mentre il termine Freya, Avril o Aprilis o Veib , allude alla forza vitale della Dea dell'Amore e per questo allude al potere temporale , quindi fautori dell'Impero.

ha origine da Re Poto,nipote di Re Desiderio , figlio di Re Adelchi e della regina Gisla Heristal, sorella di Carlo Magno.Poto sposo' Gisela , figlia di Carlo Magno.Da Re Poto ebbe origine la dinastia Canmore(Potior)e Comneno Paleologo (Potior,  Gerontes o Seniores.Re Poto segui' il padre Re Adelchi a Costantinopoli, dopo la sconfitta di Re Desiderio. A Bisanzio mutarono il nome in Flavius Potior Jovius Patricius Augustus  Bisantii, commemorando gli avi Costantino il Grande e Potior Valens Valentiniano.Da Re Poto ebbero origine iPoto o Puoti (Potior) Canmore  o Potior Gaius Flavius Jovius Teodatis , dal mutamento del nome  praticato da Re Adelchi a Costantinopoli.Il figlio di Re Poto , Poto II , Flavius Patricius Teodatis sposo' Vassila una nipote dell'imperatice Irene di Costantinopoli, dando inizio , attraverso numerosi matrimoni con  dinastie di despoti bizantini, al rame di Flavius Comnenus diCastrum Poti o Komne in bizantino, da cui il termine Comneno.Tale dinastia con il rango imperiale di Despota , ossia familaire di imperatori costruì in Anatolia il Castrum detto

 

 Castamonio,il cui nome avito era Castrum Eracles Monoikos,in quanto la gens Potitia , cui apparteneva la dinastia di Adelchi era dedita al culto di Eracles Monoikos.La dinastia di Poto da' cosi' inizio ai Comneno di Castrum Poti, fino all'impero di Trebisonda in Georgia , proprio nell'antica Fassi che mutera', proprio dall'imperatore Giovanni Maria Comneno, in Poti.La dinastia detta Comneno Paleologo avra' cosi' due rami , quello dell'imperatore di Bisanzio e quello di Despota di Morea, ramo del fratello che  piu' a lungo sopravvivera' all'assalto dei turchi , Imperatore Thomas Paleologus Despotus Moreae.

29 maggio 1453 
1458
27 giugno
.Muore Alfonso V d'Aragona. Per sua volontà il regno viene smembrato: al fratello Giovanni di Navarra va l'Aragona e la Sicilia, al figlio Ferdinando va Napoli. Inizia la guerra di successione che viene risolta con la mediazione di Francesco Sforza
1462
Le Palme
Tommaso Paleologo, despota della Morea (Peloponneso) fugge in Italia da Patrasso portando con sè la testa di S. Andrea e il braccio di S. Giovanni (la testa di S. Andrea è stata restituita nel 1964 alla città greca da Paolo VI).

1453 Maometto  sconfigge l'impero Romano d'OrienteMaometto II conquista Bisanzio. E' la fine dell'Impero Romano d'Oriente

I figli di Tommaso Paleologo detto anche Jerontas, termine che traduce Vecchio, Seniore, ma nel senso di potente , arrivano a Roma , ospiti del Papa. Zoe , dopo un segreto matrimonio con il principe Caracciolo, annullato dal Papa, su suggerimento dello stesso, interessato a riunire la chiesa ortodossa russa con quella cattolica, arriva a Mosca e sposando Ivan il Terribile, mutera' nome in Sofia. L'impero bizantino dei Comneno Paleologo continua così in Russia. I fratelli di Zoe, avranno un destino diverso.sopravvivera' Andrea, ambasciatore , nipote di Tommaso Paleologo .Andreas Despotus Moreae ,da cui la dinastia Potus  o Poto , dal nome arcano avito , che significa anche des-potas(vedi  dedica nella chiesa Pietrasanta a Napoli, al sacerdote Potus ) 

 

.

Principessa Giovanna Puoti di Canmore Comneno  Paleologo Plantagenet   discendente di Galla Placidia  e di Re Desiderio, bisnonna della Principessa Kathrin von Hohenstaufen

 

 

 

 

 Royal standard  PUOTIScotland's royal standard dates from the time of... of Canmore dates from the time of William the Lion.

              Dinastia  Puoti von  CANMORE   -

Canmore traduce Potior.

Aroux, che identifica il Veltro con Can Grande della Scala, spiega che il nome Can "si prestava a una duplice allusione, nel senso di cane da caccia, veltro, nemico della lupa romana, e nel senso di Khan dei Tartari"4. Scrive altrove il medesimo autore:
“Questi Tartari, sempre secondo Yvon (di Narbona, n.d.r.), consideravano i loro monarchi come degli dèi, principes suorum tribuum deos vocantes (...)

Blazon 

 

 

 Secondo lui, questi stessi Tartari, ai quali all'epoca ci si interessava tanto, "avevano scelto come capo uno dei loro, che fu innalzato su uno scudo ricoperto con un pezzo di panno, su un povero FELTRO fu levato, e chiamato Kan (...)fu chiamato Cane, che in lor linguaggio significa imperadore. (...) Non bisogna dunque stupirsi troppo dei nomi bizzarri di Mastino e Cane, dati a quei Della Scala che dominavano sulla Lombardia e che i ghibellini riconoscevano come loro capi. Quello di Veltro non è che un sinonimo (...)”5

Riprendendo l'interpretazione di Aroux, Guénon aggiunge che, "in diverse lingue, la radice can o kan significa 'potenza', il che si collega ancora allo stesso ordine di idee"6; inoltre Guénon fa notare7 che al titolo turco-tataro di Khan equivale quello latino di Dux o- IMPERATOR , applicato al Veltro dallo stesso Dante:

un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
con quel gigante che con lei delinque. (Purg. XXXIII, 43-45)

Trasformato in Cane e quindi in Veltro, il titolo di Khan venne dunque trasferito tanto sulla figura archetipica del monarca universale quanto su alcuni personaggi storici di parte ghibellina

Malcolm Canmore (King Malcolm III) (1031-1093)

King Malcolm and Queen Margaret Malcolm "Canmore" ('ceann' means head or chief and 'mor' means great) was the son of King Duncan I and went into exile in Northumberland when his father was killed by Macbeth

(in 1040 in Forres, Morayshire). With the support of the English King, Edward the Confessor, and his uncle Earl Siward of Northumbria, he defeated and killed Macbeth at Lumphanan in Aberdeenshire in 1057. Lulach, Macbeth's stepson, took over the throne but Malcolm killed him also in the following year.

Malcolm founded the dynasty of the House of Canmore

which lasted 200 years until the House of Stewart. By his first marriage to Ingebjørg he had two sons, Duncan II (who became king after Malcolm) and Donald. Ingebjørg was thee daughter of the norwegian earl Finn Arnesson at Austrått in Trøndelag. Her mother's father was a brother of the norwegian kings St. Olav (Olav Haraldsson) and Harald Hardråde (Harold Hardrada).

Following Ingebjørg's death, around 1069, he married Margaret

, the sister of Edgar Atheling. Edgar would have become King of England if William the Conqueror
from Normandy had not over-run the country. By this marriage there were six sons, three of whom (Edgar, Alexander and David) would become king.

Margaret Chapel Margaret introduced English customs and language into the Scottish court and church procedures but she never learned Gaelic, which was spoken by a substantial number of Scots at that time. Her son, King David I, built a small church within Edinburgh Castle

dedicated to her memory. St Margaret's Chapel (pictured here) is now the oldest building in the castle.

The large number of English exiles who had gathered in the court and raids by Malcolm into Northumbria and Cumbria became a concern to the English King William who marched north. Malcolm was forced to submit and sign the Treaty of Abernethy in 1071 and agree to his son Duncan becoming a hostage in England.

Even so, Malcolm made two more raids into England in 1079 and 1091, and again he lost and had to submit to the English king. After the English had driven out the Scots from their hold on Cumbria, Malcolm led a final incursion in 1093. This led to his defeat and death at Alnwick. His son and heir Edward died in the same battle and Queen Margaret died in Edinburgh Castle, four days later. Margaret was later canonised for her patronage of the church.


 

Puoti Canmore  von ComnenoPoti  Paleologo

Dinastia Canmore o Potior discendenti del nipote di Re Desiderio e della regina Ansa Re Poto figlio di Re Adelchi e di Gisla Heristal . Il ramo dei Potior Canmore si stabili' in Gran Bretagna ed in Scozia , da cui deriva anche la linea di Isac Canmore o Comander detto il Comneno dalla fortezza di Komne presso Bisanzio (Castrum Poti o castello di Poto fondato dal figlio di Adelchi che a Costantinopoli muto' nome in Flavius Jovius Teodatis Patricius Bisancii)


Children of
Crinan (Cronan) "The Thane" Canmore, of Dunkeld (980-1045)
and Bethoc (Beatrice) MacAlpine of Scotland (984-1045)
(See 30, 29, 28 generations back)

1:00 AM

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Prof. Umberto dei Liberti ha detto...

"Principi Puoti Pronipoti di Re Desiderio. a cura Prof. Vittoria Colonna"

Prof. Umberto dei Liberti ha detto...
Re Canuto (ossia figlio di Poto-Can Poto o potere

 significa anche vecchio da cui seniore . Significa anche brillante da Kas(sanscritto) brillare ,ossia Auril Avril)Jhonn Poto Canuto o Seniore e' Giovanni Puoti , il ramo inglese , mentre il ramo bizantino di Re Poto e' Comneno di Poti e Paleologo o Gerontes , da cui seniore

Infine sulla presenza di Rogerio Paleologo a San Mauro Cilento
esiste il diploma di Ferdinando d"Aragona Re di Napoli del 6 ottobre
1463 nel quale il Sovrano concede a Rogerius Paleologus des  Potus 
come "devoto e illustre figlio di Thomas Despotus  Moreae", le
rendite di alcuni terreni attorno alla Chiesa di San Mauro Cilento.
Diploma pubblicato tra gli altri anche in "The Palaeologos Family",
Malta, 1985, da Charles A. Gauci e Peter Mallat, che a pag. 22 ne
danno anche la riproduzione fotografica.e


Fonti
Antologia delle fonti altomedievali
a cura di Stefano Gasparri
e Fiorella Simoni
con la collaborazione di Luigi Andrea Berto

© 2000 – Stefano Gasparri per “Reti Medievali”


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XI
L’età vichinga
10. Il Regno danese di Inghilterra
(A) Wulfstan, Omelie, pp. 116, 119-120.
(B) Gesta del re Canuto, SRG, 11, 15-16, 18-19.
In Inghilterra alla metà del decimo secolo la presenza scandinava sembrava non creare più preoccupazioni ad una ormai forte monarchia anglosassone. Il figlio di Etelstano, Edgardo (959-975), faceva assumere alla monarchia i caratteri sacrali conferiti dall’unzione mentre veniva introdotta nel regno la riforma monastica che ebbe tra i più insigni rappresentanti il già citato abate Aelfrice l’arcivescovo Wulfstan. Poco dopo però nuovi attacchi vichinghi colpirono l’isola senza trovare resistenza da parte del figlio di Edgardo, Etelredo detto lo Sconsigliato (978-1016) divenuto re appena decenne. II volgere del millennio portò all’Inghilterra saccheggi e devastazioni, a stento contenuti da reiterati pagamenti. Ma Etelredo fece di peggio che pagare: per la notte del 13 novembre 1002 organizzò un massacro dei Danesi che vivevano in Inghilterra, provocando una serie di incursioni di rappresaglia. Sfibrati da una situazione insostenibile – che ci è descritta in una omelia di Wulfstan (A) – gli Anglosassoni finirono per accettare come re il danese Sven Barbaforcuta (1013-1014) mentre Etelredo si recava in esilio con la moglie Emma ed i figli.

Nel 1016 diveniva re il figlio di Sven, Canuto (m. 1035) che sposava Emma rimasta nel frattempo vedova di Etelredo. Abilità politica e circostanze fortunate portarono Canuto a costituire un impero che comprendeva l’Inghilterra, le isole a nord della Scozia, la Danimarca e la Norvegia. Il regno di Canuto, che era cristiano, è rimasto nella memoria del suo paese adottivo come un regno di pace, prosperità ed ordine. Incoraggiò questa memoria la vedova, Emma, che dopo, la morte del re, mentre cercava di instaurare un accordo tra i figli dei suoi due mariti, commissionò ad un monaco delle Fiandre un’opera – Gesta Cnutonis regis (1042) – dove si esaltasse il regno di Canuto porgendo contemporaneamente una versione idillica della loro transazione matrimoniale (B). In realtà Emma doveva poi morire in disgrazia, subito confinata in un monastero dal figlio Edoardo il Confessore (1042-1066), rimasto unico re alla prematura morte del fratellastro danese.


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(A) Carissimi, rendetevi conto della verità: il mondo precipita verso la fine, e quindi più passa il tempo più gli eventi mondani peggiorano.



[In primo luogo esamina le colpe dei cristiani, sudditi e governanti]



Tutti questi fatti ricordati sono gravi e terribili, capisca chi vuole. Eppure fatti ancora più gravi e svariati contaminano ora la nostra gente. Tradimenti e spergiuri dovunque, patti ripetutamente violati: è evidente, in questo popolo, che la collera del Signore ci sovrasta, se ne renda conto chi può.

E in realtà, la collera di Dio può forse provocare agli uomini un’onta maggiore di quella che continuamente ci colpisce a causa delle nostre malvagie azioni? Ad esempio, nel caso che uno schiavo fugga al suo signore, abbandoni la cristianità, passi ai Vichinghi, ed in seguito si scontri col thegn [1]: se lo schiavo uccide il thegn, non pagherà nulla alla famiglia dell’ucciso; mentre se il thegn uccide lo schiavo che prima era in suo possesso, pagherà il prezzo di un thegn. Per la collera divina, leggi di oltraggiosa viltà e tributi vergognosi sono ormai all’ordine del giorno tra di noi – capisca chi può – e molte disgrazie continuano a colpire questo popolo. Da lungo tempo non abbiamo più avuto alcun evento favorevole, né all’interno né fuori, ma abbiamo anzi subito dovunque devastazioni e persecuzioni continue. Per la collera divina da lungo tempo i Sassoni non hanno più riportato una sola vittoria e si sono lasciati completamente intimorire mentre, con il consenso di Dio, i pirati sono così forti che in battaglia un solo uomo ne mette in fuga dieci – qualche volta di più, qualche volta di meno – e tutto a causa dei nostri peccati. E spesso dieci o dodici pirati, l’uno dopo l’altro, oltraggiano la moglie di un thegn, o sua figlia, o una sua stretta parente, mentre il thegn, che prima si considerava potente, orgoglioso e coraggioso, rimane a guardare. E spesso uno schiavo fa prigioniero un thegn che prima era stato suo signore e, sempre a causa della collera divina, lo rende schiavo a sua volta. Ahimè quante sofferenze e quante pubbliche sventure sopportano ora gli anglosassoni, e tutto a causa della collera divina. Spesso due pirati, tre al massimo, trasportano da una riva all’altra schiere di cristiani di questo popolo accatastati insieme: segno di pubblica vergogna per tutti noi, se ancora fossimo in grado di provare vergogna. Ed invece tutte le sventure che subiamo, noi le ripaghiamo onorando coloro che ci tolgono l’onore. Li paghiamo in continuo e loro ci umiliano ogni giorno. Devastano e bruciano, saccheggiano, rubano, razziano sulle loro navi. Realmente, in tutti questi fatti, cosa appare se non una chiara e manifesta collera di Dio verso il nostro popolo?

Wulfstan, Omelie, pp. 116,119-120

[1] Cfr. sopra, capitolo 3, 12 (A), n. 2.


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(B) Per divina misericordia il forte eroe, Canuto, assunse il governo del regno, mise nelle posizioni appropriate i suoi seguaci e da allora fino alla morte resse pacificamente il regno degli Angli. […] Dopo aver messo ordine in tutto, non mancava al re che una nobilissima sposa. Comandò quindi di cercarla ovunque, per poterla ottenere legalmente ed associarla alla sua sovranità. Ambasciatori vengono mandati in regni e città a cercare la sposa per il re: si cerca per lungo e per largo ed infine si trova colei che è degna. La prescelta era dei territori della Gallia, e più precisamente della Normandia [1], era insigne per nascita e per ricchezze, ma soprattutto era superiore ad ogni altra donna del suo tempo per bellezza e prudenza, come si addice ad una illustre regina. Per tutte queste qualità il re aspirava molto ad averla, specialmente perché nasceva da una stirpe vittoriosa, che si era impadronita di una parte della Gallia a dispetto dei Franchi e del loro re. Ma perché mi dilungo? Il re manda a chiederla in sposa con doni regali e parole di preghiera. Ma lei rifiuta di sposarlo se lui prima non le promette con giuramento che – qualora Dio le conceda un figlio da lui – a questo figlio e non ad altri egli lascerà l’eredità del regno. Correva voce infatti che il re avesse avuto figli [2] da un’altra donna, per cui ella, pensando con prudente preveggenza ai propri, seppe con sagacia predisporre le cose a loro vantaggio. Piacque al re la risposta della fanciulla [3] ed alla fanciulla – ottenuto il giuramento piacque la volontà del re; e così, per grazia di Dio, Emma, la più nobile tra tutte le donne, diventò sposa del fortissimo re Canuto. Non molto tempo dopo, col favore di Dio, la nobilissima regina partorì un figlio [4]. […]

Come questo fanciullo crebbe, il padre, in piena prosperità, gli vincolò con giuramento il regno a lui soggetto, e quindi lo inviò con guerrieri scelti a ricevere il regno di Dania. Infatti Canuto, che inizialmente aveva il potere solo in Dania, era ora sovrano dei cinque regni di Dania, Anglia, Britannia, Scozia e Norvegia. Era inoltre divenuto amico degli ecclesiastici ed aveva con loro rapporti di familiare consuetudine, così che sembrava un vescovo con i vescovi per la cura della religione, un monaco con i monaci per l’umiltà della devozione. Difendeva i minori e le vedove, provvedeva agli orfani ed agli stranieri, conculcò le leggi inique ed i loro seguaci, promosse l’equità e la giustizia, costruì chiese e manifestò ad esse ogni rispetto, innalzò in dignità il clero ed i sacerdoti, ed impose ai suoi pace e concordia […].

Gesta del re Canuto, SRG, 11, 15-16, 18-19.

[1] Per tutelarsi da rivendicazioni della dinastia legittima, Canuto richiese la vedova di Etelredo, Emma, che era figlia di Riccardo I di Normandia e si trovava allora esule nella sua terra, presso il fratello, il duca Riccardo Il.

[2] Uno di questi figli di Canuto, Harald, riuscì infatti, alla morte del padre, a divenire per qualche tempo re di Inghilterra (1035-1040).

[3] L’autore dei Gesta scrive come se Emma non fosse mai stata sposata, ne avesse avuto figli.

[4] Hardcanute, nato nel 1019, re di Danimarca nel 1028, fu re di Inghilterra dal 1040 alla morte, avvenuta nel 1042.

2:44 AM

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House of Canmore

LIAM PATERSON

THE CANMORE dynasty began with a period of peace between Scotland and England. This was soon interrupted when the existing Anglo-Saxon line in England was overthrown by the Normans. The dynasty came to a close with the disastrous death of Alexander III, an event which led to Scotland's invasion by the English Edward I - the 'Hammer of the Scots'.

<em>There is some dispute as to some of the dates and names of the earlier kings of Scotland.  </em><br /><a href="/timelines.cfm?cid=1&id=41862005" target="_blank">View full diagram of all Scottish Monarchs 834-1290</a>

There is some dispute as to some of the dates and names of the earlier kings of Scotland.
View full diagram of all Scottish Monarchs 834-1290

Malcolm III (Canmore)
(1058-1093)
Malcolm gained the throne of Scotland by defeating both Macbeth and his successor Lulach in turn. After making an alliance with England, he soon found himself back at war with his southern neighbours when the Anglo-Saxon King Harold II was killed by the Norman William I at Hastings. After William's death, Malcolm continued to go to war against his successor, William II, but was killed in battle along with his eldest son. This meant that his brother Donald gained the throne.

Donald Ban (first period of rule)
(1093-1094)
Donald Ban (meaning white or fair) was the brother of Malcolm III. He was aged around 60 when he claimed the crown, but was deposed a year later by Malcolm's son, Duncan, who regarded himself as the rightful heir.

Duncan II
(1094)
A son of Malcolm III and grandson of Duncan I, Duncan II spent a period imprisoned in England before returning to drive Donald Ban (his uncle) out of power and take the throne for himself. But it all went awry when he was slain at the subsequent Battle of Monthechin.

Donald Ban (second period of rule) and Edmund
(1094-1097)
After being deposed, Donald joined forces with his cousin Edmund who was a son of Malcolm. They killed Duncan and together ruled Scotland (Donald in the north and Edmund in the south), although it appears that Donald may have never actually been crowned. Eventually the duo was deposed by Edmund's brother Edgar.

Edgar the Peaceable
(1097-1107)
Somewhat unusually for the period, Edgar appears to have been both unmarried and childless. He was succeeded by his brother Alexander.

Alexander I (The Fierce)
(1107-1124)
Alexander inherited the throne from Edgar, but only ruled north of the Forth and Clyde since his younger brother was granted the Lowlands as his own earldom. Although said to be a man of strong religious feelings, he nevertheless earned his nickname through suppression of insurrection in areas of his kingdom. Like Edgar, he died childless.

David I (The Saint)
(1124-1153)
The last of Malcolm Canmore's sons to be crowned. David took possession of the entire Scottish kingdom upon the death of Alexander. A religious man who founded several bishoprics and monasteries, he nevertheless twice invaded England, but suffered defeat at Cutton Moor. Unlike his predecessors he was able to produce an heir, Malcolm (one of four children).

Malcolm IV (The Maiden or Milk Maiden)
(1153-1165)
Said to be an ineffective and weak ruler (The Maiden was not an affectionate term, it seems). Died childless.

William (The Lion)
(1165-1214)
William's reign was a long one (an achievement itself in those turbulent times) and was notable for several reasons still relevant to Scotland today.

  • The Flag. Scotland's royal standard is the red lion on a yellow background, a flag used for national identification by Scots as often as the saltire (St.Andrew's cross). This standard was incorporated into the Royal Standard still in use today by Britain's reigning monarch.
  • The 'Auld Alliance' Scotland has a long history of co-operation with France against the common enemy - England. William was thought to be the first king to formalise this agreement (which also included Norway, though to a lesser extent). Along with military assistance, it also gave citizens of Scotland and France dual nationality (this lasted until the 20th century!) and introduced Scots to French influences in legal, culinary, architectural and linguistic fields.
  • A separate Scottish church The Popes of the time appear to have been supporters of William. In 1192, the separate identity of the Scottish church was recognised (this was previously under the authority of the Archbishop of York), and its independence assured. Scotland retains an independent church to this day.

Alexander II
(1214-1249)
Alexander seemed to spend most of his reign involved in various conflicts. Apart from getting involved in the English noblemen's struggle against King John, he also set out to crush revolts in Argyll and Galloway. When he set out to pacify the Western Isles (which were still allied to Norway to some extent) he caught a fever on the march and died. The subjugation of the Isles was left to his successor Alexander III.

Alexander III
(1249-1286)
Alexander's most notable achievement in life was nullifying the threat of the Vikings in the Western Isles of Scotland after the Battle of Largs in 1263. Although not a total defeat for the Vikings, they were unable to make any headway on the Scottish mainland and their king died on the voyage home. The Norwegians were subsequently forced to concede the Western Isles and the Isle of Man, under the treaty of Perth in 1266. Alexander's reign is also notable for the perilous state that it was left in by his accidental death in 1286. This led directly to the invasion and subjugation of Scotland by Edward I of England, which in turn led to the resistance of Wallace and Bruce - the most celebrated period in Scotland's long history.

Margaret (Maid of Norway)
(1286-1290)
Margaret inherited the crown as an infant since Alexander's death left no clear adult heir. The implications of having an infant monarch led to the Scots nobles asking the English king Edward I to intervene. His solution was to have Margaret marry his own son under the Treaty of Birgham. Unfortunately, The Maid died on the sea voyage to Britain, leaving Scotland in perilous state - a state that Edward was only too keen to exploit to his own ends.

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Last updated: 16-Feb-05 14:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

             Paleologo Comneno di Poto

                                Poto Paleologo 

                          o Poto Geronte -

                            Poto  Seniore 

Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet Pali-Puoti 

 

                 Dinastia PALEOLOGO Comneno Angelo Ducas  detti anche Poto - Puoti 

 

Puoti o  POTO- Comneno -PALEOLOGO

La Dinastia Comneno(Comander o Despota)deriva da Flavio Isacco di  Comne o Castrum Comne o Castrum Poti, figlio di Adelchi , nei pressi di Costantinopoli. L'antica fortezza  prendeva nome da Poto che unitamente al padre Re Adelchi , dopo  la sconfitta dei longobardi , si rifugio' a Costantinopoli, presso la cugina Irene di Bisanzio.Ivi muto' nome in Flavius Potior Iovius Teodatis Patricius Romanorum et Bisantii, in memoria della sua ascendenza da Costantino, Potior Valens Valentiniano e Galla Placidia , (vedi ritratto avi croce di Re Desiderio a Brescia)

Paleologo- significa  Potior 

Pale - vecchio- Potente o Seniore -

olo sommo  , tutto (quindi piu' potente , o piu' vecchio, in senso di autorita', quindi Potior )

go- gene  o linea 

Pale , radice di Antico , Vecchio.In greco , la eta finale   si pronuncia i  e significa anche "Fior di farina"Poti "Polenta "ed e' epiteto di Demetra , dea del frumento .

Potos indica Coppa , ma anche Pothos Desiderio , interscambiabile con Venere, spesso indicata ,alternativamente a Demetra ,come Dea del frumento e della fertilita'. Potos e' anche il vaso d'argilla a forma di Paleo, detto anche plemocoe e Demetra   era detta Potna, ossia Veneranda , Augusta o POTIOFORA.Ne discende  che Paleologo evoca sia il Geronte, ossia il Seniore  che significa oltre che vecchio, autorevole che grano , frumento , coppa della fertilita'  di Venere,interscambiabile con Demetra.  Poto, nipote di Re Desiderio e' Pothos , nome greco di Re Desiderio, deto anche Daufer  che traduce ex Au Freya , ossia da Venere(Venus Pota e' Venere vincitrice , mito di Eracle vincitore, , da cui Staufer (gli Hohenstaufen discendevano da  Hildegard 

Dauferia o ex Freya , Staufer , linea femminile  di Re Poto.

 (avito nome dei Puoti ossia Des Pota o despot Sovrano bizantino. Fu proprio Flavio Isacco a coniare con il rango  Despota ,il nome intercambiabile per la  dinastia Comneno , che significa anche  coppa del Potente, linea di Poto o coppa del vino o coppa rossa , linea di Enea,  o Porfirogenito-

 

Imperatori Comneno di Poto (Puoti)


 

 

 

 

11. L’imperatore Manuele   I Comneno di Poto(e la moglie)
Minuatura di Manuele I

Miniatura, sec. XII (1125 ca.)
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica, cod. Vat. gr.1176, f. IIr.

Manuele Comneno, in piedi su un suppedion (il cuscino rotondo su cui i sovrani appoggiavano i piedi), ha alla propria sinistra la moglie Maria, figlia di Raimondo di Poitiers e di Costanza di Antiochia. Ai lati e al centro le iscrizioni: “Manuele Comneno in Cristo Dio fedele basileus porfirogenito e autocrate dei Romani” e “Maria la piissima augusta”. L’imperatore indossa una tunica color porpora e il loros. Nella mano sinistra porta l’akakia (il sacchetto contenente polvere di tombe) e nella destra lo scettro. In capo ha la corona chiusa da una calotta rigida ( il kamelaukion), che in età comnena diviene il copricapo ufficiale dei sovrani.

                            

                        Flavius Isacco Comneno  capostipite dei Comneno di Poto-                

-Castrum Komne ( Potens)-Costantinopoli- discendente di Poto , figlio di Re Adelchi che a Costantinopoli muto' nome in Flavius Augustus Jovius Teodatis Patricius Bisantii.

 Piero della Francesca: La flagelación. Piero della Francesca: La flagelación a
C. 1453. 58.4 x 81.5 cm. Oleo y temple sobre tabla.
Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Al centro, il Porfirogenito biondo Tommaso Paleologo ,

in tunica  rossa , avo di 

iovanni  ed Alfonso Poto    Paleologo o Geronte  o Poto Seniore.

                                                                                                      Isaac Comneno Castrum Poto  Komne emperador.

    

 \\                                                              

Green Princes Trust

Worms 
Cappella Avril de Saint Genis (Saintonge)

Crittogrammi del nome arcano degli Hohenstaufen 

Staoper Friius Staufer Freya -dinastia di Venere(Aprhros Aprile  Avril) (Fortis ,nella mistica  del Graal

Motto "Fortis Renascitur proles"

"Semper Virens "


                                                                                                                         

Dynasty Avril de Burey d'Anjou de Saint Genis Saintoge, en Dauphinèe

Armes  des Avril de Burey Anjou  Saint Genis(Aprile di Buren Hohenstaufen  Plantagenet Sancta Propago)

SAIR Principe Giuseppe  Aprile di Buren Hohenstaufen Anjou Plantagenet   (Avril de Burey  d'Anjou) 

Puoti Comneno di Costantinopoli e Castelpoto Canmore 

Sebastocrátor

Dinastia Augusta Imperiale Comneno Paleologo  di Poto 

Dinastia  Imperiale Poto o Puoti

]

                                                                                     

H.I.R.H. Princess Filly   Allegro de Hochstaden de Hostade

 madre di Yasmin

                                                                           

                                             

Corona Teodolinda                           

 

Curtis Langobardorum  Castrum Poti-Puoti ,or Puoti  of Canmore Palace )

                                                                                 

 

 

 

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La Principessa Yasmin von Hohenstaufen è ultima discendente diretta del ramo legittimo ed imperiale Anglosvevo dei discendenti di Federico, figlio di Federico II e della terza moglie Isabella d'Inghilterra, pronipote di Aymar  Avril de Burey Anjou de Saint Genis Hohenstaufen Plantagenet 

i Principi AVRIL de Burey d'Anjou (Veiblinghen von  Hohenstaufen Anjou) C.E.G.F. CENTRE D'ENTRAIDE GENEALOGIQUE DE FRANCE 3, rue de Turbigo, 75001 PARIS Tél: 01.40.41.99.09  Fax: 01.40.41.99.63.

SAIR la Principessa Yasmin Aprile di Burey d'Anjou von Hohenstaufen Puoti discende dalla Dinastia degli Imperatori Potior Valens Valentiniani da cui Re Desiderio. ( La Genealogia dei Principi Puoti è riportata per esteso nella sezione "Corpus Saecularium Principum, Archivio Storico", per un breve compendio -click here-). Blasonnement -CLICK HERE-

I Principi  Avril de Burey d'Anjou Hohenstaufen Plantagenets, (figli di Federico Avril (Veiblinghen) Burey Anjou , Re di Sicilia, Gerusalemme Italia e Germania)di Isabella d'Inghilterra e di Federico II non vanno confusi con gli Avril de Valencia (vedi Zurita) ramo dei discendenti di Costanza  , sorella di Manfredi, sposata all'imperatore di Nicea Vatace e di Federico fratello di Costanza d'Aragona, figlio di Manfredi, rifugiatosi in Egitto,accolti con grande affezione e rispetto posero stanza  in Valencia , ove ebbero terre e castelli e principati, seguendo poi gli Aragone in sud Italia  i Principi-Duchi Aragonesi e Baroni Italiani  APRILE DI PALERMO -CLICK HERE-, da cui un ramo a Valencia, Caltagirone e nelle Puglie.

 

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Da Ass. Press:eccezionale scoperta della principessa Yasmin
I due sovrani , anonimi  Scheletri giganti ,sono figli di Re Poto, nipote  di Re Desiderio,  i Principi di Castelpoto , antenati della principessa Yasmin( Anche Re Adelchi, figlio di Re Desiderio, secondo le cronache era circa due metri, come Poto ed i suoi figli. Il padre e gli zii della principessa Yasmin erano alti circa 1,90)
Scoperta Eccezionale della Principessa Yasmin von Hohenstaufen . I due scheletri giganti di Trezzo d'Adda, Ansvaldo e Rodchis sono  due Sovrani, figli di Re Poto , i quali erano anche Principi di Castelpoto, o Catrum Potens , fondato da Re Poto, duca e Principe di Castello Potonis. in Provincia di Benevento! Le Tombe furono preservate dal Barbarossa , in quanto erano i suoi antenati, non solo attraverso la madre Giuditta di Baviera(Liutperga , zia di Poto aveva sposato il Duca di Bavaria), ma anche attraverso i Duchi di Spoleto, nipoti di Desiderio. l'Avo del Barbarossa,  Federico di Buren  che aveva sposato  Gertrude Hildegard Gisela der Vaibil,  , dinastia  della Regina Ansa e di Re Desiderio, linea dei Re Pendagrom Caractaco del Galles , ex Aufen (de Poto o Staufen ovvero della Coppa, , Beinstein Saintonge o Wittemberg)
I due Sovrani Ansvaldo e rodchis erano figli di Re  Poto che aveva sposato Gisela der Vaibil von Schwaben , dinastia  da cui discendeva lo stesso Barbarossa, Regia Stirps Waiblinghen. Re Poto era figlio di Re Adelchi e della Regina Gisla sorella di Carlo Magno. I figli Ansvaldo Poto II e Rodchis  avevavo la medesima dignita' e rango  regale di Re Adelchi, secondo l'uso longobardo!
Princess Yasmin , nel volume Historia Potorum ed.
Alke', presentato a Saint Genis , svela l'enigma
dell'anello sigillo di Ansvaldo esposto nella
Mostra:il Futuro dei Longobardi a Brescia!

I due scheletri giganti di Trezzo d'Adda, sono
antenati del Barbarossa e nipoti di Re Desiderio!
I segreti del Castello  del Barbarossa a Trezzo
d'Adda.
Il nome Barbarossa  , ovvero radice di  rame (in
alchimia e' Cuprum simbolo di Venere , ovvero radice
di Venere, traduzione di Veiblinghen o Anthesterion o
Aprilis)

Princess Yasmin fa luce  sull'enigma  dell'anello di
Ansvaldo, esposto nella Mostra il Futuro dei
Longobardi a Brescia. Da Tale anello, copia di altri
identici sigilli, rinvenuto negli archivi della nonna
Principessa Giovanna Puoti di Comneno Hohenstaufen
Avril de Burey d'Anjou  Plantagenet , risale
all'identita' di Ansvaldo e dei due scheletri giganti
nel Castello di Trezzo d'Adda:sono rispettivamente il
Principe  Ansvaldo , figlio  di Re Poto, che ha il
nome del fratello diPpoto ,Vescovo di Brescia, alto
circa due metri ed il fratello Rodchis , altissimo ,
il cui vero nome era Rodalchis.

Eccezionale scoperta  della Principessa Yasmin von
Hohenstaufen, l'archeologa scienziata che ha fatto
luce su due secoli di buio della sindone ,
individuando in una cappella di famiglia le Bende di
Cristo!La Principessa Yasmin discendente diretta di
Federico II ed Isabella d'Inghilterra, attraverso la
madre ed i nonni paterni e materni e' la diretta
discendente di Re Poto , nipote di Re Desiderio e
figlio di Re Adelchi. che risolve l'enigma dell'anello
  di Ansvaldo esposto nella mostra Il Futuro dei
Longobardi e l'dentita' dei due scheletri  scoperti
nel 1978 negli scavi del Castello del Barbarossa a
Trezzo d'Adda -
Ansavaldo  e' il figlio di Re Poto, nipote di Re
Desiderio (Poto in greco significa Desiderio , il sui
rango secondo il diritto litingo bizantino era Jovius
detto Baudo ,  come riporta il Manzoni nell'Adelchi,
parlando di Baudo, duca di Brescia, nipote di Re
Desiderio e figlio di Re Adelchi).Ansawaldo Poto
commemora infatti l'agalmonia del nonno  Poto o
Desiderio e della nonna Regina Ansa, discendente dei
Re Pendagrom del Galles Caractaco -Rodchis altissimo,
piu' di due metri , e' uno dei figli di Re Poto . Il
nome Rodchis  deriva  da Forza Rossa :Rod ruggine o
rosso ,Alkis  forte , Potente, chiaro riferimento alla
dinastia di Potens o Fortis-Boaz .E' dunque la
dinastia sicambrica merolitinga di Teodolinda, ,
Costantino, potior Valens Valentiniano , da cui
discendeva Re Desiderio (in Greco Pothos)- Trattasi
dell'agalmonia della Gens Potitia  custode dei misteri
di Ercole, detta dei Giganti. Infatti Adelchi, come
riportano  le cronache longobarde era circa due metri,
come i figli: Re Poto, il Vescovo Ansvaldo e
l'imperatrice Ageltrude , duchessa di Spoleto- Da tale
dinastia discendeva per linea materna il Barbarossa ,
la cui madre Giuditta era pronipote di Re Poto e della
Regina  Ageltrude di Spoleto.
Si comprende cosi' perche' tale Castello fosse
particolarmente caro al Barbarossa , il quale a
dispetto delle sue  sfide alla lega Lombardam ,
discendeva per linea materna proprio dai Re Longobardi
che alla Lombardia avevano dato il nome.

Fondazione Principi Puoti di Comneno Hohenstaufen
Plantagenet
ANELLO DI RE RODCHIS  PRINCIPE di Verona , Brescia , Castelpoto, figlio di Re Poto, nipotre di Re Desiderio. La mano Benedicente e' dei Re Taumaturghi , dinastia Fortis , Boaz Alke o Potens (Vedere la Tomba di Yaesou Six Rex  nell'Abbazia Benedettina di  San Michele Avril de Saint Genis Saintonge ed il motto Fortis Renascitur Proles!Rinasce la Dinastia di Boaz o della Colonna Potente(Gens Potitia) .Redkis contrazione di Re Adelchis ossia della Dinastia di Adelchi o del Potente e o della Forza. Singolare la fattura della Barba e dei Capelli  che nella linea litinga   e' in iconografie triangolari . Red significa Rosso Alke' forza, ma la forza secondo la linea merolitinga di Re Desiderio era nei capelli e nella Barba. Da cio' deriva anche il culto di Barbarossa , quale nome ieratico di Radice rossa della Forza in quanto Redalchis   traduce forza rossa, ovvero nei capelli e nella Barba, secondo la mistica merovingia.L'iconografia  dello scettro riporta la P di Poto  (Pothos in greco traduce Desiderio)il nodo di Salomone e' la matrice della Stirpe Graalica di Davide, da cui discendeva Re Desiderio, pronipote di Costantino, Potior Valens  Valentiniano  -
I
Lo scettro del Sovrano Gigante Ansvaldo e' quello di Re  Poto  , contraddistinto dalla P di Poto rex Langobardorum  e dal  nodo di Salomone che  e' un totem della dinastia di Re Desiderio , in greco-bizantino Pothos -capostipite dei Principi Puoti -Nella Tomba  si trova anche l'anello che riporta il simbolo del  Granchio, che propizia la discesa nell'aldila'.
Le Tombe si trovano nel presidio del Castello di Teodolinda  a Trezzo d'Adda , antenata di Re Desiderio(stirpe merolitiingabavarese). Il Castello di Trezzo fu  presidiato dal Barbarossa  che ebbe particolare culto del presidio funerario. Re Rodchis  alto circa 2,50,  fu piegato nell sarcofago , in quanto  non conteneva  il Re gigante.(vedere riproduzione virtuale della salma nel sarcofago)

Barbarossa discendente di Re Desiderio(Daufer or Ex Aufer or  Staufer)   della Regina Ansa  e dei Duchi di Spoleto 
                                                           Abbazia di Santa Giulia -Brescia- Commemorazione della Regina Ansa

                    


                                                                                                         

PALAZZO Principi  MACEDONIO-discendenti dell'imperatore Macedonio, congiunti dei Principi Puoti Comneno di Poti o Castrum Potens (Comne)

Commemorazione del Principe  Leone Macedonio Vicere' delle Calabrie e della Consorte Principessa Puella o Eleonora Pulcheria  d'Aragona - Principi Macedonio von Aragona
CHIESA MACEDONIO - GROTTERIA- Palazzo Ducale   Macedonio  Sant'Antonio 13
Presidente Fondazione Principi Macedonio von Aragona
Principessa Rosemarie Macedonio Aragona Skanderbeg Puoti di Bisanzio Comneno Aprile di Buren Anjou Hohenstaufen

Castello Principi Duchi Macedonio  a Capriglia

http://www.bubbewine.com/12.htm

Palazzo ducale  del Principe  Nicola Macedonio  marhese di _Ruggiano  a Senerchiahttp://www.prolocosenerchia.it/lo%20stemma%20feudale.htm

 

     

Daughters :princess Joanna  , princess Rosemarie , princess Yasmin 

Principessa Giovanna Aprile von Hohenstaufen d' Avril de Burey  Anjou Macedonio  d'Aragona

Principessa Rosamaria Aprile de Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet Puoti  Canmore Macedonio d'Aragona Veruli von Saxen Coburgo Gotha 
 

Chiesa della regina   Maria d'Ungheria  Macedonio  madre di Re Ladislao  d'Angio'(Na)

Chiesa Macedonio  San Pietro a Fusariello Na

                                                                                               

                                      HOHENSTAUFEN                  PLANTAGENET

        

     IMG_3722.JPG
 Princess    Yasmin  Aprile  von  Hohenstaufen Plantagenet  vril deBurey Anjou  Puoti Comneno Canmore Hauteville und von  Hohenzollern

                                                                                              YASMIN  .

 

Βασιλεὺς Βασιλέων
Βασιλεύων Βασιλευόντων


 

ORIGINE di VILLA di BRIANO-La REGGIA di RE POTO ( il Longobardo,dalle lunghe lance,Ferramanu, da cui Frignano) - La Dinastia dei Potientiores e protonobilissimi  Poto deriva  dal Casato longobardo Bizantino di Re Poto , nipote di Re Desiderio e figlio di Re Adelchi  che a Costantinopoli muto' nome secondo il suo rango di discendente degli imperatori Costantino , Potior Valens Valentininiani, e Galla Placida . Adelchi si  chiamo' Flavius Jovius Teodatis Patricius   Augustus Potior, come il figlio Poto, principe e despota di Bisanzio. Tale dinastia fondo ' la fortezza  di Castrum Potens ,detta anche Comne .(Ovvero Onnipotente ,Potente   o Re  Sacerdote)

 La linea dell'imperatore  Giovanni  Maria Comneno di Poti (Georgia) e' quella di 
Giovanni  Maria Poto ed Alfonso Poto seniore che appare, nella seconda metà del XV secolo, da cui i  protonobilissimi  principi  e patricii Romanorum  Poto  detti Puoti  da Castello Puoti o Castelpoto(Bn)

L'Imperatore Giovanni Comneno di Poto  o Poti,(figlio di Giovanni) ,despota di Trebisonda, detto Seniore  , fu inviato come ambasciatore, dallo zio Davide Comneno, nella Repubblica Marinara di Amalfi :L' Ambasciatore Giovanni Maria , ad Amalfi, figlio dell'imperatore Comneno di Poti (Trebisonda) e' capostipite dei Poto o Poti di Salerno,Caserta ,Benevento, derivati da Poto figlio di Re Adelchi che, a Costantinopoli ,aveva mutato nome in Flavius Jovius .Tale linea e' consanguinea con quella di Potone ed Adelchi , nipoti di Re Radelchi, zio di Poto , nipote di Re Desiderio. Infatti Radelchi aveva sposato Anseperga , figlia di Re Desiderio.
Dai Poto Comneno derivano I Puoti  von Comneno Canmore  Hohenstaufen  Aprile ,Avril de Burey Anjou Plantagenet Hauteville Veruli von Saxen Coburgo Gotha Macedonio d'Aragona
Il volto di Cristo-Reliquia di Re Desiderio

CORTE BIZANTINA LONGOBARDA del DESPOTA POTO di BISANZIO(REX LANGOBARDORUM)-IL PRINCIPE  Vincent Aprielev Burey d'Anjou Hohenstaufen Buren di Curlandia  PUTIATIN DI ODESSA e COSTANTINOPOLI Yussupov

da S.Pietroburgo a Palazzo dei Principi Puoti Obrescoff di Frignano(Villa di Briano)1873.I Principi Puoti di  Costantinopoli cugini dei principi Putiatin Yussupov  di Odessa 

Sant'Elena

 

I Principi Puoti discendenti di Costantino. L'arma e' un leone  azzurro domato dal braccio , in ricordo di Costantino che sconfisse  il leone.

Frignano ,da cui Corte delle LUNGHE LANCE-FERRAMANU. FREYANBURG-BORGO di VENERE AVRIL, FREYA, mito degli antenati dei Puoti e degli Aprile di Saint Genis Saintonge detti Beinstein Hohenstaufen).Re Poto,discendente dall'Imperatore Potior Augustus Teodosius Valens(Gens Potita), era nipote di Re Desiderio.La sua Dinastia, attraverso L'ImperatriceGallia Placida, figlia dell'Imperatore Potior Teodosius  Valentiniano,sposa dell'Imperatore Costanzo, era connessa alla linea di Costantino (Gens Potitia), il quale tramandò i suoi Poteri e Carismi ai "Reges Potentiores", ossia Potior Valens, nonchè il culto di Heracles Invictus, o "Sole Invictus", del serpente azzurro o Drago, il Culto di San Michele e San Giorgio. Quest' ultimo, Patricius Romanorum, apparteneva alla Gens Potitia. Profonde interconnessioni esistono tra l'anamnesi sicambrica, Visigota, Merovingia, Litinga del Culto del Genoma del Graal, tutte riconducibili comunque alla Dinastia detta degli Uriel, cui apparteneva la Gens Potitia o Dinastia della Luce, da cui ebbe origine anche Rjurik, San Vladimiro, i Koskin-ossia Grifone, o KosKa -ossia Venere, i futuri ROMANOV. Tutte linee la cui culla era la Stirpe Avril de Saint Genis Saintonge che si riconnette alla Linea Visigotica atraverso la Madre di King Alarico Verulis, ossia Anarnia von Gothard figlia di King Clovis, da cui discendono i Principi Puoti Putiatin.

Pothos(Gens Potita) significa anche Desiderio.(Da Venere Pota o Pothos -Eros)



  Imperatore Giovanni II Comneno di Poti in Georgia(Puoti), antenato della Principessa Giovanna Puoti di Costantinopoli , madre del Principe Giuseppe Ludovico Landolfo (Ludwig)  e nonna della principessa Gelsomina  Yasmin .

               

 

Abbazia  Avril de Saint Genis ( Niphi Nero' )

Santa Progenis o di Venere ossia Signora dell'Acqua) Provenza 

Capitello Staoper Friius o Freya  poi 

Staufer  -in Svevia Veiblinghen Hohenstaufen 

Avril  de Saint Genis de Niphi .Nero'. 

 d'or a l'aigle de sable


   

Principe Giuseppe  von Hohenstaufen Aprile di Buren Anjou 

Avril de Burey Plantagenet Puoti Comneno Canmore

A

 

                    

       

S.A.I.R.Giuseppe Aprile di Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet Avril de Saint Genis d'Imavrincourt  Niphi Nero' Puoti Comneno Canmore von  Putiatin Bariatinskji, (Figlio della

LOMBARD KINGS
by RdavidH218@[EMAIL PROTECTED] (david hughes) Jun 21, 2004 at 06:28 AM


b. Adelchis (d788), son of Desiderio, 24th & last Lombard King, had
issue & was the ancestor of an Italian noble house Princes Puoti von Heristal Hohenstaufen Plantagenet Aprile von Buren Anjou, descendants from King Poto, son of King Adelchis, last King of Lombards


THE LOMBARD KINGS OF ITALY

legend: the Lombards (also called Langobards) (originally called the
Winnili tribe) migrated from Scandinavia to the European Continent
under the brothers Ibor (Ebbe) and Agjo (Agio), the two sons of
Gausus, who gave the Gungingi Dynasty its name. Agjo was the father of
Agila, aka
01. AEgelmund, "1st" King of Lombards. The name of his wife and queen
is recorded to have been Gambara. They were childless. Here enters the
story that a prostitute gave birth to a boy and threw him into a pond
to drown, when King AEgelmund and Queen Gambara happened to ride by
and rescued the boy and adopted the abandoned infant, whose name was
02. Lamicho (Lamissio), who succeeded his adoptive father as King of
the Lombards. His dynasty ended in an heiress, who married the Balthae
Prince Letho (Lethu), from whom his descendants were called the
Lethinge Dynasty. The Balthae Prince Letho may also be identified with
King Chlodio of France.
-------------------------------------------------------------------------------
03. Letho, Balthae Prince, King of the Lombards [founder of the
Lethinge Dynasty of Italy]; identified with King Chlodio of France
=1 the Frankish heiress [her 2nd =]; he =2 the Lombard heiress
issue of 1st wife:
a. Lotric (Clodric) (d451), who warred with half-bro Merovee [same
mother] over the Frankish throne
b. Hildeoc [4], id. with King Childric I of France & Lombardy
c. Gudeoc [5], id. with Guntheric of Burgundy & Lombardy
issue of 2nd wife:
d. Claffo [6], King of Lombards
e. Utfora, prince, had issue
04. Claffo, [6th] King of Lombards
issue:
a. Tato, 7th Lombard King
b. Winta (Winichis) (Zuchilo), Prince (below)
c. Pero, Prince
05. Winta (Winichis) (Zuchilo), Prince (above)
issue:
a. Pissa, poss. id. with Cissa of Sussex (below)
b. Waccho, 8th Lombard King (d540) (below)
c. Vecta, poss. id. with Wecta of Kent
---------------------------------------------------------------
06 Pissa, poss. id. with Cissa of Sussex (above)
= Menia [or Adela]
issue:
a. Audoin, 10th Lombard King (below)
--------------------------------------------------------------
07 Audoin, 10th Lombard King (above) (d565)
=1 Rodelinde, dau of Ermenfrit of Thuringia & Amalaberga, the dau of
Amalafreya, the sis of Theodoric "The Great", Ostro-Goth King of Italy
=2 Visigarde, his cousin, wdw of King Thibert I of France, &, dau of
[his father's bro] Waccho, 8th Lombard King (see)
issue of 1st wife:
a. Alboin, reckoned "1st" Lombard King of Italy 572 (below)
b. Masane (dau)
= Cleph (Cleophis) (Klef), 2nd Lombard King of Italy 572-574 [son of
Beleo], & begot Autharic, 3rd Lombard King of Italy 584-590
c. [name] (dau)
= Zottone, Duke of Forum Iulii, bec "1st" Duke of Benevento 571
d. [name] (dau)
note: if the Lombard Prince Pissa is identified with Cissa of Sussex
then this daughter would be the Sussex heiress Alhilda, who, married
to a native British regional-king, remained in Britain in 541 when her
"barbarian" family was expelled from Britain by the British
Celto-Romans
-------------------------------------------------------------------
08 Alboin, reckoned "1st" Lombard King of Italy 572 (above)
=1 Clotsinde of France; =2 Rosamunde (Rosalinte), a Gepidae pss
issue of 1st wife:
a. Alpsuinda (dau)
--------------------------------------------------------------------
06.Waccho, 8th Lombard King (d540) (above)
=1 Ranigund, a Thurgingian pss; =2 Austrisa (Austrigusa), a Gepidae
pss; =3 Salinga, a Heruli pss
issue of 1st wife:
a. Visigarde (dau)
=1 Thibert I, King of France (d548); =2 Audoin, 10th Lombard King [his
2nd = too]
issue of 2nd wife:
b. Valdarada (Walderade) (dau) (below)
issue of 3rd wife:
c. Waltari, 9th Lombard King (d546)
-------------------------------------------------------------------
07.Valdarada (Walderade) (above)
=1 Thibaut, King of France; =2 Clothaire I, King of France; =3
Garibald I, King of Bavaria
issue of 1st husband:
a. Theudelinde (Theodelinda) (Thilinda) (dau) (d625/7) (below)
-----------------------------------------------------------------------
08: Theudelinde (Theodelinda) (Thilinda) (dau) (d625/7) (above)
=1 Autharic, 3rd Lombard King of Italy 584-590, son of Cleph (Klef)
(Cleophis), 2nd Lombard King of Italy, &, wife, Masane, sis of Albion,
"1st" Lombard King of Italy
=2 Agilulfo, 4th Lombard King of Italy 590-615
issue of 2nd husband:
a. Adaloald, 5th Lombard King of Italy 615-624 abd (d626), begot a
single son [Faroaldo] (d611)
b. Gundiperg (dau) (below)
----------------------------------------------------------------------
09: Gundiperg (dau) (above)
=1 Arioaldo, 6th Lombard King of Italy 624-636; =2 Rothari, 7th
Lombard King of Italy 636-652
issue of 1st husband:
a. Gundoald, Duke of Asti (d641), father of Ariperto I, 9th Lombard
King of Italy 653-661
issue of 2nd husband:
b. Rodoald, 8th Lombard King of Italy 652-653
---------------------------------------------------------
10. Gundoald, Duke of Asti (d641)
11. Ariperto I, 9th Lombard King of Italy 653-661
issue:
a. Perctarit, 10-A & 13th Lombard King (below)
b. Godeperto, 10-B, co-king 661(below)
c. dau
= Grimoaldo, 11th Lombard King 661-671[his 2nd =], father of
Garibaldo, 12th Lombard King 671-674
-----------------------------------------------
12. Perctarit, 10-A & 13th Lombard King 661 & 674-686/8 (above)
= Rodelinde
issue:
a. Cuincpert, 14th Lombard King 686/6-690 dep (d700), who, of his
wife, Hermelinde of England, begot Liutperto, 15th Lombard King 700
dep (d702)
b. Vigilinda (dau)
= Grimoaldo [II], Duke of Benevento
--------------------------------------------------
12. Godeperto, 10-B, co-king 661 (above)
= Ragnatrude of East Anglia
issue:
a. Ragimpert, 16th Lombard King
b. Regintrude (dau) (below)
= Theodo II, King of Bavaria
-----------------------------------------------------------------
13. Ragimpert, 16th Lombard King 700-1
14. Ariperto II, 17th Lombard King 701-712 dep
issue:
a,b,c. 3 sons
d. Ratberg (dau) (below)
-----------------------------------------------------------------------
15. Ratberg (Redburh), dau of King Ariperto II (above)
= Pemmo, son of Billo, a Lombard duke
issue:
a. Astolfo, 22nd Lombard King; [also] reckoned "1st" King of Italy
b. Ratchis, 21st & 23rd Lombard King
---------------------------------------------
16. Astolfo, 22nd Lombard King 749-756; reckoned "1st" King of Italy
752 upon his abolishment of the Byzantine Exarchate
= Giseltrude, sis of Eutychius, last Exarch of Ravenna 728-752 deposed
issue:
a-e:_five_daus_[all_nuns]
------------------------------------------------------- 
16. Ratchis, 21st & 23rd Lombard King 744-749 abd & 756
= Tasia, sis of Ildeprand (Hiltiprand), 20th Lombard King, & Ansia,
wife of Desiderio, 24th & last Lombard King
issue:
a. Vastrada, one of the many wives of Charlemagne & the mother of his
daughter Ratperg (Redburh), wife of the English Bretwalda Egbert of
Wessex
----------------------------------------------------------------
13. Regintrude, dau of Lombard King 10B Godeperto (above)
= Theodo II, King of Bavaria
issue:
a. Thedebert (d722) (below)
a. Theodorata (dau) (below)
---------------------------------------------------------------------
14. Thedebert (d722) (above)
issue:
a. Swanhild
= Charles "Martel", Duke of France
b. Guntrude
= Liutprand, 19th Lombard King
--------------------------------------------------------------------------
14. Theodorata (above)
= Ansprand, 18th Lombard King 712
issue:
a. Liutprand, 19th Lombard King 712-744
= Guntrude [cousin] (above)
b. Sigiprand (below)
------------------------------------------------------------------------15.Sigiprand
(above)
issue:
a. Ildeprand (Hiltiprand), 20th Lombard King 744 dep
b. Tasia (dau)
= Ratchis, 21st & 23rd Lombard King (above)
c. Ansia (dau)
= Desiderio (Desiderius) [appears as Didier/Dedier in medieval
romance], 24th & last Lombard King (below)
---------------------------------------------------
note: Desiderio [id. with Desiderius, son of Erminulphus, son of
Alachisus], 24th & last Lombard King 756-774 dep (d775) (above)
= Ansia, sis of Ildeprand, 20th Lombard King, &, niece of Liutprand,
19th Lombard King
issue:
a. Adelchis, associate-ruler 759-774 (d788), had issue
b. Gerberga (dau)
= Carloman of France, mother of Pepin & Sigar
c. Desidere (Bertrade), one of the wives of Charlemagne, who conquered
the Lombards and annexed their territory [Lombardy] to his realm
d. Adelperg (dau)
= Arechi II, Duke of Benevento
e. Liutperg (dau)
= Tassilo IV, Duke of Bavaria
f. Ansperga, abbess
-------------------------------------------------------------------------

descents traceable from:

a. Vastrada, dau of  Ratchis, 21st & 23rd Lombard King, &, wife Tasia,
sis of Ildeprand (Hiltiprand), 20th Lombard King, & Ansia, wife of
Desiderio, 24th & last Lombard King, one of Charlemagne's wives & the
mother of his daughter Ratperg (Redburh), wife of the English
Bretwalda Egbert of Wessex
b. Adelchis (d788), son of Desiderio, 24th & last Lombard King, had
issue & was the ancestor of an Italian noble house Princes Aprile Puoti von Heristal Hohenstaufen Plantagenet, descendants from King Poto, son of King Adelchis, last King of Lombards
c. Adelperg, dau of Desiderio, 24th & last Lombard King, &, her
husband Arechi II, Duke of Benevento

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compiled by David Hughes
RdavidH218@[EMAIL PROTECTED]

 

Abbazia di Rambona

di Re Poto . Edificata dalla sorella  imperatrice Ageltrude di Spoleto

 



  Imperatore Giovanni II Comneno di Poti in Georgia(Puoti), antenato della Principessa Giovanna Puoti di Costantinopoli , madre del Principe Giuseppe Ludovico Landolfo (Ludwig)  e nonna della principessa Gelsomina  Yasmin .

               

 

Abbazia  Avril de Saint Genis ( Niphi Nero' )

Santa Progenis o di Venere ossia Signora dell'Acqua) Provenza 

Capitello Staoper Friius o Freya  poi 

Staufer  -in Svevia Veiblinghen Hohenstaufen 

Avril  de Saint Genis de Niphi .Nero'. 

 d'or a l'aigle de sable


   

Principe Giuseppe  von Hohenstaufen Aprile di Buren Anjou 

Avril de Burey Plantagenet Puoti Comneno Canmore

A

 

                    

       

S.A.I.R.Giuseppe Aprile di Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet Avril de Saint Genis d'Imavrincourt  Niphi Nero' Puoti Comneno Canmore von  Putiatin Bariatinskji, (Figlio della Principessa Giovanna Puoti di Costantinopoli e del Principe Vincenzo Aprile di Buren Anjou Hohenstaufen Putiatin von Kourland e Odessa)discendente diretto di King Desiderio,nipote della Principessa Elvis Hohenzollern e del Principe Aymar Aprielev Bhuren Hohenstaufen Apraxin Putiatin Bariatinskji, discendente da Friederick Avril de Burey d'Anjou,figlio di Federico II ed Isabella d'Anjou. IMG_3719.JPG 

S.A.I.R. Principe GiuseppeAvril de Burey Hohenstaufen d'Anjou Putiatin Bariatinskji., padre della principessa Yasmin
Aprile von Hohenstaufen Puoti.I Principi Puoti o Putiatin  o Bariainskji erano discendenti di Potior Valens  Imperator e di King Desiderio , il cui nipote in greco era detto Poto(Pothos , Bara, o Vara significa Desiderio, da cui Puoti, Poutiatin o Barantiskji)Trattasi di dinastie graaliche  dette degli Anelli (Vera in Islandese significa Anello.Verre o Borov in Russo , in rumeno Vier , da cui Fortis Alke' o Boaz.Non a Caso King Veruli,,Potior Imperator , e la Dinastia di king Desiderio, ascendono (vere e' la vipera o il serpente azzurro Totem di Re Desiderio)dalla Dinastia di Saintonge o Pietra Santa, in tedesco Beinstein , antico nome degli Hohenstaufen , il cui nome arcano e' Avril de Burey de Saint Genis Saintonge, Staufer Friius de Niphi Nero' ossia signora dell'acqua , in greco Aphros, Anthesterion , in tedesco Vebil ,  Aprile, in italiano Avril o Apuril Apvril Auril  in Provenza.

  culla del

Principe Giuseppe Ludovico (Prince Ludwig Joseph  Aprile di Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet  Puoti di Costantinopoli e  Castelpoto 
   

Rex Adelghisus (Adelkis  Adelchi)

Re Poto,figlio di Re Adelchi.

RE  Adelchi , figlio di Re Desiderio e della Regina Ansa-Sposo'Gisla  Heristal, sorella di Carlo Magno-Padre di Re Poto , capostipite dei Principi Puoti di Costantinopoli(Comander o Comneno di Poti in Georgia)Canmore(Potior) in Inghilterra Principi Puoti di Castelpoto (BN) nonni della Principessa Yasmin. Re Poto sposo' Hildegard , figlia di Carlo

Pothos(Gens Potita) significa anche Desiderio.(Da Venere Pota o Pothos -Eros)




Gli Imperatori Comneno di Poti  capostipiti dei Poto , o Poti - Puoti-

Regno di  Trebisonda

(1204-1461)

  • Alessio I Comneno (1204-1222)
  • Andronico I Gidos (1222-1235)
  • Giovanni I Axiouch (1235-1238)
  • Manuele I (1238-1263)
  • Andronico II (1263-1266)
  • Giorgio (1266-1280)
  • Giovanni II (1280-1297) deposto 1284-1285
  • Teodora (1284-1285) deposta
  • Alessio II (1297-1330)
  • Andronico III (1330-1332)
  • Manuele II (1332) deposto
  • Basilio (1332-1340)
  • Irene Paleologa (1340-1341) deposta
  • Anna Anachoutlou (1341) deposta
  • Michele (1341-1349) deposto 1341-1344
  • Giovanni III (1342-1344) deposto
  • Alessio III (1349-1390)
  • Manuele III (1390-1417)
  • Alessio IV (1417-1429)
  • Giovanni IV Calojoannes (1429-1458)
  • David (1458-1461) deposto (l'Impero di Trebisonda si arrende ai Turchi).

Dinastia  Principi Puoti di Costantinopoli e Castelpoto 


 

 

Spilla a quadrifoglio reliquiario  di Margherita Puoti discendente di re Desiderio(Aquila dei Puoti, dinastia bavarese)reca il nome di Margherite  Poutai  


 

 

 

 

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Manzoni, notizie storiche dalla tragedia Adelchi.

PALAZZO DUCALE

Principi  PUOTI  Comneno di Castrum Poti(Castelpoto-Georgia- Castello Puoti o Castelpoto Benevento) 

Principi Poto (Puoti )Comneno di Poto e  di Costantinopoli  discendenti di Poto figlio di Re Adelchi

*********

Castel Puoto o Castelpoto

Non sembra suscitare dubbi l’etimologia del nome di CASTELPOTO.
Il paese avrebbe preso il nome da Potone, duca longobardo, nipote del principe Radelchi di Benevento e che fu prigioniero di Siconolfo di Salerno entrando a far parte in uno scam-bio di prigionieri nell’anno 844, come si rileva dal “Chronicon Anonimi Salernitani”.
Oltre queste esistono altre due interpretazioni circa l’origine del nome Castelpoto.
La prima del Rev. De Mennato che, considerando la posizione geografica del paese, domi-nante sul tracciato della Via Latina, ne fa derivare il nome dall’etimo latino “Castrum Po-tens”.
L’altra è avvalorata da un memorialista napoletano sulla base di un’iscrizione funeraria che si trova nella chiesa della “Pietra Santa”, in Napoli, sulla tomba di un giovane sacerdote di casa Puoti.
Sulle origini di CASTELPOTO non è possibile, allo stato attuale, avere notizie precise.
È probabile che sia stata abitata fin da tempi molto antichi.
Sembra che il primo nucleo abitativo, tenuto conto della presenza di sorgenti perenni e di un’ampia fetta di territorio pianeggiante, fosse da localizzare alle contrade Motta e Santo Spirito.
La vicinanza con Benevento e la posizione predominante sulle Via Latina e Appia, giustifi-cano a sufficienza la presenza di resti di epoca repubblicana e imperiale.
Già nel secolo scorso, Mommsen aveva catalogato (rep. n. 1704) un’iscrizione in lingua latina rinvenuta nel territorio di Castelpoto
D. M.
VIBBIAE. PRIMA
E. VIBBIA. SAE
CUNDA. PATRONAE. B. M. F.....

Castelpoto durante il primo periodo della dominazione longobarda non doveva essere altro che una dipendenza di Benevento; e tale dovette restare fino al IX secolo, quando fu dato come feudo, dal principe Radelchi, signore di Benevento, al nipote Potone.
Nel corso delle lotte per la supremazia sul principato beneventano, Potone, poiché si era schierato, a quanto pare, con la fazione che faceva capo ai signori di Capua, fu privato del ducato e le sue terre furono concesse all’abbazia di Santa Sofia di Benevento.
Castelpoto resta, così, sotto la signoria degli abati fino al 900.
Ma quando Atenolfo I di Capua, dopo aver sconfitto Radelchi II, divenne signore di Benevento è molto probabile che i discendenti di Poto siano rientrati in possesso dei loro castelli e domini e che li abbiano mantenuti fino all’XI secolo, data della conquista nor-manna.
Il Mellusi parlando dell’origine longobarda di Castelpoto ebbe modo di affermare: “Castelpoto, castrum Potonis, sospeso sul fiume, serba non solo nel nome l’impronta del-l’origine Longobarda, se è vero che il costume degli abitanti restò proclive alle vendette”.
Agli inizi dell’XI secolo l’Italia meridionale fu invasa da un nuovo popolo di guerrieri e di predoni provenienti dal nord dell'Europa: i Normanni.

Palazzo ducale  Puoti di Villa di Briano(Freyanburg o Frignano)

 

I Puoti  di Poti Comneno o Des Pota o Putiatin  di Odessa e Costantinopoli oltre che Patrizi e Marchesi furono duchi -Principi -Re:discendevano da Poto figlio di Re Adelchi ,Principe -duca e Signore di Benevento, Caserta e Castelpoto, nipote di Radelchi Re dei Longobardi.

(Fondazione Principessa Giovanna Puoti Aprile von Buren Hohenstaufen di Curlandia )

 

La Principessa Gelsomina Yasmin Aprile von Hohenstaufen  Puoti  ,pronipote  dei Principi Longobardi Puoti,o Des Pota di Costantinopoli  o Poti di Castelpoto, pronipote di Re Radelchi ,discende dai Principi Avril de Burey Anjou Saint Genis Saintonge detti Beinstein Hohenstaufen Plantagenet  connessi ai  Puoti Comneno Canmore Putiatin Yussupov.

 

 

Principi Puoti 

Tratto da Biografie dei Vescovi Alifani - http://spazioinwind.libero.it/mgiugliano/ 

Elogio di  mons. Carlo Puoti nei suoi funerali, il 16 Marzo 1847 (Napoli

"di avita stirpe di Re Longobardi e Bizantini "

-

58. CARLO PUOTI. – Nella nobile famiglia dei Poto (italianizzata in Puoti), signori di Castelpoto, nacque in Napoli il 12 Giugno 1763 dal marchese Gian Maria, giudice della Gran Corte della Vicaria, e da Anna de Masi patrizia leccese. La patriarcale famiglia era composta di nove fratelli e due sorelle, e dei primi, cinque si dettero a vita religiosa. Don Carlo era zio di Basilio, il famoso «purista» della lingua italiana, ed era nipote di Antonio arcivescovo di Amalfi, al quale lo affidarono i religiosi genitori affinché ne curasse la formazione. Ne venne il primo periodo di studi, e gli restò nell’anima un’impressione incancellabile: lo zio lo condusse ad Arienzo a baciare la mano a s. Alfonso. Questi gli pose le mani sul capo, e previde in lui il santo sacerdote e vescovo.

Entrò fra i Redentoristi. I Puoti ne erano benemeriti, in quanto un altro zio, mons. Giuseppe Puoti, ne aveva fatto approvare la regola. Vi completò gli studi. Fu ordinato prete, e si distinse subito in conferenze e missioni. Il 16 Marzo 1791 fu ricevuto nella compagnia di Bianchi della giustizia, e quando per i truci assassini ostinati nell’odio, c’era la pena di morte, i Redentoristi e i Bianchi dicevano: «Questo è boccone per don Carlo». Fu sempre fedele a Casa Borbone, nel cui assolutismo vedeva la fermezza paterna.

Nel 1818, con biglietto di Re Ferdinando I veniva nominato arcivescovo di Rossano in Calabria, e nel concistoro, Papa Pio VII convalidò la nomina. Per ragioni di salute chiese il trasferimento, e Re Francesco I, il 30 Maggio ’26 lo trasferì ad Alife-Telese. Nel concistoro del 15 Luglio, Papa Leone XII convalidò l’atto. Il 13 Agosto ’26 venne a Piedimonte, e prese possesso di Alife, ma ritardò il possesso a Cerreto al 22 Marzo ’27. Risiedé abitualmente a Piedimonte, capoluogo del distretto, e in ogni Pasqua si recava a Cerreto.

Affabile nei modi e di sentità umanità, dava udienza a chiunque in tutte le ore. La sua liberalità era tanta che sembrava prodigalità. Disse a un debitore che gli restituiva una somma: «Benedetto Dio che provvede a tempo. Domani non avea che dare ai poveri». E molto dette nell’alluvione del 1841. Schivo di ogni mostra, non permise si facesse il suo ritratto.

Contribuì signorilmente nel rifare il campanile della cattedrale di Cerreto, diroccato nel terremoto del 1805; contribuì al restauro delle vie che portano a Guardia Sanframondi, all’antica cattedrale di Telese, e per quella dietro il giardino dell’episcopio. Donò arredi alle due cattedrali, e per quella di Alife affrontò forti spese nei restauri. A Piedimonte, in S. Maria Maggiore ordinò il pavimento del presbitèrio (c’è lo stemma), e le due artistiche balaustre a intaglio presso gli altari del Sacramento e di s. Marcellino.

Vacato il beneficio di S. Caterina in Alife, lo divise (su proposta del Comune) in sei posti, e aggiunse i sei cappellani nominandi ai mansionari, e nel ’40 anche all’Annunziata; a incrementare la pietà in S. Maria fondò l’associazione del Cuore di Gesù, l’8 Dicembre 1836 istituì l’Opera della Propagazione della Fede, e il 14 Giugno ’40 benedisse il cimitero di Piedimonte. Nel ’33 riunì il clero di Sant’Angelo in recettizia, e concesse la mozzetta all’arciprete di San Gregorio.

Devoto e pio, osservò fino alla morte i digiuni quaresimali, e nel cholera morbus del 1837, il 26 Giugno, fece uscire le processioni di penitenza dei santi patroni di tutte le quarantatré parrocchie delle due diocesi. Egli, a Piedimonte, seguì s. Marcellino e s. Rocco a Porta Vallata e, di fronte all’apprensione del popolo, offrì a Dio la sua vita purché fosse scampato quello.

Assai stimato a Napoli dove aveva accesso alla reggia, e da dove venne due volte il Card. Ruffo a Piedimonte a visitarlo, lo fu anche a Roma. A Papa Gregorio XVI non sfuggì la santa vita di lui. Appena eletto, nella lettera del 16 Aprile 1831 si raccomandava alle sue preghiere: «…Fraternitati tuae, a cuius pietate fructum deprecationis uberem, et utilem a studio pastorali operam speramus». E lo stesso papa, nel Maggio ’39, in occasione della canonizzazione di s. Giovan Giuseppe della Croce, lo invitò alla cerimonia a Roma.

Morì di colpo apoplettico, la sera del 14 Marzo 1848.

Pubblicazioni: lettere pastorali in latino, fra cui: Ep. Past. ad archiepiscopalem ecclesiam rossanensem (Romae MDCCCXVIII), altra Epistola per l’ingresso nelle diocesi di Alife-Telese, orig. presso la raccolta del dottor R. Di Lello in Piedimonte.

Bibliografia: AC 54 f. 523; P. Dat. 189, 1826 f. 1-11, da cui Ritzler-Sefrin VII, 68, che porta il trasferimento ad Alife, al 3 Giugno; Gams: Suppl. II 9; manoscritto di S. Maria Maggiore 618; Rossi: Catalogo 211; Iannacchino: Thelesia 286; Vaiani G.: Elogio funebre di mons. Carlo Puoti nei suoi funerali, il 16 Marzo 1847 (Napoli

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Non sembra suscitare dubbi l’etimologia

LO STEMMA Avito  dei Puoti era il Serpente azzurro di Re Desiderio.

                                                                   POTI(Puoti)

 

 

O lo Stemma dell'Aquila bicipite d'oro su rosso .

 

 

Princes Puoti

(Princes Desiderio)

de gueules ,à l'aigle bicephale     

         

     DESPOTA

 

 

 

  Princeps Bisantii Patricius Romanorum

Potis

Rex Langobardorum

 

 

Altra Arma era il Leone di Fortis  su campo azzurro con il braccio , la cui mano simulava la bocca del serpente(Simbolo dei Re taumaturghi).Lo stemma alludeva ad una delle fatiche di Ercole  che vinse il Leone. La Dinastia di Re Desiderio custodiva i misteri del Culto di Ercole(Gens Potita o Potitius  Romana).e nil bscione entrò a far parte dello stemma dei Visconti:
i narra che l’antenato dei Visconti era anche l’ultimo re dei Longobardi, il suo nome era Desiderio. Durante una guerra Desiderio decise di riposarsi e s'addormentò su un prato. Dopo alcune ore i suoi soldati temendo che il loro re stesse perdendo troppo tempo, decisero di svegliarlo. Avvicinandosi al re però, s'accrsero che gli s'era arrotolata sulla testa una vipera, e per paura

 

 

 

HOHENSTAUFEN RING:

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WWW.GEOCITIES.COM/F_HOHENZOLLERN

Gli Zolerin  o Zoll Hohenberg  detti Hohenzollern ascendono a Burchard, I di Svevia , dinastia Potenzieren,

in tedesco Potente ,elevamento ,di Alto Lignaggio  discendente di Re Poto, da cui i Puoti,i Potenti, (Hohen Alto e Possente dal despota bizantino , in Germania Hohenzollern )erano quindi  nipoti della madre del Barbarossa Giuditta di Baviera, pronipote di Re Desiderio, in quanto Liutpranda sposo' il Duca di Baviera, da cui  anche la linea di Franconia.  Gli Hohenzollern discendevano, inoltre , come gli Hohenstaufen, da Sonichilde  di Baviera. da cui il Mons Solarium  su cui sorgeva l'avito castello degli Hohenzollern in Svevia( Hohenzollern ovvero i Possenti o Potenti Altolignaggio)vedi  pag 13 Gli Hohenzollern  di Nelson ed. dall'Oglio)

 

 
Burg Hohenzollern auf der Zollernalb
in Hechingen

 

Re Desiderio 

Desiderio ( ? - dopo il 774) fu l'ultimo re dei Longobardi. Noto anche come Daufer o Dauferius; Didier in francese e Desiderius in Latino.

Nato a Brescia, fu dapprima duca di Tuscia e di Istria, e nel dicembre 756 succedette ad Astolfo al trono dei Longobardi, in contrapposizione al predecessore di Astolfo, Rachis, che aveva lasciato il suo ritiro di Montecassino nel tentativo di recuperare il trono. Riuscì ad avere la meglio su Rachis grazie al favore del papa Stefano III, cui aveva promesso, in cambio dell'appoggio, la restituizione allo Stato della Chiesa di alcune città dell' Esarcato e della Pentapoli. Alla morte di Stefano, non mantenne le promesse fatte, e i conseguenti attriti con la Chiesa furono appianati solo nel 763 grazie ad appositi accordi. Fin dall'inizio cercò di coinsolidare il potere del regno, in opposizione ai duchi di Spoleto e di Benevento, e di arginare l'influenza dei Franchi sul papato. Dopo la morte di Pipino il Breve nel 768 riuscì ad imparentarsi con Carlo Magno e Carlomanno dando loro in spose le sue figlie, rispettivamente Ermengarda e Gerberga. Un'altra figlia, Adelgerga, di cui era stato precettore Paolo Diacono si unì in matrimonio con il duca di Benevento, Arechi, e infine un'altra figlia, Liutberga, sposò Tassilone, duca di Baviera. Questa politica di alleanze matrioniali, destinata a fallire, trovava fin dall'inizio l'opposzione del papa Stefano IV, che si opponeva al matrimonio di Ermengarda con Carlo Magno.

Il primo duro colpo alla sua politica di alleanze dinastiche fu sferrato dalla morte di Carlomanno, la cui vedova Gerberga tornò presso il padre a Pavia. Desiderio riconobbe i figli di Gerberga come legittimi eredi.

Nel 771 Desiderio attaccò i territori della Chiesa e invase la Pentapoli, perché il papato si era rifiutato di incoronare i nipoti, figli di Gerberga. Accampatosi nei pressi di San Pietro, appoggiò il partito longobardo capeggiato da Paolo Afiarta, e condannò a morte il capo del partito opposto, il primicerio Cristoforo. Le ambasciate papali e longobarte di incontrarono a Thionville, e Carlo Magno prese le parti del papa. In reazione alla politica aggressiva di Desiderio, Carlo Magno, rimasto unico re dei Franchi, ripudiò Ermengarda; e questo fu il colpo definitivo che mandò a monte la sua politica di alleanze dinastiche.

Nel frattempo morì Stefano IV, cui succedette Adriano I, che si sbarazzò di Afiarta ed appoggiò il partito di Cristoforo. Alla fine del 772, sotto la minaccia di un'altra calata di Desiderio, Adriano scomunicò il re longobardo e chiese l'aiuto di Carlo Magno. Desiderio e il figlio Adelchi, a lui associato al regno fin dal 759, non riuscirono a fermare l'esercito franco a Susa, guidato dal re franco e da suo zio Bernardo. Ritiratosi a Pavia, subì per un anno l'assedio da parte di Carlo, ma poi sconfitto fu mandato assieme alla moglie Ansa in Francia, in un monastero, a Liegi o forse a Corbie. Con lui finì il regno longobardo in Italia, durato 205 anni.Il figlio Re Adelchi e la moglie Gisla, sorella di Carlo Magno ed il figlio Re Poto si rifugiarono a Costantinopoli,mutando nome in Flavius Augustua Teodatis Jovius Potior ,Deposta di Bisanzio, Patricius Romanorum, da cui  la Dinastia Comneno di Poti, di Castrum(Castelpoto) Potens, Comne 

Desiderio appare nei romanzi del periodo carolongio. Desiderio appare come personaggio nella tragedia Adelchi di Alessandro Manzoni; in essa il re viene caratterizzato da ardore vendicativo, in contrapposizione con la superiore sensibilità del figlio Adelchi.



Desiderius  Flavius Jovius Teodosius  

Rex Langobardorum et Romanorum 

La Lancia di Longino era custodita da Re Desiderio  egli fu strappata da Carlo Magno

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click here : HOHENSTAUFEN CASTLE - La Dimora degli Elfi - "PRINCIPATO" di ALFI DI FIORDIMONTE 

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IL REGNO LONGOBARDO NELLE MARCHE

-Donazione dei Vini e Farina, olio, miele, di King Desiderio, King Adelchi, King Poto Queen Ageltrude, Prince Answaldo alle Badesse-

        


 

 

 

 

 

    LONGOBARDI

 

Clicca su una delle seguenti scritte

 

Il regno Longobardo nelle Marche


. I Longobardi entrarono in territorio marchigiano provenendo da Spoleto, sede di un loro ducato da cui, risalirono il corso dell’Esino, ramificandosi lungo tutte le valli laterali fino oltre le strette della Gola della Rossa, raggiungendo

La Regina Ansa ha  introdotto in Europa l'uso della staffa che rivoluziona la cavalleria e soprattutto il modo di combattere a cavallo

 le alture a ridosso di Jesi.

 

La linea montana che collega Serra S. Quirico con Arcevia, che forma l’ultimo fronte montano prima di scendere nelle ampie valli del Misa e dell’Esino, costituiva l’estrema frontiera del Ducato di Spoleto, al di là del quale si estendeva il territorio controllato dai Bizantini.

Pierosara



Images from Heart of Italy Tour

 

©  logo Promozione itinerari turistici culturali - Marchio Registrato di Princess Yasmin

Nel Regno dei Vini Longobardi

 S.Pietroburgo -4.4.04

S.A.I.R. Principessa Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti Putiatin Alegre  de Hochstaden Jagelloni,la Pronipote di King Poto di Costantinopoli Principe delle Marche  ,capostipite dei Principi Puoti e Putiatin, svela i segreti dei vini Longobardi e lancia il Marchio"La Coppa di Re Desiderio"by Hohenstaufen House 
S.A.I.R. La Principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou Puoti Putiatin , discendente diretta di King Poto Teodosius Flavius Patricius Bisantii , Principe di Costantinopoli  , ha presentato il saggio "Una Coppa di nome Desiderio",Meeting  Fondazione Longobarda Bizantina -S.Pietroburgo. La principessa ha svelato i segreti del Vino delle Terre Picene, 
 i vari segreti del Vino Bizantino e Longobardo  ed accorgimenti che risalgono alla cultura sicambrica merolitinga. "Non solo Vino ", nelle Botti dell'Imperatrice Ageltrude di Spoleto e Principessa di Ascoli Piceno, ma una vera e propria rassegna di civilta' e cultura. La Principessa oltre a svelare archivi storici inediti, spiega come la Regina Ansa si dedicasse all'apicultura nel Piceno,come ad importare Le Bufale in Campania fu il suo antenato Re Desiderio, dall'India, e che la mozzarella di Bufala fu creata dalla sua Antenata Regina Ansa . Una sorta di sacralita' dunque nel rito della produzione delle bufale e del Vino Longobardo che andrebbe preservata dall'omologazione consumistica.La principessa ha celebrato il Gemellaggio tra i siti Longobardi di King Poto e quelli russi di Odessa e San Pietroburgo dei Principi Putiatin, discendenti  di King Poto, quando con il padre King Adelchi si rifugio' a Bisanzio e di li' ad Odessa. 

 

   

Principato Terrepicene, quale  crocevia interculturale, in quanto la Dinastia di King Poto ascendeva dalla Gens Potitia custode del mito di Eracles Invictus e Sol Invictus , da cui discendeva lo stesso San Giorgio e la mistica del Drago , L'imperatore Costantino che trasmise i Suoi carismi ai Reges Potentiores, ossia Potior Augustus Valens Imperator Valentiniani , Gallia Placida L'imperatore Costanzo e King Gaiseric Veruli , Dinastia dei Goti , che sposo' Licinia Eudoxia Potior. Dalla Dinastia di King Poto discendono Le piu' Grandi Dinastie d'Europa, se si pensa che King Poto era figlio di Gisla,sorella di Carlo Magno e King Adelchis che a Bisanzio muto' il nome di Flavius Patricius Camander , da cui anche Gli Anghelos Comneno. La Sorella di King Poto, detto anche Adelkis o Radelkis o Baud , L'imperatrice Ageltrude , moglie dell'Imperatore Guido di Spoleto fu quella che diffuse il  Marchigiano in tutta la vecchia Europa, in quanto le figlie di Re Desiderio erano capostipite delle piu' Grandi Dinastie Europee.

 

ENOPOLI  LONGOBARDA  Vini  d'Oriente 

-NOTE STORICHE-

I re Longobardi furono i primi a fregiarsi del titolo di Re d'Italia.

Dinastia dei Re longobardi in Italia
  Anno
inizio
Anno
fine
Re note
1 568 572 Alboino  
2 572 574 Clefi  
  574 584 Periodo dei Duchi, detto dell'anarchia
3 584 590 Autari  
4 591 616 Agilulfo dal 604 Adaloaldo associato al trono
5 616 625 Adaloaldo reggenza Teodolinda
6 625 635 Ariovaldo interregno Gundeberga, 10 mesi
7 636 652 Rotari  
8 652 653 Rodoaldo  
9 653 661 Ariperto  
10 662 662 Bertarido e Godeberto regno diviso in due: capitali a Pavia e Milano
11 662 671 Grimoaldo  
12 671 671 Gariboldo  
13 671 688 Bertarido dal 679 coregno col figlio Cuniperto
14 688 700 Cuniperto  
15 700 700 Liutperto tutela di Ansprando
16 700 701 Rangimperto associa il figlio Ariperto II
17 701 702 Liutperto tutela di Ansprando
18 703 712 Ariperto II fine dinastia Bavara
19 712 712 Ansprando da marzo a giugno
20 712 744 Liutprando(padre della Regina Ansa ,sposa di Re Desiderio  e  madre di Re Adelchi) dal 737 associato Ildebrando
21 744 744 Ildebrando da gennaio ad agosto
22 744 749 Rachis  
23 749 756 Astolfo  
24 756 756 Rachis  
25 756 774 Desiderio Re Desiderio dal 759 associato al figlio Adelchi . Re Adelchi ed il figlioe  Poto si rifugiano a Costantinopoli , mutando il nome in Flavius Jovius Patricius Potior Teodatis Despoti di Costantinopoli (Despota o comander o Comneno di Poti, Georgia.

 

Re Liutprando , padre della Regina Ansa , madre di Re Adelchi e sorella di Re Ildeprando 

L'altro Liutprando, il re Longobardo che forse pose la prima pietra 
Il viaggiatore del Duemila ritroverà intatta l’atmosfera medievale a Berceto, noto per il monastero sorto per volontà di S. Moderanno e del re longobardo Liutprando.

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Alcuni storici lo rimproverano di aver mancato l'occasione di fare dell'Italia un unico stato


Eccoci adesso a parlare del primo Liutprando citato nella Storia di Cremona. Dei Longobardi, popolazione di stirpe germanica, eponimi di noi Lombardi, si sa che erano penetrati nel nord d’Italia poco dopo ii 567, sotto il comando del re Alboino e che, scelta come capitale Pavia, erano scesi lungo gli Appennini fino ai territori di Spoleto e di Benevento.
Liutprando fu loro re più di un secolo dopo, dal 712 al 744; fu una delle figure di maggior rilievo della storia longobarda. Fu un grande re, che risollevò le sorti del regno.
Gli storici moderni rimproverano a Liutprando di aver perduta l’occasione di unificare l’Italia e di costituirla in solido stato. Anzitutto, assieme a Rachis e ad Astolfo, perfezionò l’editto di Rotary, a cui aggiunse 153 capitoli (emesso ii 22 marzo 643, era in origine di 388 capitoli). Costituì così il fondamento giuridico del regno. Liutprando occupò il trono nel 712, dopo la morte del padre Ansprando.
Iniziò la sua vita di regno con alcune azioni militari intese a riportare all’obbedienza i duchi di Spoleto e di Benevento, che mal sopportavano la sudditanza a Pavia; volle impadronirsi del Lazio e giunse nei pressi di Roma, ma fu fermato dal papa Gregorio, il quale -come aveva fatto Leone contro Attila - gli andò incontro preceduto dalla fama autorevole del suo potere pontificio, rappresentante del signore Iddio sulla Terra. Liutprando , come narrano le cronache, dinanzi al Santo Padre, scese da cavallo, gli si prostrò ai piedi in atto di sottomissione, si tolse pure la corona ed entrò nell’Urbe al suo fianco. Seguì, l’indomani, un altro segno di sottomissione: la deposizione delle insegne regali nella basilica di san Pietro. Qualche anno dopo, nel 739, morto il pontefice Gregorio, restituì al potere papale quattro città del ducato romano di cui si era impadronito, con l’aggiunta della cittadina di Sutri, a titolo personale. Alcuni storici hanno ritenuto di intravedere in tale atto di Liutprando la prima pietra del potere temporale della Chiesa, mentre può esere interpretato semplicemente come il dono di un re bigotto e superstizioso.
In quanto alla sua opera legislativa ed amministrativa, va sottolineata la abolizione del guidrigildo (il risarcimento in denaro da parte dell’uccisore alla famiglia dell’ucciso) sostituito dalla confisca dei beni dell’imputato riconosciuto colpevole. Fissò pene a carico dei padri che facessero sposare le figlie prima dei dodici anni; inasprì le leggi contro la bigamìa e l’adulterio; stabilì che l’adultera colta in flagrante fosse bastonata a sangue e il seduttore arrostito. Restaurò la zecca di Pavia, che coniava le due monete correnti nel tempo: il soldo e la tremissa d’oro. Riscattò e trasferì a Pavia le ossa di sant’Agostino.
Liutprando morì nel 744; ii suo corpo fu sepolto nella chiesa di sant’Adriano, in Pavia, da dove nel sec.XII fu traslato nella basilica di san Pietro in ciel d’oro.

 

Vini Longobardi , LaCoppa della Regina Ansa "il Vino dall'aroma di Biancospino"

La Coppa di Ageltrude, l'Imperatrice  figlia di Re Adelchi, il Vino dall'Aroma di Acacia.

Il Vino Rose' di Asculum dall'aroma di Pesco della Principessa Carolingia Gisla, madre di King Poto e dell'Imperatrice Ageltrude .

Vino di Visciole:    L' elemento base di questo vino , la visciola, fu adottata dal Re Longobardo Desiderio, che la chiamava Wihsila : la visciola è una varietà della ciliegia (prunus cerasus), fruttifica naturalmente ed esclusivamente nei terreni scoscesi e collinari delle Marche e della Dalmazia.
    In passato il vino di visciola veniva prodotto per rendere più gradevoli vini robusti e tannici, quali il Verdicchio ed il Rosso Conero.
    Veniva considerato un vino da donna, da omaggiare al gentil sesso per i suoi profumi, la sua morbidezza e la sua rotondità: oggi viene considerato vino da meditazione, da assaporare e degustare in compagnia, ritrovando sapori perduti, accompagnato a pasticceria tipica-locale, come ad esempio i "cavallucci", il "serpe" o la "crostata ai frutti di bosco".
    Il vino di visciole è un vino tipico e prodotto esclusivamente nella Regione Marche, in special modo nella zona nord della provincia di Macerata e nella zona del Verdicchio dei Castelli di Jesi.
    La ricetta più antica e tradizionale per produrre questo eccellente elisir, permette di fabbricare in casa questo vino , dal colore rosso rubino, dal profumo intenso di marasca, di mora, di lampone, dal gusto morbido e dal retrogusto leggermente armonico, leggermente frizzante nei primi anni di vita: a luglio, si raccolgono le visciole che vengono miscelate con lo zucchero con il seguente rapporto: 1 Kg di visciole - 600-700 gr. di zucchero; dopo un mese circa di fermentazione all'interno di contenitori di vetro esposti al sole, vengono riposte al buio per riposare. Giunti al periodo della vendemmia, ad ogni Kg di visciole,si aggiunge un litro di mosto al 50% .
    Si lasciano  fermentare visciole e mosto insieme fino al successivo mese di febbraio. In seguito o non  resta che eliminare le visciole e filtrare il vino, assaggiare e vedere il risultato.
   

 ,Camerino Cornacunea ,Alfi , Macerata e Foligno  (405-408 occupazione di King Alaric Veruli :Vino Gotico); La Coppa di King Alarico Veruli

 

La fondazione del Ducato

Le circostanze della costituzione del ducato sono ancora dibattute fra gli storici. La data di fondazione rimane infatti controversa poiché le notizie in proposito contrastano con i tempi della discesa dei Longobardi in Italia, che secondo alcuni sarebbero stati presenti nel Mezzogiorno ben prima della completa conquista della pianura padana. In ogni caso, la fondazione del ducato si fa risalire al 576 e i Longobardi sarebbero quindi giunti soltanto in seguito, intorno al 590. Quello che è certo è che il primo duca fu Zottone, comandante di un'orda di soldati che stava discendendo la Penisola lungo le coste della Campania. Il ducato fu costituito da subito come entità statale indipendente, ma ben presto Zottone fu costretto a sottomettersi all'autorità regia costituita nel nord Italia. Gli successe il nipote Arechi, che con la sua ascesa al potere inaugurò l'adozione del principio di successione ereditaria, quasi inesistente nella cultura politica longobarda.

La sottomissione di Zottone alla corona non limitò più di tanto l'autonomia del ducato, che pur essendo parte del regno si mantenne essenzialmente indipendente. Eppure, tra Benevento e il resto del dominio longobardo esisteva una forte comunanza di radici: si condividevano la lingua, le leggi, la religione. In più, era in vita l'usanza per cui i duchi beneventani prendevano in mogli principesse della famiglia reale. Ma se da una parte esistevano innegabili tratti comuni, dall'altra rimaneva una lontananza geografica che ben presto si trasferì anche sul piano culturale. I duchi di Benevento e i sovrani di Pavia erano infatti separati da un vasto territorio che rispondeva ad alleanze con Roma o con Ravenna. L'autonomia culturale che si generò fu la naturale conseguenza di questo stato di cose. Nella chiesa di Benevento, ad esempio, si sviluppò e diffuse un diverso tipo di canto liturgico, il Canto beneventano, che resisté alla diffusione dei canti gregoriani fino all'XI secolo. E in questo ambito di autonomia si sviluppò anche la forma di scrittura detta beneventana, attraverso la quale veniva messo per iscritto il latino.

Preziose informazioni sulla storia di questo stato longobardo ci provengono dallo scrittore dell'VIII secolo Paolo Diacono, giunto a Benevento al seguito di una principessa di Pavia, sposa del duca. Stabilitosi nel grande monastero di Montecassino, Diacono scrisse prima la storia di Roma, poi quella dei Longobardi, fornendoci la principale fonte di informazioni storiche sul ducato dalle origini fino a quel momento.

Espansione del dominio

Sotto il regno dei successori di Zottone, il ducato cominciò ad espandersi a danno dell'Impero bizantino. Arechi, proveniente dal ducato del Friuli, sottomise al dominio di Benevento le città di Capua e Crotone, saccheggiò la bizantina Amalfi, ma non riuscì a impossessarsi di Napoli. Alla sua morte, i presidi bizantini nel sud Italia erano notevolmente ridotti. A Bisanzio restavano solo Napoli, Amalfi, Gaeta, Sorrento, parte della Calabria e le città marittime della Puglia (Bari, Brindisi, Otranto).

Nel 662 il duca Grimoaldo I (al potere dal 647) si recò nel regno del nord in appoggio al re Godeberto, in lotta con il fratello Bertarido, suo co-reggente. Grimoaldo comprese bene quale occasione gli si offriva e abbandonando i patti e le alleanze uccise entrambi i fratelli e conquistò Pavia, diventando re dei longobardi. In questi anni tentò di riportare in auge l'arianesimo a danno del cattolicesimo, diffuso dall'ultimo re Ariperto I. Ma l'arianesimo stava ormai scomparendo anche nel suo ducato, perdendo così quella caratteristica di tratto distintivo fra la minoranza etnica longobarda e la popolazione di lingua latina. Il cattolicesimo favorì invece la fusione delle due componenti e la formazione di una coscienza nazionale unica.

Nel 663 la stessa Benevento fu messa sotto assedio dai bizantini. Questi, guidati da Costante II, erano sbarcati a Taranto nel tentativo di recuperare i domini perduti e ristabilire l'autorità dell'Impero sul meridione d'Italia. Il duca Romualdo I difese coraggiosamente la città e spinse l'imperatore, che da parte sua temeva l'arrivo del padre del duca, re Grimoaldo, a ritirarsi a Napoli. Romualdo intercettò parte dell'esercito bizantino a Forino, tra Avellino e Salerno, e lo annientò. La pace fra il ducato e l'Impero d'Oriente fu siglata solo nel 680.

Nei decenni successivi, Benevento riuscì a strappare ai bizantini diversi territori. Ma a questo punto, il principale nemico del ducato era diventato lo stesso regno longobardo del nord Italia. Re Liutprando intervenne più volte nelle vicende beneventane, tentando di imporre propri candidati al trono ducale. Il suo successore, Rachis, dichiarò i ducati di Benevento e Spoleto territori stranieri, nei quali era proibito circolare senza un regolare permesso reale.

Dal Ducato al Principato

Nel 758 gli attriti fra i presidi meridionali e quelli settentrionali del dominio longobardo si acuirono. Le città di Spoleto e Benevento furono occupate per un breve tempo da re Desiderio, ma con la sconfitta di quest'ultimo e la conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno (774), il trono longobardo rimase vacante. Il duca Arechi II pensò di approfittare della situazione e tentare un colpo di mano per impossessarsi della corona. Ma l'impresa si rivelò ben presto impraticabile, soprattutto perché in questo modo Arechi avrebbe attirato su di sé l'attenzione dei Franchi, esponendosi a facili pericoli. Il duca non perse comunque l'occasione di innalzare la propria dignità e si fregiò del titolo di Principe, elevando il suo dominio a Principato. La sua ascesa dovette però interrompersi: nel 787 l'assedio di Salerno da parte di Carlo Magno lo costrinse a sottomettersi alla signoria dei Franchi.

Fu in questo periodo che Benevento fu indicata da un cronista con l'appellativo di Ticinum geminum (gemella del Ticino): in pratica, fu considerata una seconda Pavia. La città subì in effetti importanti interventi di ampliamento: Arechi espanse la vecchia città romana, estendendo nuove mura e fortificazioni anche nella parte sud-occidentale della città. Qui il principe fece radere al suolo le vecchie costruzioni ed edificare un nuovo palazzo principesco, la cui corte interna è ancora oggi visibile in quella parte dell'acropoli detta Piano di Corte. Come i loro nemici bizantini, i duchi integrarono nell'architettura del palazzo la loro chiesa nazionale, quella di Santa Sofia.

Nel 788 il principato fu nuovamente invaso dalle truppe bizantine, guidate stavolta da Adelchi, il figlio di Desiderio, che aveva trovato rifugio a Costantinopoli. Un tentativo di riscossa che fu abilmente ostacolato dal figlio di Arechi II, Grimoaldo III, che era riuscito anche a rovesciare i rapporti di forza con i Franchi giungendo ad ottenere da questi una parziale sottomissione. Alla guerra contro Adelchi presero parte anche i Franchi, che nel corso delle vicende belliche si lanciarono più volte all'attacco degli stessi territori di Benevento, ottenendo alcune piccole conquiste. Notevole fu solo l'annessione di Chieti al ducato di Spoleto.

Nell'814 l'imperatore Ludovico il Pio pretese ancora una volta la sottomissione di Benevento e il principe Grimoaldo IV gli rese alcune vaghe promesse di tributi e obbedienza. Nessuno di questi impegni, pur rinnovati dal successore Sicone, fu realmente osservato: al contrario, il potere sempre più declinante dei sovrani carolingi consentì al principato di allargare i margini della propria autonomia.

Divisione, riunificazione e declino del Principato

Malgrado l'incessante ostilità dei carolingi, Benevento raggiunse nel secolo seguente l'apice della sua grandezza, arrivando ad imporre tributi alla città di Napoli e conquistando Amalfi sotto il duca Sicardo. Quando quest'ultimo fu ucciso da una congiura di palazzo, nel principato fu la guerra civile. Il fratello di Sicardo, Siconolfo, fu proclamato principe dal popolo di Salerno, mentre l'assassino Radelchi fu acclamato sovrano dai beneventani.

Il capitolare dell'851

Lo scontro si concluse solo dopo dieci anni di lotte con la divisione del principato, sancita dallo stesso imperatore Ludovico II il Germanico con il capitolare dell'851. Dalla divisione nacque il Principato di Salerno, mentre al Principato di Benevento, ridotto nella sua estensione territoriale, rimasero il Sannio, il Molise e la Puglia a nord di Taranto. Molti dei gastaldi e dei conti della zona, come quelli di Capua, approfittarono di questa situazione di caos per dichiararsi indipendenti da entrambe le signorie.

Una crisi aggravata dall'arrivo delle invasioni saracene, che per la prima volta erano stati chiamati in Italia dallo stesso Radelchi e poi da Siconlfo durante la più che decennale guerra per la successione a Sicardo. Non di rado, infatti, i mercenari musulmani venivano spronati all'intervento armato in Europa dagli stessi governanti cristiani in guerra fra loro. Napoli, Salerno e Benevento subirono in questo periodo violenti saccheggi e devastazioni. La colonia saracena costituita nel sud del Lazio fu annientata solo nel 915, dopo la battaglia del Garigliano. Nello stesso tempo, l'Impero bizantino tornava alla carica riconquistando gran parte del sud Italia e riducendo il già declinante potere di Benevento.

La riunificazione con Pandolfo Testa di Ferro

Nell'899, Atenolfo I di Capua conquistò Benevento e unificò i due ducati, dichiarandoli giuridicamente inseparabili. Egli introdusse il principio della co-reggenza, attraverso il quale diventava prassi che i figli venissero associati al governo dai padri regnanti. Un metodo che fu subito adottato anche dai sovrani di Salerno. L'intera Langobardia Minor fu riunificata per l'utlima volta dal duca Pandolfo Testa di Ferro, che nel 978 divenne anche Principe di Salerno. A lui si deve la costituzione dell'Arcidiocesi di Benevento nel 969. Prima della sua morte (avvenuta nel marzo del 981), aveva ottenuto dall'imperatore Ottone I anche il titolo di Duca di Spoleto. Tuttavia, egli non lasciò un'eredità unitaria, ma divise il suo dominio fra i suoi due figli: Landolfo IV ebbe il Principato di Benevento e Capua, mentre Pandolfo II ottenne Salerno. Ma Benevento fu di nuovo strappata al suo signore quando Pandolfo II, nipote di Testa di Ferro, si ribellò allo status quo chiedendo la sua parte di eredità.

Il declino e l'arrivo dei Normanni

I primi decenni dell'XI secolo videro Benevento declinare molto più rapidamente degli altri ducati come Salerno, allora in posizione di assoluta predominanza, o Capua. L'imperatore Enrico II, nel 1022, conquistò Capua e Benevento, ma fu costretto ad un rapido ritorno in Germania dopo il fallito assedio di Troia. Furono questi gli anni dell'arrivo dei Normanni nel meridione d'Italia. Benevento, che di lì a poco avrebbe accettato la sudditanza allo Stato Pontificio, fu per essi solo un debole alleato. Il duca beneventano, tuttavia, aveva ancora abbastanza prestigio da potersi permettere di mandare suo figlio, Atenolfo, a comandare la ribellione normanno-longobarda in Puglia. In realtà, fu un disastro: Atenolfo abbandonò subito l'impresa e Benevento perse allora tutto ciò che restava della sua influenza.

Roberto il Guiscardo conquistò Benevento nel 1053 e ne dichiarò la sudditanza formale al papato. Da Roma fu nominata una serie di duchi longobardi minori fino al 1078, quando la Santa sede affidò la signoria sul principato allo stesso Guiscardo. Ma già nel 1081, esso fu restituito nuovamente al papato. Benevento era ridotta ormai ad una piccola città marginale e questo era tutto ciò che restava di un principato un tempo potente, capace di determinare le rotte della politica nel Mezzogiorno per intere generazioni. Da questo momento in poi non furono più nominati duchi né principi. Solo nel 1806, dopo la conquista di Benevento da parte di Napoleone, fu nominato principe Charles Maurice de Talleyrand. Ma il titolo non aveva nessun significato concreto e scomparve con Napoleone nel 1815. Benevento è rimasta dominio pontificio fino all'Unità d'Italia (1861).

Voci correlate

Collegamenti esterni

 

 

 

 

 

MACERATA.

Storia. Sorta sulle rovine dell'antica città di Helvia Ricina, devastata dai Visigoti guidati da Alarico (408), fu occupata da Desiderio, ultimo re dei Longobardi, e restituita in seguito al papa Adriano I da Carlo Magno.
Incendiata e distrutta (896) dall'imperatore Arnolfo, allorché risorse divenne Comune ghibellino 

OFFIDA

Altitudine 293 s.l.m.

Abitanti 5.290

Chiesa di Santa Maria della Rocca
(secolo XIV)

 

 

Palazzo Comunale

ffida è posta in posizione elevata, tra il fiume Tesino e il Tronto, regno della produzione dei Rosso Piceno Superiore. Può vantare uno dei centri storici più interessanti e meglio conservati della zona. La presenza umana è documentata sin dall'epoca neolitica: poco distante dall'abitato sono state ritrovate necropoli e singole tombe appartenenti alla civiltà picena e romana. La nascita del centro attuale si fa risalire alla fondazione del Castello da parte dei Longobardi tra il VI e il IX secolo; in seguito Longino di Azzone(discendente del Principe Azzone figlio di King Poto, nipote di Re Desiderio) signore di Offida, nel 1039, donò la maggior parte dei suoi possedimenti ai Farfensi. L’abate Berardo III, alla fine del XI secolo, contribuì a migliorare e a difendere questo territorio ponendo le basi di una vera e propria città che entrò poi a far parte del Presidato Farfense. Agli inizi del Duecento esisteva già un regime comunale, ratificato come per altri comuni marchigiani nel 1291 da Papa Niccolò IV. Nella contesa per il dominio del territorio tra le città di Ascoli e Fermo, che si protrasse per tre secoli, si schierò per lo più con Fermo; nel Cinquecento Offida fu teatro di lotte interne fra i Boldrini (ghibellini) .

Chiesa della Colleggiata
scorcio della cupola

u Piazza del Popolo si affacclla cappella del Miracolo Eucaristico è conservata in un reliquario gotico l'ostia sacra relativa ad un miracolo avvenuto a Lanciano nel 1273.  

 

Centro storico

 

anta Maria della Rocca
Chiesa superiore
catino dell'abside centrale

Santa Maria

 

 

 



La chiesa di S. Maria della Rocca. principale monumento cittadino, sorge su una maestosa rupe quasi isolata dal resto dei paese. Lo stesso castello di Offida, dopo la donazione del 1039 fu trasformato in monastero verso il 1050, e la piccola chiesa venne ampliata sotto il priorato di Berardo III. Sul finire del XIII secolo, forse per accogliere degnamente le spoglie di S. Leonardo donate ai monaci dell'abbazia di Farfa, viene intrapresa la costruzione della chiesa attuale, terminata, come si legge in una epigrafe sull'abside, dal Maestro Albertino, sotto il priorato di frate Francesco nel 1330. L’edificio è costruito in laterizio. La cripta, che con una selva di colonne e volte a crociera ha la stessa estensione della chiesa superiore, conserva affreschi del XIV secolo attribuiti al Maestro di Offida, figura di spicco attiva in tutta la zona dell'ascolano, di cui qui si possono ammirare dei cicli completi di pitture, come quello delle cappelle di S. Lucia e di S. Caterina D'Alessandria. Salendo una scala a chiocciola si raggiunge la chiesa superiore, ad unica navata dalle proporzioni amplissime, completata nel XVI secolo. Anch'essa era un tempo completamente affrescata. La parte dei dipinti meglio conservata è nel catino absidale dove si osservano Angeli e Profeti che cantano la gloria di Maria, opera di un anonimo pittore marchigiano- aprutino (1423). Nella parete laterale si scorge una Madonna del latte di Fra' Marino Angeli da S. Vittoria e una rinascimentale Madonna con il Bambino e Santo, opera di Vincenzo Pagani.
Particolarmente interessanti sono le decine di iscrizioni graffite prima dai monaci, e poi dai canonici, curiose istantanee della vita quotidiana del tempio. Alla periferia della città è il convento dei Cappuccini riedificato nel 1896; nella chiesa, dove si venera il corpo del Beato Bernardo, sono conservati oggetti d'arte fra cui alcuni reliquiari intagliati da Desiderio Bonfini da Patrignone.
Offida è rinomata per la sua produzione di vini. Vi si svolge ogni anno una prestigiosa mostra mercato del vino dei colli piceni. Una sua specialità culinaria sono i gustosi "funghetti", dolcetti duri e croccanti realizzati con ingredienti poveri (farina, acqua, zucchero e anice) e il "chichiripieno", una focaccia rustica farcita molto piccante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

)

Vinea Mostra mercato dei vini dei Colli Piceni
(fine agosto primi di settembre)

 

 

 

 

 

Il monumento più importante, ricco di storia e d’arte, che il nostro paese vanta è l’Abbazia di Rambona. Essa sorge a pochi chilometri dal capoluogo della provincia di Macerata, a breve distanza da Pollenza, ad ovest del centro abitato, lungo la media valle del Potenza. Testimonianze storiche fanno risalire la sua costruzione intorno all’anno 891 - 898 ad opera della regina longobarda Ageltrude, figlia di Adelchi principe di Benevento e moglie di Guido, duca di Spoleto e marchese di Camerino. Purtroppo questa bella e potente Abbazia che nell’alto Medioevo possedeva beni, chiese e priorati, nel 1443 subì il saccheggio e l’incendio da parte di Ciarpellone, capitano di Francesco Sforza. Il monastero andò completamente distrutto e la chiesa rimase abbandonata.
Oggi dell’antico tempio rimangono solamente il Presbiterio e la Cripta in quanto le navate della chiesa, nella seconda metà dell’ottavo secolo, furono separate dal resto del monumento e trasformate in abitazioni private.
La cripta è molto ampia, è divisa in tre navate con volte sostenute da due pilastri e dodici colonne che si ergono su basamenti di forma diversa, gravate di capitelli i quali nella linea e nella decorazione possono dirsi di epoca altomediovale, scolpiti quindi in funzione dell'edificio.
Molti Storici e Critici d’arte, italiani e stranieri, si sono occupati di questo prezioso monumento, carico di anni e bisognoso di radicali restauri, che racchiude tra le sue mura tanta storia ancora da svelare; ultimo tra loro il prof. Aldo Nestori - docente di Archeologia Cristiana dell’Università di Macerata - sotto la cui direzione negli anni 1981 e 1982 sono stati fatti dei sondaggi che hanno portato al ritrovamento di parte delle fondazioni della facciata e del pilastro di destra del’antica chiesa che mostrano il riutilizzo di materiali provenienti da edifici di età classica.

 

S. Amico che ammansisce il lupo.
Affresco dell'abside centrale della cripta.

Madonna in trono con il Bambino.
Affresco dell'abside centrale della cripta.

 

 

 Sotto l’absidiola della testata della navatella destra, è stata scoperta una cella eremitica a pianta rettangolare con il piano in terra battuta alla quale si accede alla Cripta attraverso una piccola apertura. Secondo la tradizione, in questa cella si ritirava a meditare S. Amico - monaco, sacerdote, abate - che dimorò nel monastero di Rambona intorno al Mille. La testimonianza più autorevole e preziosa circa la vita e la santità del glorioso Abate la troviamo nel «Liber Gratissimus» scritto da S. Pier Damiani nel 1052 ove si legge: «AMICUS ABBAS RAMBONENSIS FILIUS BONJOANNIS MILITIS CASTRI MONTIS MILONIS NATUS EST IN EODEM CASTRO... MORTUS EST IN HOSPITIO DIVIE MARIAE INFRA EODEM CASTRO SITO IN QUO AEGROTANS DE LATUS EST».
Il ritrovamento più sensazionale avvenuto durante i suddetti sondaggi è un piccolo santuario, scavato nella roccia argillosa, dedicato al culto delle acque e alla dea Bona, protettrice della fecondità. E’ un ipogeo triconco con un corridoio e scala di accesso, un tempo in diretta comunicazione con la cripta e con la navata centrale della chiesa, ma oggi - purtroppo - non accessibile al visitatore in quanto compreso nei sotterranei della proprietà del conte Filippo Antonelli Incalzi che comprende anche la navata centrale e settentrionale dell’antico Tempio.
Ci troviamo pertanto anche a Rambona di fronte ad uno dei tanti casi di sostituzione di culto che interessano molteplici santuari pagani più o meno importanti.
 

Notizie dalla provincia di Macerata

L'abbazia altomedievale di Rambona è una delle più suggestive delle Marche.
La sua origine risale al secolo VII-IX, quando una comunità benedettina si stabilì sul luogo e costruì un notevole edificio di culto- di cui oggi si conserva in particolare l'interessantissima cripta - originariamente dedicato ai Ss.Gregorio, Flaviano e Silvestro.
Un eccezionale documento, per la capacità di testimonianza e per le qualità artistiche, ci permette di risalire con precisione alle origini dell'abbazia.
Un dittico di avorio del sec.IX-X presenta delle iscrizioni che rimandano all'imperatrice Ageltrude, figlia di Adelghis, principe di Benevento, moglie di Guido duca di Spoleto e Camerino, imperatore dal 891.
Il documento, insieme ad un diploma di Berengardo I, re d'Italia, che conferma alla nobildonna la proprietà dell'abbazia, colloca l'origine della stessa negli anni immediatamente precedenti all' 889.
La datazione corrisponde ad un momento di particolare vitalità dell'ordine benedettino che conosce un'ampia diffusione, specialmente nelle Marche, terra di confine e di conflitti, nella quale la presenza dei monaci serviva a rafforzare le tendenze espansionistiche dei vari duchi e vescovi.
Di certo l'abbazia abbracciò la riforma cistercense il cui passaggio non ha subito segni nella fisionomia dell'edificio che presenta le caratteristiche tipiche delle costruzioni benedettine delle origini.L'Abbazia di Rambona era connessa alla fortezza Cistercense benedettina di Alfi di Cornacunea , attuale Fiordimonte ,presidio Alpheim dell'imperatrice longobarda Ageltrude , moglie del Duca di Spoleto Guido, divenuto Re d'Italia ed Imperatore. .La FORTEZZA CIRCESTENSE ATTUALMENTE E' ADIBITA A VILLA CASTELLO di Alfi denominata HohenstaufenCastle ,appartiene ai diretti discendenti di Re Adelchi e dell'Imperatrice Ageltrude, i Principi Puoti Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou.
La fortuna del cenobio subì un violento colpo di arresto con l'arrivo delle truppe di Francesco Sforza che saccheggiarono e distrussero buona parte del complesso abbaziale, tanto che Eugenio IV, i un ultimo tentativo di risollevarne le sorti, decise nel 1435 di destinare i suoi beni prima al Vescovo di Camerino e tre anni dopo, all'Abate di S.Lorenzo in Doliolo di San Severino Marche.
Provvedimenti inutili che non impedirono l'amministrazione commendataria che si susseguì dal 1483 al 1821.
Neanche il ritorno dei monaci cistercensi, ottenuto nel secolo XVIII dal cardinale commendatario Pietro Conti, riuscì a ricostituire un'attività cenobitica efficace per contrastare la decadenza.
Distrutto il monastero, mutilata la chiesa, il luogo divenne in parte proprietà privata e solo il riconoscimento della funzione parrocchiale, di fatto istituita nel 1819, ha impedito il totale disfacimento dell'edificio.
Intorno al 1000 vi visse Sant' Amico, secondo abate di Rambona, le cui spoglie sono conservate nella cripta.
Nel corso dei secoli il complesso monastico ha subito numerosi e consistenti rimaneggiamenti.
Del complesso abbaziale rimane intatta la sola parte absidale, dato che la casa monastica è andata distrutta fin dai tempi di Francesco Sforza e la navata della chiesa è stata trasformata in abitazione privata tra il XVIII e il XIX secolo.
La parte superstite comunque è di qualità tale da consentire agevolmente di indicare in S.Maria di Rambona uno degli edifici chiesastici medievali uno dei più suggestivi della provincia di Macerata.

 

 


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I Longobardi tra Marche e Umbria

 

 di Federico Uncini

 

I longobardi sono stati i nostri antichi discendenti d’origine nordica che si sono insediati nelle valli umbro–marchigiane sin dal periodo alto medievale. Essi hanno governato per circa sette secoli  i nostri territori lasciandoci il loro dna, le usanze ed il linguaggio. Questi "lupi rapaces", così li definisce il loro connazionale Paolo Diacono, quando furono battezzati in massa e fatti cristiani nel 603 per opera della regina Teodolinda e del papa Gregorio Magno, si trasformarono in "docili agnelli". I Bizantini opposero all'invasione una debole resistenza ma, grazie soprattutto alle loro potenti flotte,conservarono il controllo delle zone costiere e di buona parte delle regioni centro-meridionali. La penisola fu pertanto divisa in due parti  e perse la propria  unità politica. Nel 570  i Longobardi instaurarono i potenti ducati di Spoleto e di Benevento. La città di Spoleto fu occupata da Faroaldo con lo scopo di controllare la viabilità della Flaminia e i collegamenti tra Roma e Ravenna. Faroaldo, primo duca di Spoleto, durante il suo dominio potenziò ed estese il ducato con il proposito di isolare i territori bizantini da Roma.Nel 578-579 assediò la capitale, occupò il porto di Classe  e incendiò le fortezze di Petra Pertusa e di Foro Cornelio (Imola), poi nel 580 si inoltrò a sud delle Marche ed Abruzzo occupando Pontiano(Norcia), Fermo, Ascoli, Castel Trosino, Penne, Marsi (Rieti), Furcona(l'Aquila), Valva(Sulmona), Teramo, Camerino, spingendosi nelle gole di Frasassi e della Rossa occupando la roccaforte di Pierosara. Dal 574 al 584 ci fu un decennio d’anarchia militare nella conquista dei territori italiani governati da 36 duchi che attuarono distruzioni e crudeltà, infierendo soprattutto sul clero provocando orrore e disgusto nella popolazione romana. In questo periodo i Longobardi probabilmente si insediarono nel nostro territorio in nuclei autonomi, composti di tribù, gestite da gente mercenaria, atta a fare la guerra, a saccheggiare e pronta a contrastare i Bizantini. Tali insediamenti collocati sulle alture montane avevano una struttura primitiva, con steccati, torri di legno ed erano gestiti da famiglie protette dai duchi, ma completamente autonome. I primi anni della presenza longobarda in Italia furono caratterizzati da una grande mobilità e da una costante ricerca di territori da conquistare e depredare. Dopo questo primo momento d’occupazioni militari , furono  consolidati  gli insediamenti territoriali in maniera massiccia. Paolo Diacono  parla di Hospitalitas, cioè del tipico sistema abitativo dei barbari.E' solo con Autari(a.584) che l'invasione divenne realmente occupazione e che i vari contingenti si stabilizzarono nelle diverse località. Naturalmente furono occupati prima di tutto i luoghi d’importanza strategica: i castelli limitanei che furono già goti e bizantini , le città fortificate, le valli e i passi , i ponti e i nodi stradali. Nacquero le fare (far-an) nome col quale si designava la famiglia dominante e il luogo dove essa dimorava. All'origine  era  un accampamento militare  situato ai margini delle città, in prossimità delle mura e delle porte d’accesso. La fara era il nucleo gentilizio armato, l'aggregato familiare(clan) o plurifamiliare che basava la propria compattezza sul legame di parentela e di sangue.L'esercito longobardo all'inizio dell'invasione in Italia era composto di fare e  solo successivamente cambiò organizzazione.Quando il re diramava l'ordine di mobilitazione, ogni duca doveva provvedere al proprio contingente e tramite i centri di reclutamento degli sculdasci e dei decani a portarlo sul luogo della riunione dove si formava l'esercito.Un indizio che l'organizzazione dell'esercito si era affinata dopo il periodo dell'invasione c’è dato dall'unico termine militare che ci ha tramandato la legislazione longobarda: sculca.Descritto nell'editto di Rotari, è un termine che era comune anche presso i Bizantini  e  si riferiva a nuclei di guerrieri dell'esercito che, durante le operazioni,erano adibiti a compiti specifici d’esplorazione,d’avanguardia o anche di vigilanza agli accampamenti e alle fortificazioni.Ritroviamo tale nome in località come Incrocca, tra Cerreto e Matelica , come Scruccola ad Attiggio, monte Scoccioni a Castelletta, Piaggia della Sculcula a Campodonico, monte Sculcolo a Castelleone di Suasa e fosso della Sculcula a Barbara .Gli invasori  entrarono in possesso del bene fondamentale,ovvero della terra, sostituendosi ai precedenti proprietari.Questo fenomeno fu la base delle nuove stratificazioni sociali nuove cui i regni romano-barbarici diedero origine e quindi  anche dei sistemi giuridici che le sanzionarono.Il processo , che interessò l’impero d' Occidente, fu lungo e disomogeneo.Iniziò con gli stanziamenti dei Federati dentro i confini  e in origine seguì le regole osservate dagli eserciti romani regolari,per i quali, in zona d’operazioni, si richiedeva l'Hospitalitas,cioè la disponibilità di un terzo della casa dei proprietari  per l'acquartieramento delle truppe.Nel 584, quando i duchi cedettero al re Autari la metà dei loro possedimenti, furono nominati  gli amministratori della ricostruita proprietà regia  nella veste di  Gastaldi,Gasindi,Sculdasci, Centenari e  Decani.Il termine Gastaldo in origine significava reggitore degli ospiti, che i Longobardi identificavano con i sudditi italiani. Successivamente prese il ruolo d’amministratore e  giudice.Il Gastaldo era nominato direttamente dal re e aveva il compito di rappresentare i suoi interessi  nei ducati , d’amministrare i beni della corona sparsi nel regno e in  molti casi, di controllare i duchi che avevano velleità autonomistiche troppo marcate.Possiamo ipotizzare  che il popolo longobardo era formato in quel periodo da arimanni ( herr- mann), in altre parole uomini  liberi ma con obblighi militari e col diritto di portare le armi; tra questi si distinguevano i nobili(adalingi) che erano  insediati su terre del fisco regio e legati al re da particolari obblighi di fedeltà e d’obbedienza ; c'erano poi i  faramanni soggetti al potere ducale.Gli addetti alle cure dell'amministrazione erano gli aldi  o semiliberi .Le istituzioni giudiziarie erano regolate dalla consuetudine :il re e i duchi amministravano la giustizia all'aperto,circondati da un consiglio d’uomini liberi(scabini) che prendevano parte al giudizio.Nel 592-593 il re Agilulfo ,alla testa di un forte esercito , si mosse da Pavia verso sud occupando Gubbio,Perugia,Amelia, Bomarzo, Sutri e Orte che furono subito dopo perduti.All'inizio del 600, dopo alterne conquiste, si arrivò ad una pace tra Longobardi e Bizantini.

A questi ultimi rimasero le regioni dell’Italia meridionale,la Romagna, il Veneto e una parte dell'Italia centrale che univa il ducato di Roma con la capitale Ravenna.In questa città fu istituito un Esarcato con una Pentapoli Marittima costituita da cinque città della costa adriatica:Rimini,Pesaro,Fano, Senigallia e Ancona, che avevano lo scopo di garantire i traffici via mare. La Pentapoli Annonaria, detta anche "Provincia Castellorum", costituita più tardi, comprendeva cinque città interne: Urbino, Jesi,Fossombrone,Cagli e Gubbio.Le due Pentapoli andavano sotto il nome di Decapoli e dipendevano dall'Esarca di Ravenna che era il rappresentante dell'Imperatore in Italia. Egli aveva la residenza a Ravenna,esercitava le funzioni di giudice supremo ,decideva la pace e la guerra senza la necessità di ricorrere a Costantinopoli,nominava gli ufficiali militari e dal secolo VII in poi,era anche capo della giurisdizione civile. Non si può fissare con precisione l'anno in cui gli imperatori bizantini istituirono l'Esarcato; forse il primo Esarca fu Smaraldo(a.584).Il titolo Esarca appare per la prima volta in una lettera di papa Pelagio II riportata

nell' "Apocrisiarius"  datata  4 ottobre 584.All’inizio del VII secolo i Longobardi avevano sotto il loro dominio l’Italia settentrionale chiamata Longobardia , la Toscana e i ducati di Spoleto e di  Benevento.Le popolazioni italiche cadute  sotto il dominio dei Longobardi subirono le più dure vessazioni, solo in parte attenuate sullo scorcio del VI secolo dall'opera  illuminata di papa Gregorio Magno (590-604). Il pontefice nei suoi "dialoghi" descrive la situazione di quel periodo:"Le città sono spopolate,i castelli distrutti,le chiese bruciate,i terreni abbandonati dagli uomini e resi deserti da chi li coltivava; il territorio è abbandonato alla solitudine e nessun proprietario le abita;quei luoghi che prima erano residenza di moltitudine d’uomini, ora sono invasi da bestie selvatiche" .Tra i dominatori ,nonostante la loro conversione al cristianesimo, continuò a prevalere l'arianesimo; e ariano fu ancora alla metà del VII secolo il re longobardo Rotari , che nel 643 codificò  in un testo latino le consuetudini del suo popolo, rielaborandole  e modificandole secondo  criteri più umani e civili.Nel 680  vicino al monte Acuziano(Rieti),fu ricostruita, per opera di San Tommaso l'abbazia di Farfa, sulle rovine del primo cenobio di S.Maria in Acutiano.Già all'inizio dell' VIII secolo il monastero era sotto la protezione del duca di Spoleto Faroaldo II e godeva appieno della sua posizione d’avamposto tra il ducato e Roma.Solo dopo la sconfitta del 774, l'abate Probato si rivolse ai Franchi e ottenne la protezione regia, che assicurò al complesso monastico un periodo di floridezza  fino al IX secolo . Tra i suoi possedimenti nelle Marche ricordiamo le corti d’Anzia, Cavallo Albo e Serra S.Abbondio nella valle del Sentino; di S.Gregorio,Salabona,Silva Plana, S.Vito, Casa Fenaria nella valle Esina. Con il regno di Liutprando(a.712-744) abbiamo l'apogeo dei Longobardi in Italia. Il re impose la sua autorità sui potenti duchi di Spoleto e di Benevento, fino allora autonomi.Liutprando non ebbe figli dalla moglie Teodorata, ma diversi nipoti, tra cui Asprando che sostituì il duca di Spoleto Trasmondo(a.742) discendente dai Vandali del terribile Genserico,saccheggiatore di Roma nel 455 .Probabilmente in questo periodo con l'insediamento di famiglie fedeli alla dinastia  d’Asprando ,si formò l'organizzazione politico-militare del  territorio marchigiano.Camerino,che era la seconda città importante dopo Spoleto fu difesa e amministrata da  nuclei  longobardi e presidi militari(castellari) arroccati in punti strategici e ben difendibili come  Pierosara, Conca, Serra Secca e Arduino. Le case in muratura di più piani, abitate dai  signori longobardi ,nel nostro territorio sono indicate con i toponimi derivanti da Sala (costruzione ad un solo vano sinonimo poi di corte). Tale nome lo ritroviamo come Salamanno e Salabona nella valle Esina, Salamanni a Fabriano e Sala a Gualdo Tadino.Paolo Diacono così descrive il loro modo di vestire: " I  loro abiti erano larghi e fatti sopratutto di lino,come usano gli Anglosassoni,ornati con ampie balze di vario colore. In secondo tempo cominciarono ad usare dei calzoni sopra i quali, andando a cavallo, infilavano gambali di panno".Per quanto riguarda l'economia, i Longobardi, dediti  agli esercizi militari , alla riscossione  delle tasse , alla caccia e all'allevamento, lasciarono l'agricoltura nelle mani dei sudditi italici,costringendoli a coltivare la terra al loro servizio.Le ville fattorie dei signori longobardi diventarono così i centri attorno ai quali si andò sviluppando un'economia "chiusa" che,estesa nell'VIII secolo ad ampie regioni dell'Europa cristiana,divenne tipica dell'età carolingia e prese il nome d’economia curtense.  Diversi toponimi d’origine longobarda sono rimasti nel nostro territorio :ricordiamo Gualdo Gualdiciolo,Gualdello, che derivano da Wald, ovvero complesso di boschi e terreni lavorativi; Gaggie e Cafaggio che derivano da Gahgi, ovvero terreni chiusi.

 

 

IL CORRIDOIO BIZANTINO

 

Con l'occupazione dell’Italia centrale da parte dei Longobardi e con l'aggravarsi dei fenomeni d’impaludamento, gli assi Aurelia-Aemilia-Scauri e Cassia-Clodia-Flaminia furono sostituiti da un nuovo percorso :Pavia-Roma, cioé la Via Francigena.Essa scendeva dai valichi alpini per Pavia,Piacenza,Fornovo, passo della Cisa (Montebardone), entrava in Liguria, nella val  di Magra, Luni,si internava per Lucca,Siena, e di qui arrivava a Roma utilizzando la Cassia nova adrianea.Anche la Cassia vecchia da Arezzo a Roma(via Sutri,Montefiascone,Bolsena,Chiusi) costituiva l'ultimo tratto di una via romea che dal confine nord-occidentale, per Ravenna  Forlì e la Meldola, passava il confine appenninico ai Mandrioli,da dove ci si poteva dirigere verso la Toscana(Firenze), e di qui alla Francigena o ad Arezzo.La Francigena, nonostante attraversasse territori del ducato Romano ,non sembra essere stata oggetto di particolari attacchi e interruzioni da parte dei Longobardi.

Il territorio dei maggiori conflitti e quindi dei più grandi mutamenti, fu proprio quello attraversato dalla Flaminia.Questa, dopo Narni, si articolava in due percorsi, uno per Carsoli e uno per Spoleto,  ricongiungendosi nei pressi di Foligno.Il  tracciato per Spoleto all'epoca di Plinio fu un diverticolo e  nel IV secolo divenne  il percorso principale.Per la funzione svolta in età gota di collegamento tra Ravenna e Roma e per la particolare conformazione del percorso, che può essere reso impraticabile bloccando le strozzature naturali presso Narni, Scheggia e il Furlo, divenne oggetto di contesa da parte dei Longobardi e Bizantini.Con lo stabilizzarsi dei territori conquistati nel VII secolo, il confine tra il ducato di Spoleto e la Pentapoli si attestò lungo le valli del Potenza e dell'Esino,segnando una marcata cesura nell'assetto delle Marche.I Bizantini si assicurarono il cosidetto "corridoio bizantino" tra Ravenna e Roma,servito da un nuovo percorso stradale,attestato dall’ Anonimo Ravennate  nel VII secolo che toccava le  seguenti località :Tortona, Forlì, Forlimpopoli, Sarsina, Urbino,  Fossombrone, Scheggia ,Gubbio e Perugia.Da qui proseguiva per l'antica Amerina attraverso Amelia,Orte e Nepi si immetteva sulla Cassia  e passando per  Baccano e  Veio raggiungeva Roma.  Un percorso alternativo partiva da Scheggia e attraversava le città di Luceoli ( Cantiano), Cagli,Fossombrone,Fano,Pesaro , Rimini e Ravenna.Gubbio era una potente fortezza che difendeva i territori bizantini situati a nord dell’Umbria.Per contrastare questa città i Longobardi occuparono nel 590 Gualdo Tadino e costruirono lungo i confini una serie di fortificazioni(rocche,castellari) da Spoleto a Bevagna,Foligno,Spello,Assisi, Nocera,Gualdo Tadino,S.Pellegrino, fino alla valle del Chiascio.L'insediamento dei Longobardi in questa area è  testimoniata dalla presenza di toponimi ariani come Sassomanno,Gualdo, Gualdaiolo,la Sala,Faeto e Categge .L’attestazione dell’esistenza dell’abbazia di S.Maria d'Appennino risale al 1003, dove è un edificio religioso.Era nelle vicinanze del  passo Croce d'Appennino, da dove si diramavano le strade in direzione di  Fabriano e di Sassoferrato;  la sua posizione strategica  lascia supporre che precedentemente era un fortilizio longobardo difeso da  fossati artificiali e collocato a vista con la Rocca d'Appennino. Dopo le occupazioni dei Franchi e dei Tedeschi i sistemi difensivi montani cambiarono aspetto e funzione; divennero dimore dei signori feudatari con lo scopo di proteggere e gestire i  territori in loro possesso.Con l'istituzione della contea di Nocera(a. 850 circa) queste due rocche potrebbero essere state modificate secondo le necessità dei loro proprietari.La Rocca d'Appennino fu restaurata come castello e la fortezza posta sull'omonimo passo fu probabilmente donata dai feudatari ai monaci benedettini e trasformata in monastero.I religiosi  stessi divennero dei doganieri del sottostante passo,affiancati al vicino  castello di Colrotone e sotto la protezione dei signori della Rocca d'Appennino fino al XII secolo ne  amministrarono i  beni  compresi nei territori  da Gualdo Tadino a  Fabriano.All'inizio del XII secolo fu edificato il secondo monastero di S.Maria d'Appennino nell'alta valle del Giano, al di sotto dell'omonima Rocca e del valico di Fossato.

Lo spostamento  della sede lascia presumere che in quel periodo la via della valle del Giano andava acquistando più importanza di quelle del passo di Chiaromonte e di Campodiegoli. Difatti all'inizio del  XIII secolo il castello di Chiaromonte non più strategico fu demolito dal comune di Fabriano.I confini territoriali dei bizantini con quelli longobardi erano delineati dalla catena appenninica e Fossato di Vico, come già detto , fungeva come posto di guardia estremo,essendo in una posizione a  vista con una serie di torri e rocche collocate lungo la Via Flaminia.La funzione di queste fortezze era anche quella di vigilare sugli antichi diverticoli diretti ad est degli Appennini.Il passo Valmare( Cime Mutali) era probabilmente sotto il controllo dei Longobardi e fungeva da ultima via di collegamento tra Gualdo e l’opposto versante  appenninico.La rocca  di Fossato contrastava la viabilità proveniente dal passo Croce d’Appennino e il valico di Fossato. Proseguendo verso nord dei territori bizantini,l'area del Purello era difesa dalla rocca del  Poggio e da diverse torri, che vigilavano sulle vie montane provenienti dalle valli delle Canovine, delle Intasaie e da  Piagge Legine, tutte dirette ad est degli Appennini in territori longobardi controllati dalla fortezza di Chiaromonte.Sigillo e Costacciaro vigilavano le vie provenienti dalla valle di S.Cassiano e di Viacce,Scheggia quelle  provenienti da Fossato,Gubbio e Sassoferrato.Per i collegamenti con i territori situati nei due versanti appenninici i Longobardi utilizzarono principalmente la via di Colfiorito,della Spina, la Salaria , la consolare Nuceria-Anconam e il diverticolo Dubios-S.Cassiano- Sentinum .Possiamo identificare quest'ultimo come un " corridoio longobardo" usato per i transiti tra  Spoleto e le Marche.Difatti la serie di fortificazioni sorte lungo le valli di Salmaregia,Campodonico,Cancelli, S.Cassiano,Marena, Sentino e Misa  confermano l'ipotesi di un sistema difensivo creato dai  longobardi nei secoli VI-VIII  e rimasto  fino al XII secolo. Ugualmente la valle Esina fu difesa da Camerino alla gola della Rossa con le strutture militari di Matelica,Incrocca,monteRustico,Arduino,Conca,Serrasecca,Rovellone,Precicchie,Staffolo,

Cupramontana e Rosora . I passi  montani disponibili ai Longobardi per attraversare gli Appennini erano quelli di Colfiorito, del Cornello,del Termine,degli Scannelli, della Valle del Pero, del Cattivo,delle Brecciaie, di  Valsorda e di Valmare.Il corridoio bizantino, pur rimanendo sempre sotto l'influenza della Chiesa, nei secoli VII-VIII fu conteso dalle due parti(Longobardi e Bizantini) che apportarono ai confini sostanziali cambiamenti, specialmente nelle valli del Burano, Esino, Misa  e del Cesano.Cagli,Acqualagna e Piobbico furono cedute e conquistate ripetutamente dai contendenti.Di conseguenza il corridoio si modificò e il tracciato stradale si orientò in diversi periodi (VII-VIII sec.)verso la via di Serravalle.Al conflitto si aggiunsero le calamità naturali che sconvolsero alcuni tratti della Flaminia,come la caduta del  ponte Alto e della Taverna(Cagli).Inoltre  il tratto del Furlo era rimasto danneggiato dal conflitto gotico  e i Bizantini spesso furono costretti ad usare una  via alternativa.Si trattava di un’antica strada umbra che si distaccava dalla Flaminia nei pressi di Cantiano e s’indirizzava a Serravalle ,la Carda,Urbania e Urbino, per discendere poi nelle vallate del Conca,del Metauro e del Savio. Tracciare con precisione la linea che divideva i territori  longobardi da quelli bizantini nel bacino dell'Esino e   tra questo da un lato e i bacini del Burano e del Misa e Cesano dall'altro, è molto difficile.E' certo che l'alta valle dell'Esino e del Giano erano in possesso dei Longobardi.Questa situazione è confermata nei documenti di Farfa e di S.Vittore dove apprendiamo che il gastaldato di Castel Petroso comprendeva gran parte dei territori di Fabriano e Sassoferrato.Lo stanziamento dei Longobardi nella parte estrema di Arcevia è testimoniata da numerosi documenti e donazioni di beni appartenuti a ricchi signori sino oltre due secoli dopo la fine del loro regno: segno di una dominazione stabile ed organizzata di questo popolo.Secondo il Polverari Arcevia fece parte di un territorio longobardo dipendente da Senigallia e figura nella donazione di Pipino a papa Stefano II nel 754 come "Acerram l'oppidum".Astolfo riprendendo la politica di conquista territoriale(a. 751) invase l'esarcato, conquistò Ravenna,il ducato di Spoleto, Osimo e le valli del Sentino e dell'alto Esino.Nel 756,  con la donazione di Pipino delle terre sottratte ai Longobardi( da Comacchio a Senigallia), il papa inviò i propri rappresentanti a governare i nuovi possedimenti sotto la protezione franca. Nel 758 Desiderio occupò le città della Pentapoli e in particolare Senigallia con l'intento  volto a colpire i duchi di Spoleto e Benevento, ribelli e sostenitori di Pipino.L'ultima occupazione che riguarda le città della Pentapoli fino a Senigallia risale al  772  e fu guidata da Desiderio.I Longobardi sin dall’inizio del VII secolo occuparono i territori situati nelle valli del Musone, dell'Esino, del Misa,del Sentino, del Giano, le valli di Sassoferrato,S.Cassiano e Cancelli dove da quest'ultima si collegavano con  Gualdo  tramite  i passi di Valmare e di Valsorda e con Nocera attraverso la consolare di Dubios.Il dominio longobardo nella bassa valle Esina è testimoniato dai toponimi come fara,sala, gualdo e gaggiole che rappresentano le organizzazioni amministrativo -ecomomiche del luogo; dai termini " fundis sculculae" e "curtis" e dagli agionomi dei santi venerati come S.Michele,S.Savino, S.Giorgio, S.Floriano e S.Martino. Anche il termine " secundum nostra lege longobardorum "che si legge nei documenti dell'XI secolo riferiti alle varie donazioni di beni alle abbazie, indicano la loro radicata presenza nel territorio.Un’ulteriore prova è la donazione del 907  di una " curtis ducale "in Rovegliano(Jesi)al monastero di S.Eutizio in Campli(Norcia) da parte di Ageltrude, ex imperatrice longobarda.I documenti papali del 1125,1136 e 1147 affermano che i monasteri di S.Giorgio delle Mandriole, di S.Martino di Accola e  di S.Giorgio di Morro Panicale erano situati "in Marchia Camerinu","in Comitatu Esis". A sud delle Marche appare evidente l’utilizzo da parte dei longobardi dei tracciati preromani dei territori di Fermo e Camerino:è il caso della via Foligno-Colfiorito,che raggiunge l'Adriatico per la valle del Chienti,più volte percorsa dagli imperatori ottoniani nel viaggio Ravenna,Spoleto,Roma.Una  trasversale lasciava la valle del Chienti presso Urbisaglia e raggiungeva la Salaria nei pressi di Ascoli Piceno. Da qui si proseguiva per Rieti,Terni e la Flaminia spoletina, mentre da Spoleto via Norcia, si tornava alla Salaria per il passo delle Forche Canapine.Sempre per la Salaria,fino ad Antrodoco,ci si immetteva nell’itinerario Furcona,Valvea,Isernia, Vinchiaturo,da dove si raggiungevano  Caserta,Avellino e Benevento.

Nel corso del VII secolo i vescovi di Roma supplirono per quanto possibile alle carenze dell'amministrazione bizantina in Italia, riorganizzando la produzione agricola dei vasti  possedimenti della Chiesa e promuovendo contemporaneamente l'evangelizzazione di nuovi popoli. Essi acquistarono così un prestigio  presso tutto l'Occidente cristiano e apparsero alle popolazioni del Lazio come veri e propri sovrani.Nel  difendersi dalle ricorrenti tendenze cesaropapistiche dell'Impero d'Oriente, i pontefici dovettero però anche guardarsi dalle mire espansionistiche dei re longobardi che aspiravano ad unificare l'intera penisola italica sotto il proprio dominio, minacciando quindi di ridurre drasticamente la libertà d'azione della Chiesa e delle sue diocesi.All'inizio del VII secolo tale politica fu perseguita con particolare abilità dal re Liutprando, che approfittò di uno scontro fra la chiesa e l'imperatore per presentarsi come difensore del papa e per muovere guerra ai Bizantini.Preoccupato dalla mancata richiesta e  non disinteressata protezione, papa Gregorio II, fece appello alla pietà religiosa di Liutprando , convincendolo a ritirarsi dai territori bizantini occupati. Nel 728 ottenne da lui la donazione del territorio di Sutri, che costituì il primo nucleo di un vero e proprio stato della Chiesa, sul quale i papi esercitarono a pieno diritto la  loro sovranità.Astolfo, successore di Liutprando, riprese peraltro il disegno di occupare tutta la penisola e il papa Stefano II, per neutralizzare i suoi piani, invocò l'intervento di Pipino il Breve, divenuto re dei Franchi dopo la deposizione dell'ultimo sovrano merovingio.Accordatosi col papa a Ponthion, Pipino il Breve intervenne effettivamente in Italia e fra il 755 e il 756 con due spedizioni vittoriose costrinse Astolfo a rinunciare ai suoi propositi di conquista.Succedendo ad Astolfo , Desiderio tentò allora di privare il papato dell'appoggio dei Franchi grazie alle nozze della propria figlia Ermengarda con Carlo loro sovrano.Anche questo progetto fallì, perché Carlo, ripudiata Ermengarda, assunse di nuovo il compito di difensore del papato già svolto da Pipino e disceso in Italia su invocazione d’Adriano I , stroncò definitivamente il dominio dei Longobardi nella penisola.Desiderio,anziché attaccare Roma, preferì organizzare la difesa ai confini con la Francia; tradito però da molti duchi timorosi della potenza franca,fu battuto e disfatto; la resistenza continuò in Pavia assediata,che capitolò nel 774.Desiderio fu portato prigioniero in Francia; Carlo , proclamatosi re dei Franchi e dei Longobardi, s’impegnò a donare alla Chiesa romana gran parte dei territori conquistati.In realtà questa donazione non si concretò mai e Carlo rimase signore della parte settentrionale e centrale della penisola, mentre Adriano I si vide riconoscere solo i territori concessi da Pipino al papato nel 756.Dei ducati longobardi sopravvissero quelli di Spoleto e di Benevento, che avevano appoggiato i Franchi e che servirono a Carlo per evitare confini comuni con le terre bizantine dell'Italia meridionale.L'invasione franca,a differenza della longobarda ,non fu migrazione di popolo.Solo alcuni gruppi di cavalieri franchi s’impiantarono nei centri principali ; per il resto si contentarono  di governare attraverso i nobili longobardi ,ormai praticamente italianizzati.Come duca di Spoleto fu scelto, sotto l'approvazione del papa Adriano I ,  Idelbrando figlio d’Asprando(a. 745) a sua volta figlio di Liutprando.Ildebrando governò il ducato di Spoleto insieme alla moglie Scaniberga, figlia di Grimoaldo.Di  Ildebrando si  conosce qualche atto di donazione fatto a monasteri : morì nel 788 .Sopravvissero tre figli :Adelardo,Suppone e Mauringo, divenuti tutti duchi di Spoleto.Succedettero poi Guinigiso (a.789), Suppone I , Mauringo (a. 824),Lotario(a.855) e Suppone II(a.871).In questo periodo nel nostro territorio risultò importante la presenza monastica dei benedettini dell'abbazia di Farfa che diedero un importante contributo al risanamento economico-ambientale delle Marche.Questa, definita imperiale per volere di Carlo Magno, ebbe possedimenti  nel Piceno, nei contadi di Camerino, Jesi, Osimo, Senigallia, Ascoli e Fermo, nell' alta valle Esina e del Sentino.Ebbe delle corti, ovvero una serie di possedimenti di diversa natura, dipendenti da una chiesa o da un  castello di cui prendevano il nome.

Il territorio fabrianese dal VII  all' XI secolo rimase come area di confine sotto il controllo longobardo. Si può dedurre che l'unico insediamento importante in quest’area fu Camerino,il cui territorio fu difeso da una serie di fortificazioni militari.Pierosara in questa situazione ebbe un ruolo fondamentale per  il controllo delle strade dirette nelle valli dell' Esino, Sentino e Misa.Nella conca fabrianese le più importanti fortificazioni dell' XI secolo, di origine longobarda, furono  la Rocca d'Appennino e il castello di Conca.

 

 

LA SIGNORIA  DEGLI ATTI  O ATTONI

 

Gli Atti sono signori di origine longobarda che si sono insediati nelle nostre sin dal periodo alto medievale . Paolo Diacono nel 653 riporta che a quel tempo a Cividale morì Grasulfo,duca del Friuli e il ducato fu assunto da Agone.Morto anche Teodelapio a Spoleto,fu fatto duca di quella città Atto.Grimoaldo ,dopo aver sottratto ai Greci Benevento e le sue province,disponendosi a tornare al suo palazzo a Pavia,nominò duca di Spoleto Transemundo che era stato conte di Capua e lo aveva validissimamente aiutato a ottenere il regno e gli diede in sposa sua figlia,la seconda sorella di Romualdo.Transemundo succedeva ad Atto .

Attoni di Canossa, famiglia comitale tosco-emiliana,  di origine longobarda, fiorita tra la seconda metà del X sec. e l'inizio del XII sec. Capostipite fu Attone  (Azo Adalberto), conte di Canossa, figlio di Sigefredo, cui seguirono Tebaldo († 1012), Bonifacio († 1052), Beatrice di Lorena  sua moglie († 1076) e la loro celebre figlia Matilde di Canossa  († 1115). La famiglia, stretta al papato nel periodo della lotta delle investiture, ebbe, oltre ai comitati di Modena e di Reggio, la marca di Toscana (1027) e possessi e diritti su vastissimi territori lombardi, emiliani, marchigiani e umbri.

La  famiglia degli Atti si  insediò intorno al X secolo nel territorio umbro-marchigiano, come discendenti da Roderico II conte di Nocera.Dal suo primo figlio Atto I successero : Atto II e Attone.Dal secondo figlio Manfredo successero: Rodolfo II e Atto. 

Il Sassi ci ricorda i seguenti discendenti vissuti a Fabriano: Gentile e Guarniero di Franco del Conte Atto(a.1211), Ugo e Villano di Attone di Treserio,nobili fabrianesi e podestà di Serra S.Quirico, Gentile di Attone della Torre (a.1267), Attone di Angelo, Egidio di Attone di Bruno,Attone di Medico (notaio), Attone di Aymelda(a.1237), Gozo di Attone di Adamo

Altri rami degli Attoni si insediarono sulle alture di Fabriano creando dei piccoli feudi .

Ricordiamo il conte Attolino di Martino signore di Conca, Reggiano e Moscano; Atto di Alberigo e Gualtiero di Atto a Cerreto;  Atto di Alberigo ad Albacina; Gualtiero di Atto a Cacciano; Attone e Bartolo di Ugolino a Chiaromonte; Bartolo di Attone di Sacco a Collamato; della Torre Guido di Attone signore di Torricella,Murazzano,Isola e Colleponi;Simone della Genga discendente del conte Attone di Martino a Genga; Atto di Gozo a Saxa di Rosenga.

 

 

L’ETIMOLOGIA LONGOBARDA

 

Nella nostra lingua, rimangono ancora alcuni  termini longobardi a testimonianza della loro occupazione del territorio appenninico per secoli. Sono riportati i nomi ancora diffusi nel dialetto della valle del Giano ed Esino : anca  (hanka ),  arraffare  ( hraffôn ),  balcone  (balk-palco  di  legname),  banca (banka–panca),bara( bara-lettiga),biacca(balli- sbiadito),brado( braida-pianura aperta),  cafaggio (gahagi - recinto), castaldo (gastald- amministratore di beni sovrani),federa(fedara-penna,piuma),forra(furha-spazio fra i solchi),fresco(frisk),ghermire

(krimjan)graffa(krapfo -uncino),gremire( kramman-riempire), greppia(kruppja), grinfia( krampfa- uncino, gancio), grinza( grimmison- corrugare la fronte),gruccia( krukkja),gruzzolo(gruzzi- mucchio di roba inservibile),guadagnare(waidanjan `pascolare),gualcare(walkan-rotolare),gualdo(wald- bosco),  guancia (wankja) , guanto  (wanth),  guarire (warjan- mettere  riparo,  difendere),guarnire(warnjan- preparare),lasca( aska -cenere (per il suo colore),lonzo(lunz- pigro),magone(mago- gozzo), manigoldo(mundivald -tutore,romanizzato in manigualdus ),melma( mëlma),milza (milzi),nocca (knohha- giuntura),palco( balk -trave),palla (palla, franco balla),panca( panka),ricco( rihhi),riga( riga),ruffa( (bi)hroff(j)an -schiamazzare),russare(hruzzan), sberleffo(gesto, espressione di scherno),sbregare( brehhan -rompere, con s- sottrattivo), scaffale(skaf- scaffa,palchetto), scalco( skalk- servo),schermire (skirmjan `proteggere), scherzare ( skerzan- skëna,skirnjan.), schiena( skena ,skina), schifo (skif), scuro ( skur- copertura, protezione, incrocio con scuro), sferzare (fillezzan), sgherro( skarr (j) o capitano ),sguattero ( wahtari- guardiano, attraverso  un  antico guattero), smacco( smaccare, smaccato),sornacchiare( snarhhjan- russare), spaccare(spahhan- fendere), spalto (spalt-fenditura,  bastione)  spanna ( spanna ), spranga  (spanga ),  spruzzare (spruzz(j)an-sprazzo),scherzare( skerzon-  schernire),staffa( staffa ,predellino), stambecco ( steinbock , stein sasso, rupe e bock becco),stecco ( stëk -palo),sterzo (sterz-manico dell'aratro),stinco (skinka-femore), stracco( strak -rigido),strofinare (straufinon),stronzo( strunz-sterco),strozza(strozza-gola), stucco(stukki -scorza), taccola ( tahhala-tahala-cornacchia’, chiacchierone e taccolare, gracchiare, ciarlare), tanfo( thampf),tonfo( tumpf- rumore di caduta),trappola( trappa-laccio),tuffare( tauff(j)an), visciola( Wishila), zacchera( zahhar-liquido gocciolante),zaino( zain(j)a-cesto), zanna(zann-dente), zazzera( zazza- ciocca di capelli), zecca( zëkka),zeppa  (zeppa-cuneo),zinna(zinna- sporgenza), zuffa (zupfa- ciuffo).

 


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Gemellaggio Longobardo tra il Principato di Alfi ed il Ducato di  Alife feudo dei Principi Puoti (il nome avito di Alife era Alef ossia alphi , alfi)e Castelalfi (sito dei Conti della Gherardesca, congiunti dei principi longobardi Puoti)
LA MISTICA DELLA REGIA STIRPS WEIBLINGHEN HA LE SUE RADICI NELLA LINEA SICAMBRICA MEROLITINGA CELTICA DEI RE PENDAGROM DEL GALLES, CARACTACO, DA CUI DISCENDEVA LA REGINA ANSA, MOGLIE DI RE DESIDERIO E NONNA DI RE POTO CAPOSTIPITE DEI RE PUOTI CANEMORE. CLICK HERE
Storia di Castelpoto
Storia del Regno di Napoli di Nicola Lettieri
e tutte le fonti citate nei siti
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Il Futuro dei Longobardi e' Princess Yasmin , pronipote di Re Desiderio!
Commemorazione della Principessa Giovanna Puoti di Heristal hohenstaufen Plantagenet



Intervento dello Storico Medievale -Principe

Arch. Evanghelos Alaric Veruli

pronipote di King Alaric Veruli(Genealogy of Goering ) di Anarnia von Gotha , Eudoxia , sposa di  King Gaiseric  Veruli von Saxsen Coburgo  Gotha nipote di Potior Valens Valentianiano  imperatore, figlia di Gallia Placida , da cui discende Re Desiderio.

(Il Principe  Arch E. Veruli von Gothard e' l'ultimo discendente diretto della dinastia   che ha creato l'Almanacco del Gotha europeo, sua erede e la Principessa Vula Veruli, la cui madre e' la prof. Rosamaria Macedonio Aprile von Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet -Storico  medievale. La Principessa Rosemarie vedova del Principe Vincenzo Macedonio di Locri e Grotteria  e' uno degli storici e genealogisti medievali piu' apprezzati. E' Presidente del Comitato scientifico Genealogico del Green Princes Trust)







Relazione Convegno



Giovanna Aprile Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet ,



Discendente legittima e diretta di Re Poto  di Heristal Hohenstaufen Plantagenet  Principe di Costantinopoli , Patrizio di Bisanzio, Principe e duca di Castello Puoti o Castelpoto e di Frignano Piccolo, o Curtis Langobardorum Ferramanu, Attuale Villa di Briano, da cui proviene il figlio prediletto Giuseppe  ed i suoi figli


La  dinastia Puoti reca nel suo DNA, in modo imperativo ed irrinunciabile  , una memoria che reclama di essere preservata dall'oblio , al fine di  scongiurare   che vada irrimediabilmente perduta  la verita' latente, sia pure evidente ,   della stirpe dell'Ultimo Re dei Longobardi e della Regina Ansa, figlia dei Re Pendagrom di Scozia Inghilterra, dinastia Malcom  Canmor  -(Potior), linea Anjou Plantagenet.Cio' anche al fine di preservare, per la discendenza  i legami sentimentali e di sangue  dei nipoti ,con la nonna Giovanna Puoti che, morendo si fece promettere, dal figlio prediletto Giuseppe Aprile von Hohenstaufen Puoti , di preservare gli archivi storici di famiglia.La nonna Giovanna Puoti , poetessa, spiegava ai figli e nipoti che la sua famiglia era cosi' importante che anche i catenacci erano d'oro e portavano lo stemma e che per visitare i loro feudi, non bastavano mesi, in quanto si estendevano anche ai castelli Puoti inglesi detti Potton o Powis(indicati come cespiti di Londra, andati per sempre perduti).

Essendo palese che proprio dal recupero della memoria perduta della nonna Giovanna Puoti , e' stato possibile trovare il filo di Arianna ,per far luce sui secoli bui della sindone e recuperar le bende e le reliquie del golgota  e del Sinai, che, dagli imperatori bizantini, finirono a Federico II. (Avvenire 14 febb 97 -Speciale Sindone Rai Tv montecarlo:Baima bollone , la tesi e' degna di Fede), e' d'uopo che nell'interesse stesso dell'agalmonia e recupero della memoria storica collettiva ,che andrebbe ineluttabilmente perduta, le generazioni future portino in serbo un patrimonio spirituale che va preservato dall'oblio .


Premessa

Il Principe Giuseppe Aprile Puoti (di Heristal Hohenstaufen Plantagenet), discende dalla linea diretta e di primogenitura di Re Poto di Costantinopoli, da cui ebbe origine anche il ramo cadetto del Marchese Giovanni Maria Puoti di Castelpoto, da cui anche il Marchese Basilio Puoti linea dei Colonna , Aragona - Caracciolo, Pignatelli , Medici Obrescoff , Aquaviva,Putiatin .
I Puoti ascendenti e discendenti degli Heristal Hohenstaufen Plantagenet



I Puoti o Poti , originari di Castello Poto o Castelpoto, discendono da Re Poto , o Potone, detto anche duca di Brescia ,Baudo ,nella Tragedia dell'Adelchi di Manzoni,come Scrive lo storico Lettieri ) vedi anche etimologia di Castelpoto.
Re Poto fu battezzato , secondo il rito longobardo , come Rex Langobardorum et Romanorum , Patricius Romanorum , Defensor Romanorum -
Il titolo di Patricius Romanorum , non e' quello di patrizio, secondo la consulta savoiarda, ma quella romana, ed indica La Stirpe imperiale della Gens Potitia (ovvero custode dei miti di Ercole).
Lo stesso Carlo Magno, supplico' il Papa per ottenere il rango di Patricius Romanorum che dava il titolo divino di Flavius , Jovius(da cui Baudo) Teodosius .
King Poto era figlio di Re Adelchi , detto anche Adalgiso, negli atti di Cancelleria denominato Flavius Jovius Adalgiso o Adelkis Rex Romanorum , in cui si firma congiuntamente alla madre Preecellentissima Regina Ansa e Flavius Potior Rex Desiderius , ossia Pothos, o Poto, dal greco che significa Desiderio.
La madre di king Poto e' la Regina Gisla Heristal , sorella di Carlo Magno-

Numerosi matrimoni congiunsero la dinastia di Re Desiderio a tutte le dinastie Regnanti d'Europa.
Ed infatti
Re Poto , ebbe per sorella l'imperatrice Ageltrude di Spoleto, moglie del RE Guido , duca di Spoleto, da cui discende il Barbarossa. La stessa madre del Barbarossa e' pronipote di Re Desiderio , in quanto Liutperga, figlia di Re Desiderio e zia di Re Poto, sposo' il duca di Baviera.
Re Desiderio discendeva inoltre da Potior Valens Valentiniano imperatore d'Occidente ed Oriente, la cui figlia Gallia Placida sposo' l'imperatore Costanzo , figlio di Costantino.(infatti la Famosa Croce di Re Desiderio porta in cuore il ritratto in smalto di Gallia Placida ed i figli, antenati di Re Desiderio) Re Desiderio discendeva altresi' dalla linea gotico sicambrica-merolitinga di King Alaric Veruli e di Aubry o Avril, in provenzale Avrillon che significa nato in Aprile , in tedesco Veiblinghen, o der Vaibil, da cui Staufen che traduce in Bretagne Ex Aufen ovvero Dalla Coppa, in quanto simbolo di Venere , detta anche Aphros o Aprile o Avril.
Il nome arcano di Poto ,da cui Desiderio ,deriva infatti dalla mistica di Potiri che e' nome della coppa o di Venere, nel linguaggio graalico interscambiabile con Fortis o Venere. Fortis allude a Boaz, linea di Davide e di Salomone.

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Il nome arcano dei Puoti negli armoriali di Normandia e' quindi Avril de Potior o Pot , ovvero Avril de Saint Genis
Saintonge, che significa Sacra Progenie di Venere o Coppa Santa, in tedesco STAffa di Venere, Pietra santa ovvero Veiblinghen Beinstein, detti Buren - Burey

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Tornando a Re Poto , egli sopravvive alla sconfitta dei Longobardi, unitamente al Padre Adelchi ,che diventa anche con il figlio Poto,Principe , Despota di Bisanzio -
Le sorelle di Adelchi , quindi zie di Poto , sono capostipiti dei Regnanti d'Europa. Infatti Liutperga sposo' i duchi di Baviera, capostipiti dei Sax Coburgo Gotha, Wittelsbach e Franconia.

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Ermengarda sposo' Carlo Magno, da cui ebbe tre figli

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Gerberga sposo' CarloManno, da cui ebbe 5 figli , eredi del Trono degli Heristal, spodestati da Carlo Magno che ripudio' , per motivi politici Desiderata o Ermengarda.


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Adelperga sposo' re Arechi di Benevento, dando origine alla linea dei Grimaldi di Monaco , da Grimoaldo II , figlio di Grimoaldo che aveva sposato una figlia di Re Poto
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Anselperga e' Badessa di Santa Giulia Abbazia di Brescia, fondata dalla Regina Ansa e da Re Desiderio, in cui si articola la Tragedia dell'Adelchi di Manzoni.

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Dopo il ripudio di Ermengarda , Carlo Magno, dinastia Heristal , gia' connessa a quella dei Mrovingi, (in quanto Grifone, figlio di Carlo Martello e di Sonichilde, stirpe longobarda di Tassilone di Baviera, connessa a Re Desiderio, sposo' Gertrud Hildegard , nipote di Aubry o Avril, nipote di Re Dagoberto II, da cui i der Vaibil o Avril de Saint Genis Burey Anjou, detti anche Grifoni Heristal di Lanslebourg, da cui gli Hohenstaufen ),dona in sposa al figlio di Poto, detto Poto o Potone , la figlia Hildegard Gertrud Gisela, avuta da Hildegard di Svevia, o Schwaben , linea da cui ebbe origine, il nome der Vaibil o Staufer , Buren  , Schwaben : la dinastia Sveva Hohenstaufen.


Ne discende che i Puoti , in quanto discendenti di Re Poto sono di Heristal von Hohenstaufen, per plurime ascendenze e discendenze -
Infatti - gli Hohenstaufen discendono dai Re Pendagrom del Galles Carctaco, ossia il padre della Regina Ansa e dai Re Canmore , o Malcom , Re Potior .Lo stesso Barbarossa e' pronipote , con i duchi di Spoleto ,di Re Desiderio, antenati di Federico II.
Inoltre Costanza, madre dell'imperatore Federico, e' discendente di Guiscardo d'Altavilla che sposo' Sikelgaita, figlia del Principe di Salerno Guaimario, , pronipote di Re Poto.

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I Puoti sono diretti discendenti altresi' di Gisla Herisal , madre di Re Poto, il cui figlio Poto o Potone sposa la figlia di Hildegard di Svevia, ceppo Avito dei Buren o Veiblinghen o dei Vaibil detti anche Avril de Saint Genis Burey anjou o Staufer , oppure Hohenstaufen .
Dalla dinastia di Re Poto e di Hildegard Gisela ha origine dunque la prosapia der Vaibil o Hohenstaufen!

La Regina Ansa d'Anjou Plantagenet , linea dei Re Caractaco , trasmette altresi' ai Puoti la memoria Plantagenet, di cui sono gli ultimi aventi diritto, essendo tale dinastia estinta.
Tutto cio' premesso i Principi Puoti sono ascendenti degli Hohenstaufen e discendenti per plurimi legami di intrecci familiari.
Quindi per la tutela e preservazion della memoria storica, e' bene ricordare che I Principi Puoti sono Puoti di Heristal Hohenstaufen Plantagenet-

Fonti Storiche :

Historia Potorum ed. alke'
Manzoni:Adelchi
Storia di Castelpoto
Storia del Regno di Napoli di Nicola Lettieri
e tutte le fonti citate nei siti



Consultare altresi' sui siti : Genealogie di Goering :king Alaric Veruli -

Genealogy Queen Ansa

Genealogy King Desiderio

Genealogy Gisla Heristal wife of King Adelkis

Origine di Castelpoto  Poto nipote di Re Desiderio e Re Arechi

King Poto Capostipite dei Principi Puoti

 Ben visibile l'origine romana  della muraglia del Castello Hohenstaufen di Alfi - Fiordiomonte

 

 

PUOTI o Poti da Poto figlio di Adelchi che muto' nome a Costantinopoli  e fu capostipite di Flavius Potior Comander di Castrum Poto o Komne a Costantinopoli, da cui Flavio Isacco Comneno , dinastia Giovanni Maria Comneno di Poti (Georgia)detti  des Potes da Despota 

Flavio Isacco , discendente di Poto, figlio di Adelchi,di Castrum Poto o Castrum Komne nei pressi di Costantinopoli, conio' per la prima volta per i membri della Dinastia Comneno ed i suoi eredi il termine Despotes o despot , in memoria della Dinastia di Poto suo antenato.

Gli Ultimi Comneno Paleologo furono detti semplicementi Despoti o des Poti (Leunclavio pag 22 pandect.hist.turc)per indicare il delfino di Bisanzio "In Christo Deo Despotus Paleologos Porphyrogenitus "vedi orazione  "Cum Despoto Vincit" del cardinale  Bressanone , figlio di Maria Comneno, dedicata al cugino Imperatore e Despota  Tommaso Paleologo.

"Vocabantur Des Poti filii, fratres ,generi Imperatori " -Giovanni Lascaris lettera al cardinale d'Aragona-)

 (Imperatori Comneni Paleologhi di Poti , detti anche Geronti o Seniores vedi Tommaso Poto Seniore , -Giovanni Maria Seniore -e Alfonso Poto Seniore, nel 1500 capostipiti dei Principi Poto o Puoti, discendenti di Re Poto che muto' nome a Costantinopoli , gia' principe di Castelpoto avita Castello Puoti , vedi Storico Lettieri 1700 )Ieronte ossia Vecchio Paleologo - o Despotin o padrone 

Despotes (Δεσπότης) – This title ("des poto") was created by Manuel I Comnenus in the 12th century, as the highest title after the emperor. A despot could be the holder of a despotate; for example, the Despotate of Morea, centred at Mistra, was held by the heir to the Byzantine throne after 1261. The feminine form, despoina, referred to a female despot or the wife of a despot.In fact, a Despot was an Imperial title, first used under Manuel I Komnenos (1143–1180

des·pot Pronunciation (dspt)
n.
1. A ruler with absolute power.
2. A person who wields power oppressively; a tyrant.
3.
a. A Byzantine emperor or prince.
b. An Eastern Orthodox bishop or patriarch.
Comneno Paleologhi, Geronti detti  Seniores ,si affermarono verso la fine del XI secolo appoggiando l'ascesa dell'imperatore Alessio I Comneno nel 1081.I Comneno di Comne o Castrum Poto sono i discendenti di Re Poto, figlio di Re Adelchi ,che a Costantinopoli muto' nome in Flavius Potior Gaius Augustus Teodatis , da cui Flavius Isacco e la dinastia Comeno di Poti(in Georgia -Regno di Trebisonda). Un ramo di Re Poto diede origine alla Dinastia Potior o Canmore (nome celtico Antichi Re del Galles , d'Inghilterra e Scozia , piu' volte connessi alla Dinastia sassone merolitinga  bavarese plantageneta  dei Puoti)

Nel 1258 Micele VIII Paleologo usurpò il trono di Nicea al giovane Giovanni IV Lascaris e nel 1261 riconquistò Constantinopoli, mettendo fine all'Impero Latino.

L'età dei Paleologi in pratica coincise con il tramonto e la caduta dell'Impero bizantino, conquistato progressivamentedai Turchi Ottomani.

Costantino XI, l'ultimo imperatore, morì per le vie della Costantinopoli occupata da Maometto II nel maggio del 1453 combattendo fino all'ultimo respiro.Gli successe il coemperatore fratello piu' adulto di nome Tommaso Maria detto il Geronte o Seniore , il quale fu  ambasciatore con il fratello Giovanni Maria a Venezia ed Amalfi   e a Tessalonica , dopo la caduta del Regno bizantino . Alfonso Poto  il Seniore discende appunto dall'ultimo imperatore bizantino Tommaso Maria da cui i Principi Puoti  Patricii Romanorum  di Castelpoto ,Santa Maria  a Vico ,Pozzuoli ed   Arienzo 

Dinastia dei Paleologi
(1261-1453)
 
[Michele VIII] (1261-82)
[Andronico II] (1282-1328; associato con Michele IX, 1295-1320)
[Andronico III] (1328-41)
[Giovanni V] (1341-91; contemporaneamente Giovanni VI Cantacuzeno, 1347-55, Matteo Cantacuzeno, 1354-57, Andronico IV Paleologo, 1376-79, e Giovanni VII Paleologo, 1390)
[Manuele II] (1391-1425; associato con Giovanni VII, 1399-1402)
[Giovanni VIII] (1421-48)
[Costantino XI] (1449-53) associato alfratello  Tommaso Maria(il Paleologo Comneno di Poti detto il Geronte, ovvero Seniore , capostipite dei Puoti  discendenti del Despota e Principe  Alfonso Poto , Ambasciatore ad Amalfi, il seniore
The original Greek term despotēs designated simply "lord" and was synonymous with kyrios. As the Greek equivalent to the Latin dominus, despotēs became a way of reference to the Roman Emperor, occasionally used in formal settings, for example on coins.

The title despotēs was granted as the highest courtly dignity to members of the imperial house, starting with the future King Béla III of Hungary, as intended son-in-law and heir of the Byzantine Emperor Manuel I Komnenos in 1163. According to Gyula Moravcsik this title was a simple translation of Béla's Hungarian title 'úr', but other historians believe it comes from the old Roman title 'dominus'. The majority of despotēs were younger sons or sons-in-law of the Byzantine Emperors, who tended to crown their eldest sons co-emperor (symbasileus). The title despotēs was a strictly courtly dignity without specific military or administrative functions or powers, in spite of enjoying the highest position of honor below an emperor.

The title of despotēs spread to the Byzantine successor states after the Fourth Crusade and was awarded by any sovereign who held the imperial title, including the emperors of the Latin Empire, Bulgaria, Serbia, and Trebizond. The title despotēs could also be awarded by an emperor to a foreign magnate for kinship or services. In the Empire of Trebizond the title was granted to the intended heir to the throne, in marked contrast to practice elsewhere.

Only the last two hundred years or so has the concept of despot had a purely negative connotation.

[edit] Insignia

The Byzantine despotēs dressed in a fashion reminiscent of the attire of the Byzantine Emperor, including:

  • a mural crown (with four crenelations for imperial sons, or one for imperial sons-in-law)
  • a red or purple tunic, usually decorated with imperial eagles
  • a pair of red and purple soft boots

The insignia was modified in Bulgaria and Serbia according to local preferences.

8. L’imperatore Alessio I Comneno (1081-1118)
Miniatura raffigurante Alessio I

Miniatura, secc. XI-XII (1100 ca.), particolare
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica, cod. Vat. gr. 666, f. 2v.

Il codice di cui fa parte la miniatura contiene undici titoli della Panoplia dogmatica di Eutimio Zigabeno, un trattato contro le eresie commissionato da Alessio I Comneno. Si tratta verosimilmente dell’originale offerto al sovrano, dato che nei primi fogli si vedono tre immagini che mostrano, rispettivamente, i padri della chiesa, l’imperatore Alessio I che da questi riceve l’opera e, infine, lo stesso sovrano che la offre simbolicamente a Cristo. L’imperatore indossa una tunica di porpora con palmette d’oro stilizzate e il loros. Quest’ultimo è ora portato come una specie di fascia aderente al corpo.

[edit] "Despotates"

In the period after the Fourth Crusade, certain despotēs came to be associated with particular territories, such as Epirus, Morea (the Peloponnese), and Serbia. It is important to stress, however, that the derivative term "Despotate" employed for these territories is technically inaccurate, as the title of despotēs was neither hereditary, nor intrinsic to a particular territorial jurisdiction. Accordingly, proper usage would be "despotēs in Morea", rather than "despotēs of Morea". The virtually uninterrupted succession of despotēs in Morea, for example, is due to the fact that emperors consistently appointed their younger sons, already created despotēs, as governors of that province. Rulers of Epirus and Serbia called despotēs technically bore that title not by hereditary right, but by grant from successive emperors.

With the death of the last Byzantine Emperor Constantine XI on May 29, 1453, the creation of a despotēs became irregular. The title was granted by Pope Paul II to Andrew Palaiologos, heir to the Byzantine throne in 1465, and by the king of Hungary to his dependent ruler of Serbia in Vojvodina on the Ottoman frontier

Despote (en grec ancien δεσπότης / despótês), d'après le terme signifiant « seigneur » ou « maître », est une épithète appliquée à Dieu, au patriarche et aux évêques, mais surtout à l'empereur.

Le titre de despotes apparaît au XIIe siècle  avec L'empereur Comneno,et occupe le sommet de la hiérarchie officielle, juste après celui d'empereur et de co-empereur. C'était déjà une épithète indiquant la plus haute nobilité : on le trouve sur les sceaux de sébastokrators et de césars à cette période. Les empereurs peuvent accorder le titre à plusieurs individus simultanément, mais d'abord à leurs fils. Il ne donne toutefois aucune indication sur le droit de succession.

Aujourd'hui, ce terme qualifie quelqu'un de «souverain tyrannique», prenant des décisions arbitraires, sans tenir compte de l'avis d'autrui. Une telle personne possède un pouvoir absolu sur ceux qu'elle dirige.

Bibliographie [modifier

 

Giovanni VIIIPaleologo -Verona -Badile

 

Tommaso Paleologo Despota  Comneno di Poto , capotipite dei Puoti

 

Tommaso Paleologo, (in lingua greca: Θωμάς Παλαιολόγος, Thōmas Palaiologos Pothos ), nato nel 1409 e morto il 12 maggio 1465, fu despota di Morea dal 1428 fino alla conquista da parte degli ottomani del despotato, avvenuta nel 1460.

Alla diserzione del fratello più anziano, passato ai turchi nel 1460, Tommaso diventò il legittimo pretendente al trono di Bisanzio.

 

Tommaso Paleologo era il figlio più giovane dell'Imperatore bizantino Manuele II Paleologo e di Elena Dragaš. Il nonno materno era Costantino Dragaš. I suoi fratelli erano gli Imperatori bizantini Giovanni VIII Paleologo e Costantino XI Paleologo, così come Teodoro II Paleologo e Demetrio Paleologo, despoti della Morea e Andronico Paleologo, despota di Tessalonica.

Quale figlio minore di Manuele, Tommaso non avrebbe dovuto o potuto arrivare al potere, neppure quando i figli di Manuele diventarono gli unici eredi della disciolta dinastia dei Paleologi.

Come tutti i figli imperiali di Manuele, Tommaso diventò despota. Nel 1428 egli e i fratelli Teodoro e Costantino erano despoti di Morea. Dopo il ritiro di Teodoro nel 1443, Tommaso governò insieme a Costantino, fino a quando Costantino XI di Bisanzio fu nominato Imperatore di Bisanzio nel 1448.
Tommaso rimase in Morea, ma fu costretto a dividere nuovamente la carica di despota con il fratello più anziano Demetrio dal 1449, fino ad allora despota di Tessalonica.

Sotto il dominio dei Latini il limitato territorio bizantino in Morea si era espanso considerevolmente a scapito del Principato d'Achea. Dopo la guerra del 1430, almeno virtualmente l'intera penisola del Peloponneso era passata sotto il dominio dell'Impero bizantino, e nel 1432 Tommaso si sposò con Caterina Zaccaria, figlia dell'ultimo principe di Achea Centurione II Zaccaria.

Dopo questo periodo di successo, le fortune della Morea bizantina ebbero un declino, poiché il governo di quest'area, detenuto da molti fratelli, causò un inevitabile attrito che si acuì ulteriormente dopo l'arrivo dell'ambizioso Demetrio il quale assunse posizione a favore degli ottomani in contrasto con l'orientamento pro-occidentale di Tommaso.

Dal 1447 i despoti diventarono vassalli e tributari dei Sultani ottomani.
All'inizio dell'assedio di Costantinopoli da parte di Mehmed II, un esercito ottomano fu disposto al confine con la Morea in modo da bloccare la regione.
Dopo la conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani guidati da Mehmed II, avvenuta il 29 maggio 1453, il sultano ordinò ai due fratelli Paleologi di continuare - uniti - a governare il despotato.

Questo ordine fu accettato da Tommaso e Demetrio per i primi due anni a causa della sommossa della famiglia dei Cantacuzeni che dal 1453 che cominciò durante la caduta di Costantinopoli il figlio maggiore di Manuele Demetrio I Catecuzeno. Soltanto durante l'anno successivo le forze dei fratelli Paleologo distrussero le forze ribelli.

In queste circostanze, e senza Constatino XI quale mediatore per una pace familiare, Tommaso cercò un supporto nel mondo occidentale contro gli ottomani. Si alleò con la Repubblica di Genova e con il Papa della Chiesa di Roma e sconfisse il fratello Demetrio, in competizione con lui e pro-ottomano, che fuggì in cerca dell'aiuto degli ottomani nel 1460.

L'esercito degli ottomani allora attaccò la Morea e rapidamente aprì un varco la parete di Hexamilion attraverso l'Istmo di Corinto, troppo lungo per essere equipaggiato e difeso efficacemente dalle forze di Tommaso. Questi scappò con la sua famiglia in Italia, dove già era riconosciuto come erede legittimo dell'Impero bizantino a Roma.

I comandanti delle città fortificate della Morea, disertarono dal loro comando, e i soldati scelto individualmente se combattere o arrendersi, secondo la propria volontà e le proprie circostanze. Nella battaglia finale dell'Impero Romano nella relativa incarnazione dell'Impero bizantino, Graziano Paleologo, il comandante militare della città di Salmenikon sconfisse Mehmed II, che dopo un mese d'assedio aveva rinviato i suoi uomini a casa senza conquistare quella città poco importante.

Durante il seguente anno Graziano ricevette un'offerta per diventare generale della Repubblica di Venezia, Graziano accettò, e qundi i veneziani presero sotto il loro controllo Salmenikon nel luglio del 1461. Tommaso e gli eredi imperiali

Dopo la caduta della Morea, Tommaso andò a vivere a Roma, fu riconosciuto nell'Europa cristiana come Imperatore legittimo dell'est. Durante gli anni trascorsi nell'Europa occidentale, soprattutto per migliorare la sua posizione, cambiò la sua religione da ortodossa a cattolica romana.

Alla sua morte - avvenuta nel 1465 - la sua posizione era quella di titolo di legittimo Imperatore bizantino. Il titolo sarebbe poi passato al figlio più anziano, Andrea Paleologo Despota di Poto  detto anche geronte o Seniore , nato a Mistra nel 1455.

Mehmed II conquistò nel 1461 l'Impero di Trebisonda, di fatto l'ultimo territorio libero dell'Impero Romano. Mehmed consolidò il suo potere nel 1453 con la conquista di Costantinopoli.

Papa Paolo II organizzò a scopi politici nel 1472 un'unione fra la figlia di Tommaso, Zoe Paleologa (che cambiò nome in Sophia) e il principe Ivan III di Russia, con la speranza di far diventare la Russia un paese cattolico. Il matrimonio venne celebrato, ma l'unione delle chiese non avvenne poiché i russi non intesero cambiare religione. Ciò nonostante, in virtù di questo matrimonio, Mosca cominciò a seguire la relativa politica Imperiale di Bisanzio e si fregiò del titolo di terza Roma.

Inoltre, il nipote di Tommaso era Ivan IV della Russia, il primo imperatore - o zar - della Russia chiamato come questo titolo (il titolo Imperiale già era entrato nell'uso sotto Ivan III e sotto suo figlio Vasili III di Russia).
L'ultima discendente riconosciuta di Zoe fu Maria di Staritsa, moglie del re Magno di Livonia, morta nel 1610.

[

Castrum Poto-CastelPoto -Castello Puoti

Villa (Cantabria Spagna)Potes 


Potes è un comune spagnolo di 1.557 abitanti situato nella comunità autonoma della Cantabria.ovvero Jovia Fortis potens - E' stata fondata da discendenti dei Comeno Paleologo di Poto

                                    Yasmin von Hohenstaufen

                LE RELIQUIE   

                          di 

                     CRISTO  

                                     da Costantino  a Federico II

 

 

 

 

                                                    ed.Plantagenet 

La Principessa Yasmin von Hohenstaufen, pronipote di Teodolinda,Re Desiderio,Federico II ed Isabella d'Inghilterra ,nella pièce teatrale della

 "Rosa fronzuta saro' Pellegrino" , Alpheim  Theatre Lussemburgo, spiega l'itinerario delle reliquie di Santa Giulia e delle reliquie del Golgota che da Elena, madre di Costantino , furono ereditate da Re Desiderio, discendente di Costanzo e Galla Placida .

Stemma dei Principi Puoti o Des Pota (da cui anche  Comander o Comneno ed in  celtico Canmore, ovvero Potior) , pronipoti di Costantino il Grande, da cui discendeva Re Poto nipote di Re  Desiderio  :esso rappresenta il braccio di Costantino  che domina il leone.La tradizione   si rifa' al mito della Gens Potitia Romana(stirpe dei Re taumaturghi) cui apparteneva Costantino , custode dei misteri di Eracles Invictus che sconfisse, con la sola forza di un braccio, il leone. 

 

 La Sindone , le bende e le reliquie enumerate nel benedettino Monastero di Lorch dal Barbarossa ,provenivano dall'Imperatore Comneno cugino di Federico I . La dinastia Comneno discendeva da Costantino e Re Desiderio, in quanto il figlio di Re Adelchi , Poto , la cui madre era Gisla , sorella di Carlo Magno, si rifugio' con il padre  a Costantinopoli, presso Irene di Bisanzio. Ivi mutarono nome in Flavius Potior Jovius Teodatis Despota o Comander(Potior) da cui Comneno.(Vedi Isacco Flavio e Giovanni Comneno di Poti Despota di Poti in Georgia, capostipite dei Puoti o Poti Comneno di Costantinopoli  gia' edificatori di Castelpoto(BN). La pièce partendo da Santa Giulia documenta storicamente che La Regina Ansa e Re Desiderio non morirono con Ermengarda ed Adelchi a Santa Giulia, ma finirono rispettivamente  A Corbie in Francia , mentre Adelchi fuggi' a Costantinopoli con il figlio Re Poto, capostipite dei Principi Puoti Comneno. La figlia di Adelchi, Ageltrude di Spoleto , diventa imperatrice d'Italia.

www.federicostupormundi.it

http://www.geocities.com/f_hohenzollern/sindone.html

"Ma io per la Giustizia contemplero' il Tuo Volto o Signore"...

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Mostra delle Bende di Cristo di Federico II

Castrum Petre Roseti

GIOVANNI E I RACCONTI DI RESURREZIONE

Gv 20
[1]Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 
[2]Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 
[3]Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 
[4]Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 
[5]Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 
[6]Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 
[7]e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 
Re Adelchi  capostipite dei Principi Puoti:Le reliquie di Santa Giulia.

Chiesa e convento di San Cristo, un unicum giustamente definito dal noto esperto Luciano Anelli come la Cappella Sistina di Brescia.

EndonarteceIl sottostante Endonartece, delimitato da due colonne, presenta sugli archi esterni una triplice effigie di S. Giulia in croce, a sottolineare il legame con la sottostante chiesa benedettina, che della martire cartaginese accoglie le reliquie, qui trasportate da Adelchi, figlio di re Desiderio. Lo spazio quadripartito che ne risulta è qui abilmente sfruttato da un esperto e finissimo pittore (della cerchia dei fratelli Campi, potrebbe essere il sotto citato Gàmbara) a presentare al centro i Padri della chiesa occidentale (Ambrogio, Gregorio, Agostino, Girolamo) e alle due estremità quelli della Chiesa orientale (Anastasio, Basilio il Grande sulla sinistra, Gregorio Nisseno e Giovanni Damasceno sulla destra).

 

 

Le Reliquie del Golgota : dall'imperatrice Elena ,madre di Costantino, alla Principessa Yasmin

Le reliquie del Golgota , tra cui la croce, la sindone , i chiodi  e le bende di Cristo, furono custodite da Costantino il Grande  , figlio di Elena che ritrovo' , dopo un sogno, il luogo ove erano nascosta la croce e le reliquie  che furono ereditate  da Re Desiderio, discendente di Costantino, attraverso Costanzo e Galla Placidia, figlia di  Potior Valens Augustus Flavius Jovius  Valentiniano. Le reliquie  furono poi  trasmesse  a Re Adelchi  e al figlio Re Poto che ,fuggiti a Costantinopoli presso la cugina Irene di Bisanzio , dopo la sconfitta Longobarda,  mutarono il nome in Flavius Teodatis Jovius Potior Augustus Despota o Comander  Patricius Romanorum et Bisancii, da cui la Dinastia Comneno (Comander o Despota )di Comne o Castrum Potens Castelpoto nei pressi di Costantinopoli, da cui l'imperatore Giovanni Maria Comneno di Poti, Capostipite dei Principi Puoti , nonni della Principessa Yasmin ( Poti -Georgia Regno di Trebisonda) Le reliquie del Golgota, per salvarle , dall'imperatore  Comneno, passarono al cugino Federico I Barbarossa (discendente di Re Desiderio, attraverso la madre Giuditta di Baviera, pronipote di Liutpranda , moglie del duca di Baviera e sorella di Re Adelchi) Archivi cistercensi , archivi inediti  russi e  del Principe di Curlandia e  originali   manoscritti benedettini , pubblicati dalla Dinastia Hohenzollern  nei MGH- Historia Friderici- (la dinastia di Federico Figlio di Isabella d'Inghilterra e di Federico II si e' piu' volta ricongiunta dal 1400 al casato Zolerin o Zollern ossia gli Hohenzollern)

 Barbarossa  le nascose nel Benedettino Monastero di Lorch a 10 km da Hohenstaufenschloss , fondato da Federico I di Buren .(Vedi MGH ripresi da L'avvenire del 14 febbraio 97 :agora' La Sindone a casa Hohenstaufen )

Le reliquie del Barbarossa , tra cui la sindone e le bende di Cristo,   furono ereditate da Federico II   e trasmesse a Corradino, re di Gerusalemme . Dopo la morte di Corradino  , gran parte delle reliquie furono scippate  dal tesoro  imperiale   e parte poste in salvo da Federico Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Plantagenet ,figlio di Isabella d'Inghilterra e Federico II rifugiatosi in Provenza.(vedi pastorali di Francia)capostipite della dinastia Aprile von Hohenstaufen Plantagenet di Buren Anjou de Niphi Nero'  de Saint Genis Puoti Canmore Comneno. Infine  sono state ritrovate  , unitamente agli archivi inediti dalla Principessa Yasmin che non solo ha ritrovato le bende di Cristo e le altre reliquie autentiche , di cui vi sono copie  in giro, ma ha fatto luce su due secoli di buio della sindone.(ed.Alke' Fonti:Le Bende di Cristo di Yasmin von hohenstaufen :"da Costantino il Grande alla Principessa Yasmin. Come le reliquie  del Golgota , sono  state rinvenute in cappelle di famiglia, dalla legittima erede di Costantino, Princess Yasmin Aprile von Hohenstaufen Puoti , pronipote dei Puoti Comneno e di Federico Avril de Burey Anjou Hohenstaufen Plantagent , figlio di Federico II ed Isabel von England ".

 

LE RELIQUIE DI CRISTO 

dall'Imperatrice Elena alla principessa Yasmin

ed Plantagenet  di Yasmin von Hohenstaufen

euro20,00

 

                                     Yasmin von Hohenstaufen

                LE RELIQUIE  

                          di

                   CRISTO 

                   dall'Imperatrice Elena agli Hohenstaufen

                           itaLa figura di Elena Imperatrice che porta la Croce nel mosaico di 'Gesù benedicente attorno agli Evangelisti'

 

      

 

 

 

Discendenza di Re Poto,figlio di Re Adelchi-

Dinastia dell'Imperatore Giovanni  Maria Poti o Comneno despota di Poti(Georgia)

Manzoni, notizie storiche dalla tragedia Adelchi.

 

 

Principi Puoti 

LO STEMMA Avito  dei Puoti era il Serpente

 

.Non sembra suscitare dubbi l’etimologia del nome di CASTELPOTO.
Il paese avrebbe preso il nome da Potone, duca longobardo, nipote del principe Radelchi di Benevento e che fu prigioniero di Siconolfo di Salerno entrando a far parte in uno scam-bio di prigionieri nell’anno 844, come si rileva dal “Chronicon Anonimi Salernitani”.
Oltre queste esistono altre due interpretazioni circa l’origine del nome Castelpoto.
La prima del Rev. De Mennato che, considerando la posizione geografica del paese, domi-nante sul tracciato della Via Latina, ne fa derivare il nome dall’etimo latino “Castrum Po-tens”.
L’altra è avvalorata da un memorialista napoletano sulla base di un’iscrizione funeraria che si trova nella chiesa della “Pietra Santa”, in Napoli, sulla tomba di un giovane sacerdote di casa Puoti.

 

Principi Puoti 

LO STEMMA Avito  dei Puoti era il Serpente azzurro di Re Desiderio.

                                                                   POTI(Puoti)

 

 

O lo Stemma dell'Aquila bicipite d'oro su rosso .

 

 

Princes Puoti

(Princes Desiderio)

de gueules ,à l'aigle bicephale     

         

     DESPOTA

 

 

 

 

 

 

 


Discendenza di Re Adelchi detto Adelkis, rifugiatosi, dopo l'ascesa del cognato  Carlo Magno,presso  la cugina Irene di Bisanzio. Adelchi, in memoria dei suoi avi ,Costantino, Potior Valens Valentiniano ,Gallia Placida .Costanzo, muta il nome in Flavius Iovius Patricius Teodatis Potior, principe despota di Costantinopoli:il figlio
Flavius Jovius Poto ( detto anche Potone) Despota Patrizio di Costantinopoli , da cui la dinastia Commander o Despota dei Potior detti poi Comneno di Poti      

I Puoti di Castello Puoti o Castelpoto, da Poto, figlio di Re Adelchi e Gisla sorella di Carlo Magno  , sono capostipiti, attraverso Sikelgaita della dinastia Altavilla, da cui Costanza , madre di Federico II, e  direttamente  in linea di primogenitura di  Giovanni IV Comneno di Colchidia (o Poti in Georgia ) (Despota di Colchida citta' della Georgia che prese il nome di Poti dal Sovrano Comneno su cui nel 1578 fu eretta la fortezza del sultano Murrad III , detta Poti dal nome avito di Comeno in Georgia .A Costantinopoli  il nome Poto, scompare fino all'epoca di Giovanni Comneno , la cui dinastia s'appellera' Poti , dal nome della cittadella eretta dall'imperatore Giovanni IV di Comneno, detto appunto Poti, (Georgia)
       


Genealogia dei Puoti o Poti a Costantinopoli
1081 - 1118 ALESSIO I Comneno o Comader despota o Poto -Potior (1048-Costantinopoli 1118).fu terzogenito di Giovanni Comneno e nipote dell’Imperatore Isacco I Comneno. Durante il periodo di agitazioni dei Ducas e loro associati, Alessio e i suoi fratelli figurarono fra gli oppositori. Scoppiata una rivolta nel 1081, Alessio occupo’ Costantinopoli, detronizzando Niceforo III. Combatte' in Epiro contro i Normanni di Roberto il Guiscardo, in Tracia contro i Peceneghi (battaglia di Levunio, 1091). Rialzo’ le sorti dell’Impero da abile diplomatico. Concluse un accordo con Venezia (1082) che gli assicuro’ un aiuto della flotta veneziana in cambio di considerevoli vantaggi economici. Questo accordo segno’ l’inizio della grande fortuna delle Repubbliche Marinare Italiane. Regno' durante la prima Crociata, quando la stessa Costantinopoli fu minacciata dall'avanzata dei Selgiuchidi: invio' allora una legazione dal Papa Urbano II, al sinodo di Piacenza, invocando aiuto. In seguito, insospettito dalle ambizioni dei nuovi venuti, cambio’ politica ed avverso’ la formazione dei Regni Latini d’Oriente.




HISTAMENON




1118 - 1143 GIOVANNI II Comneno (1088-Tauro 1143) figlio e successore di Alessio I fu considerato il piu’ grande dei Comneni. Rafforzo’ l’Impero e sconfisse i Peceneghi (Berrhoia, 1122). Lotto’ contro gli Ungari (1124-1128) per avere il controllo sui Serbi, Dalmati e Croati. Nel 1126 ratifico’ il trattato con Venezia, pur concedendo favori a Pisani e Genovesi. Riconquisto’ gran parte dei possedimenti turchi, sottomettendo la Cilicia, Antiochia (Piccola Armenia,1138), Tripoli ed Edessa. In politica interna, il Regno di Giovanni II Comneno fu caratterizzato dal sorgere di fondazioni religiose.




HYPERPERON

La questione di Antiochia (1137)

I crociati, secondo gli accordi, avrebbero dovuto restituire all'imperatore bizantino la città di Antiochia. Ma il principe normanno Boemondo non rispettò i patti.

Iniziò una guerra a tre: turchi e bizantini contro i latini. I turchi vi furono coinvolti con l'emirato dei Danishmendiyya di Melitene.

Nel 1137 Antiochia si sottomise all'imperatore bizantino Giovanni II Comneno.





1143 - 1180 MANUELE I Comneno (c.ca 1122-1180), quarto figlio e successore di Giovanni II Comneno, tento’ una politica di restaurazione in Italia (cerco' di attuare l'Impero Universale) che provoco’ il dissanguamento delle finanze bizantine. Respinse gli attacchi dei Serbi, degli Ungari e dei Normanni, condotti da Ruggero di Sicilia. Appoggio' le citta' guelfe italiane contro Federico Barbarossa. Fini' per conquistare la Serbia (1172), entro' in conflitto con Venezia, preoccupata dai trattati firmati dal Comneno con Genova (1169) e con Pisa (1171), e firmo’ con essa un trattato di pace solo nel 1175. Fu sonoramente sconfitto dai Turchi a Miriocefalo (1176). In definitiva, per mantenere le forze militari, l’Imperatore peggioro’ in modo sensibile le condizioni economiche, che promossero la trasformazione dell’Impero ad una forma feudale.



Castrum  Poto (Castello Puoti) o Castrum Vetus o  Argentium  -Arienzo (Castello Longobardo di Re Poto capostipite dei Puoti)



HYPERPERON




1180 - 1183 ALESSIO II Comneno (Costantinopoli 1167-1183) fu figlio di Manuele I Comneno e di Maria di Poitiers-Antiochia. Regno’ sotto la tutela della madre e favori’ i Latini. Fu costretto ad accettare come collega Andronico I, suo cugino (1182), che lo fece strangolare. Fu sposo di Agnese, figlia di Re Luigi VII di Francia.




Di questo regno non sono state identificate monete, ne' sembra siano state coniate





1183 - 1185 ANDRONICO I Comneno (1122-1185), figlio di Isacco Comneno e nipote di Alessio I, arrivo' al potere facendo uccidere Alessio II. Valoroso soldato, intelligente e senza scrupoli, divenne l’antagonista del cugino, l’Imperatore Manuele I, che lo fece piu’ volte incarcerare. Ma, dopo varie avventure e dopo la morte del cugino, riuscito ad evadere, approfittando di una sollevazione popolare, entro’ in Costantinopoli (1182). Fece allora uccidere la Reggente e si fece associare al trono, ma dopo l’Incoronazione (1183), fece strozzare anche Alessio II Comneno e ne sposo’ la giovane vedova Agnese di Francia. Incomincio’ un opera di eliminazione della famiglia imperiale e dell’aristocrazia a lui ostile perche’ danneggiata dalle sue riforme, specialmente agrarie. Con la scusa di vendicare i Latini, gli Ungheresi ed i Normanni di Sicilia sbarcarono a Durazzo, raggiunsero Salonicco e puntarono su Costantinopoli. Qui scoppio’ una rivoluzione ed egli fu spodestato da Isacco II Angelo, acclamato Imperatore. Andronico, sorpreso mentre tentava di fuggire, fu trucidato dalla folla. Il figlio primogenito di Andronico, Manuele, fu capostipite degli Imperatori di Trebisonda.




HYPERPERON




1185 - 1195 ISACCO II Angelo (I Regno) (c.ca 1155-1204), benche’ fosse il favorito di Andronico I Comneno, riusci’ a far sollevare il popolo contro di lui e lo rovescio’ dal trono (1185), mentre i Normanni occupavano Tessalonica e gli Ungheresi la Dalmazia. Incapace di comandare sui nobili, Isacco II obero’ il popolo di imposte e provoco’ la loro sollevazione. I Bulgari lo sconfissero nel 1190 e 1194. Fu favorevole ai Latini, aiutando la terza Crociata, dopo essersi accordato con Federico Barbarossa (1190), ma nel 1195 fu detronizzato dal fratello Alessio III Angelo che lo fece accecare.




HYPERPERON




1195 - 1203 ALESSIO III Angelo Comneno (+1210) detronizzo’ il fratello Isacco II Angelo, lo imprigiono’ e lo fece accecare. Fu uomo inetto e gaudente e lascio’ l’Impero in mani inette che lo indebolirono ancor piu’. Vennero cosi’ perdute molte regioni e molti Governatori divennero di fatto indipendenti. Fu cosi’ che Alessio IV Angelo, suo nipote e figlio di Isacco II, con l’appoggio dell’Imperatore Enrico VI, concluse un’alleanza con i Capi della IV Crociata e con i Veneziani, che occuparono Costantinopoli (1203). In seguito alla creazione dell’Impero Latino, fu detronizzato dai Crociati. Alessio III fuggi’ in Tracia e successivamente in Asia Minore. Qui cerco’ di opporsi al genero Teodoro I Lascaris, che si era fatto riconoscere Imperatore a Nicea (1204), ma fu preso ed imprigionato in un monastero dove rimase fino alla morte.




HYPERPERON




1203 - 1204 ISACCO II Angelo (c.ca 1155-1204 ) (II Regno) e ALESSIO IV Angelo (1182-Costantinopoli 1204). Alessio, imprigionato dallo zio Alessio III, che aveva imprigionato anche suo padre Isacco II, riusci’ a fuggire in Occidente (presso il cognato Filippo di Savoia) ed a far interessare alla causa del padre alcuni Principi occidentali ed i Veneziani. Quando con la IV Crociata, i Latini si impadronirono di Costantinopoli (luglio 1203), Isacco II Angelo fu rimesso sul trono. Fu pero’ assassinato, con il figlio Alessio IV (prima imprigionato, poi strangolato) che egli aveva associato a se' nel Regno, da Alessio V Ducas Murzuflo, genero di Alessio III Angelo. Cio’ avvenne perche’ quest’ultimo seppe ben sfruttare il malcontento popolare per le concessioni che i due Imperatori avevano dovuto fare ai Latini.




HYPERPERON




1204 ALESSIO V Ducas Marzuflo (+1204) regno' pochi mesi, ucciso dai Crociati durante la IV Crociata.





Il Despotato d'Epiro e gli altri Stati derivati dalla frammentazione dell'Impero bizantino, al 1204.Il Despotato d'Epiro fu uno degli Stati a nascere dallo smembramento dell'Impero bizantino nel 1204 durante la quarta crociata. Esso reclamò il titolo di "erede" dello stesso Impero, come anche l'Impero di Nicea e l'Impero di Trebisonda.

Michele I Ducas Non si conosce la data di nascita, e dove sia nato, morì nel 1214 a Corfù. Despota d'Epiro a partire dal 1204 fino al 1214.






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Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204, i cittadini Greci cercavano di radunarsi in alcune zone, per difendersi dai Latini. Michele I vide quindi spalancarsi una porta per il dominio nella zona. Prendendo con sè dei soldati a lui fedeli, difese dai Latini l'Epiro; vedendo ciò i cittadini Greci, sia della Tessaglia che del Peloponneso, si posero sotto il suo protettorato. Michele I fu descritto dai cittadini Greci come un secondo Noè, in quanto dava riparo ai Greci dall'"alluvione" dei Latini.

Michele I aveva una famiglia di provenienza Imperiale, visto che Isacco II di Bisanzio e Alessio III di Bisanzio, erano suoi cugini.


Il governo
Michele I, malgrado avesse chiesto a Giovanni Camatero (il vecchio patriarca di Costantinopoli) di riconoscerlo Imperatore Bizantino, non ebbe questo privilegio. L'ex-patriarca gli preferì Teodoro I di Nicea; non avendo avuto il titolo di Imperatore, Michele I si sottomise alla chiesa cattolica.

Enrico di Fiandra domandò a Michele I fedeltà all'Impero latino, e la ottenne col matrimonio della figlia di Michele I con suo fratello, Eustachio, nel 1209. Michele I non prestò fede a questa alleanza, confidando nella protezione delle montagne, che avrebbero fermato tutti i Latini con cui avesse stretto e rotto alleanze. Nel frattempo i parenti di Bonifacio fecero rivendicazioni sull'Epiro, e Michele I nel 1210 strinse un'alleanza coi Veneziani per attaccare l'Impero di Tessalonica in mano alla casata dei Bonifacio. Michele I si dimostrò disumano coi suoi prigionieri, arrivando a crocifiggere alcuni preti latini. In risposta, Papa Innocenzo III lo scomunicò. Enrico tornò in città in quell'anno e costrinse Michele I ad una nuova alleanza nominale.


La fine
Ma questi si dedicò piuttosto a catturare altre città strategiche che erano in mano latina, come Larissa, Durazzo e Ohrid, e ad assicurarsi il controllo della via Ignazia per Costantinopoli. Egli prese inoltre controllo dei porti sul golfo di Corinto. Nel 1214 catturò Corfù ai Veneziani, ma fu ucciso dal fratellastro Teodoro, che dopo gli subentrò al trono.


Conflitti con Nicea e la Bulgaria
Teodoro si preparò immediatamente per attaccare Tessalonica, e combattè i Bulgari. Enrico di Fiandra morì mentre stava per contrattaccare; nel 1217 Teodoro catturò il suo successore Pietro di Courtenay, e molto probabilmente lo fece uccidere. L'Impero latino, comunque, fu distratto dal crescente potere di Nicea e non potè impedire a Teodoro di prendere Tessalonica nel 1224. Nel 1225, in seguito alla presa di Adrianopoli da parte di Giovanni III di Bisanzio, Teodoro e strappo a sua volta la città a quest'ultimo; si alleò inoltre con i Bulgari e scacciò i Latini dalla Tracia. Nel 1227 Teodoro si incoronò Imperatore bizantino, nonostante non fosse riconosciuto dalla maggior parte dei Greci, specialmente dal Patriarca di Nicea. Nel 1230 ruppe l'alleanza con la Bulgaria, sperando di spodestare Ivan Asen II, che lo aveva trattenuto dall'attaccare Costantinopoli. Nella battaglia di Klokotnitsa (nei pressi di Haskovo, in Bulgaria), lo zar bulgaro sconfisse, catturò ed accecò Teodoro; suo nipote Michele II prese il potere in Epiro. Teodoro fu infine rilasciato e governò Tessalonica come vassallo insieme a suo fratello Manuele.

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Sovranità niceana e bizantina
L'Epiro non si riprese mai completamente dalla sconfitta. Michele II perse Tessalonica a favore di Nicea nel 1246 e si alleò con i Latini contro questa. Nel 1248 Giovanni III costrinse Michele a riconoscerlo come Imperatore, e in cambio lo riconobbe Despota d'Epiro. La nipote di Giovanni Maria sposò il figlio di Michele Niceforo; inoltre, nello stesso anno, la figlia di Michele , Anna, sposò Guglielmo II di Villehardouin, principe d'Acaia, e Michele preferì onorare quest'alleanza piuttosto che quella con Giovanni. Egli fu sconfitto nel conflitto seguente e il vecchio despota Teodoro fu nuovamente catturato, morendo in prigionia.

Teodoro II Lascaris si alleò con Michele, e i loro bambini, fidanzati da Giovanni molti anni prima, finalmente si sposarono nel 1256; Teodoro ricevette in cambio Durazzo. Michele non accettò il trasferimento di questa città, e l'anno successivo si rivoltò, sconfiggendo un'armata niceana guidata da Giorgio Acropolita. Mentre Michele marciava su Tessalonica, fu attaccato da Manfredi di Sicilia, che catturò l'Albania e Corfù. Michele allora si alleò immediatamente con lui, dandogli in moglie la figlia Elena. Dopo la morte di Teodoro II, Michele, Manuele e Guglielmo II combatterono il nuovo Imperatore niceano Michele VIII Paleologo. L'alleanza era molto instabile, e nel 1259 Guglielmo fu catturato durante la disastrosa battaglia di Pelagonia. Michele VIII continuò a combattere per conquistare la capitale di Michele II, Arta, lasciando le sole città di Giannina e Vonitsa nelle mani di Michele II. Arta fu recuperata nel 1260, mentre Michele II era impegnato contro Costantinopoli.


Invasioni italiane
Dopo la restaurazione del potere imperiale a Costantinopoli da parte di Michele VIII nel 1261, egli tartassò ripetutamente l'Epiro, costringendo il figlio di Michele II, Niceforo, a sposare sua nipote Anna Cantacuzena nel 1265. Michele VIII considerava l'Epiro uno stato vassallo, mentre Michele II e Niceforo continuavano ad allearsi coi Principi d'Acaia e coi Duchi d'Atene. Nel 1267 Corfù e gran parte dell'Epiro furono catturati da Carlo I d'Angiò, e nel 1271 Michele II morì; Michele VIII non tentò però di annettere direttamente il despotato. Egli permise a Niceforo di succedere e di trattare con Carlo, che prese Durazzo nello stesso anno. Nel 1279 Niceforo si alleò con quest'ultimo contro Michele, accettando di diventare vassallo di Carlo. Subito dopo la sconfitta di Carlo Niceforo egli perse l'Albania a favore dei bizantini.

Sotto Andronico II, Niceforo rinnovò l'alleanza con Costantinopoli; tuttavia fu convinto ad allearsi con Carlo II di Napoli nel 1292, sconfitto in seguito dalla flotta di Andronico. Niceforo diede in sposa la propria figlia al figlio di Carlo, Filippo I di Taranto, e vendette a lui molti dei suoi territori. Dopo la morte di Niceforo l'influenza bizantina crebbe leggermente sotto Anna, cugina di Andronico II, che governò come reggente per il proprio figlio Tommaso. Nel 1306 essa si rivoltò contro Filippo in favore di Andronico; gli abitanti latini furono espulsi, ma fu costretta a restituire alcuni territori a Filippo. Nel 1312 questi smise di reclamare proprio l'Epiro ma pose piuttosto una rivendicazione sul defunto Impero latino.

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Collasso del Despotato
Anna riuscì a far sposare Tommaso con una figlia di Andronico, ma egli fu assassinato nel 1318 da Nicola Orsini, che ne sposò la vedova e prese il controllo dello Stato. Egli fu riconosciuto da Andronico, ma fu detronizzato nel 1323 da suo fratello Giovanni. Questi fu avvelenato nel 1335 da sua moglie Anna, che tenne la reggenza per suo figlio Niceforo II. Nel 1337 Andronico III, arrivato nella zona per supportare gli Albanesi contro gli Ottomani, riconquistò tutto l'Epiro. Niceforo II si rifugiò in Italia, dove la vedova di Filippo di Taranto, Caterina di Valois, lo mise a capo di una rivolta in Epiro. La ribellione fallì, e gli fu fatta sposare Maria Cantacuzena, figlia di Giovanni VI Cantacuzeno.

L'Impero cadde presto in una guerra civile tra Giovanni V Paleologo e Giovanni VI, e l'Epiro cadde nelle mani dei Serbi. Niceforo II riuscì a riconquistarlo nel 1356, aggiungendo all'impero la Tessaglia. Niceforo morì sedando una rivolta albanese nel 1359, e il Despotato fu reintegrato nell'Impero.





L'Impero di Trebisonda fu uno degli Stati successori dell'Impero bizantino sorti nel 1204, subito dopo la caduta di Costantinopoli durante la quarta crociata.

1 Fondazione
2 Acme
3 Declino e crollo
4 Imperatori di Trebisonda




Fondazione
L'Impero di Trebisonda fu uno dei tre piccoli stati greci a sorgere alla caduta di Costantinopoli a opera dei Crociati nel 1204, assieme all'Impero di Nicea della dinastia Paleologhi e al Despotato d'Epiro della dinastia Angeli. Esso fu fondato da Alessio I grazie all'aiuto delle truppe fornite dalla Regina Tamar di Georgia, con cui conquistò Trebisonda, il Sinope e la Paflagonia, nella parte settentrionale dell'Anatolia, con i passi della catena del Ponto.

Alessio I, che era nipote dell'Imperatore bizantino Andronico I Comneno e un discendente del Re Davide il Costruttore di Georgia attraverso sua nonna Katay, figlia di Davide I, fece di Trebisonda la propria capitale e reclamò il titolo di legittimo successore dell'Imperatore bizantino. L'Imperatore Andronico era stato deposto e ucciso nel 1185. Suo figlio Manuele Comneno fu accecato e morì per le ferite. Le fonti concordano che Rusudan, moglie di Manuele e madre di Alessio I e Davide I, fuggì da Costantinopoli per sfuggire alla persecuzione di Isacco II Angelo, successore di Andronico. Non è chiaro se si diresse in Georgia o sulla riva meridionale del Mar Nero, da Poti che prende il nome dal loro vero etimo , la famiglia dei Comneno traeva le proprie origini, ma ci sono alcune prove che gli eredi avevano organizzato un territorio semi-indipendente con capitale Trebisonda nel 1204.

I governanti di Trebisonda usarono i titoli di Grande Comneno (Megas Komnenos o Potior ) e di Imperatore fino al crollo, nel 1461; a volte ci si riferisce a questo stato col nome di "Impero Comneno".

Trebisonda controllava inizialmente un territorio compatto, sulla costa meridionale del Mar Nero, comprendente le moderne province turche di Sinop, Ordu, Giresun, Trabzon, Bayburt, Gumushane, Rise e Artvin; nel XIII secolo controllò anche Perateia, che includeva Cherson e Kerch nella penisola di Crimea. Davide Comneno si espanse rapidamente verso occidente, occupando prima Sinope, quindi la Paflagonia e poi l'Eraclea pontica, fino a che i suoi territori confinarono con quelli dell'Impero di Nicea. Questo strappò a Trebisonda i domini a ovest di Sinope nel 1206. Sinope stessa fu presa dai Selgiuchidi nel 1214.


Acme
Mentre il Despotato d'Epiro crollò dopo appena sessant'anni dalla sua costituzione, e l'Impero di Nicea si occupava di riprendere Costantinopoli e togliere di mezzo lo stato fantoccio dell'Impero latino, solo per essere inglobato nel 1453 dagli Ottomani, Trebisonda cercò di sopravvivere più a lungo dei propri rivali diretti, gli altri stati successori.

L'Impero Comneno fu perpetuamente in conflitto prima col sultanato d'Iconio, poi con gli Ottomani, oltre che con Bisanzio, le Repubbliche marinare italiane, e specialmente Genova, la quale aveva una base a Salmastro o Amasia, e minacciava i suoi confini. Il titolo di impero era più teorico che pratico, la cui difesa venne garantita soprattutto aizzando i rivali uno contro l'altro e offrendo principesse in matrimonio con generosissime doti, soprattutto ai Turchi dell'Anatolia interna.

La distruzione di Baghdad da parte di Hulegu Khan nel 1258 rese Trebisonda l'estremo baluardo occidentale della via della seta, ed ebbe accesso ad enormi ricchezze sotto l'ala protettrice dei Mongoli. Marco Polo tornò in occidente dal suo viaggio in Cina attraverso questa città, nel 1295. Durante il governo di Alessio III (1349-1390) la città divenne uno dei maggiori centri commerciali e culturali al mondo.

Manuele III successe al padre Alessio III nel 1390 e si alleò con Tamerlano, traendo vantaggio dalla vittoria di questo sugli Ottomani nel 1402 alla Battaglia di Ankara. Suo figlio Alessio IV diede due delle sue figlie in moglie a Jihan Shah, Khan dei Kara Koyunlu, e ad Ali Beg, Khan degli Ak Koyunlu, rivali tra loro, mentre la sua figlia maggiore Maria divenne la terza moglie dell'Imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo. Pero Tafur, che visitò la città nel 1437, riportava che la città aveva meno di 4000 soldati.

Giovanni IV non potè fare altro che vedere il proprio impero fare la fine di Costantinopoli: il Sultano Ottomano Murad II tentò di prendere la capitale per mare nel 1442, ma fu bloccato dal mare in burrasca; durante l'assedio di Belgrado da parte di Maometto II nel 1456, il governatore ottomano di Amiso attaccò la città e, sebbene sconfitto, prese molti prigionieri e riscosse un forte tributo.


Declino e crollo
Giovanni IV si stava preparando ad un attacco stringendo alleanze: diede sua figlia in moglie al figlio di suo cugino, Uzun Hasan, Khan degli Ak Koyunlu, di sangue cristiano, capo della tribù del Montone Bianco, in cambio della sua promessa di proteggere Trebisonda; ottenne inoltre la protezione degli emiri di Sinope e Karamania, e dal Re e dalle principesse di Georgia. Sfortunatamente, il successore di Giovanni, suo fratello Davide, salito al trono nel 1459, ripudiò questi trattati. Strinse piuttosto alleanze con varie potenze europee per ottenere aiuto contro gli Ottomani, vaneggiando di oscuri piani e complotti che comprendevano la conquista di Gerusalemme. Maometto venne a sapere di queste trattative, e fu ancor più provocato dalla richiesta di Davide II di rimuovere il tributo imposto al fratello. La risposta arrivò nel 1461: Maometto partì da Bursa con una grande armata, prima dirigendosi verso Sinope, il cui emiro si arrese presto, quindi a sud attraverso l'Armenia, per neutralizzare Usun Hasan. Una volta isolata Trebisonda, Maometto vi si diresse prima che gli abitanti potessero venire a sapere del suo arrivo, e strinse d'assedio la città, che resistette un mese prima che l'Imperatore si arrendesse il 15 agosto 1461. Alcuni castelli guidarono una resistenza isolata per qualche settimana. L'Impero di Trebisonda era ricco grazie alle miniere d'argento e all'antica via commerciale di Tabriz. In seguito il sostantivo in italiano "trebisonda" , in "perdere la trebisonda", perdere la testa ricorrendo al fatto che era un luogo raggiungibile con tutte le rotte del Mar Nero, come rifugio dei marinai. Il luogo fu così tempestato di tragici naufragi. Un'altra causa fu che essendo l'ultimo baluardo bizantino, l'ultima città a essere indipendente.

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Imperatori di Trebisonda
Alessio I Comneno (1204–1222)
Davide I Comneno (1204–1214)
Andronico I Gido Comneno (1222–1235)
Giovanni I Axuco Comneno (1235–1238)
Manuele I Comneno (1238–1263)
Andronico II Comneno (1263–1266)
Giorgio Comneno (1266–1280)
Giovanni II Comneno (1280–1297)
Teodora Comnena (1284–1285)
Giovanni II Comneno (1280–1297)
Alessio II Comneno (1297–1330)
Andronico III Comneno (1330–1332)
Manuele II Comneno (1332)
Basilio Comneno (1332–1340)
Irene Palaeologina (1340–1341)
Anna Comnena (1341)
Michele Comneno (1341)
Anna Comnena (restaurata, 1341–1342)
Giovanni III Comneno (1342–1344)
Michele Comneno (restaurato, 1344–1349)
Alessio III Comneno (1349–1390)
Manuele III Comneno (1390–1416)
Alessio IV Comneno (1416–1429)
Giovanni IV Comneno (1429–1459)
Davide II Comneno (1459–1461)
Estratto da "
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Giovanni IV Comneno fu imperatore di Trebisonda dal 1429 al 1459.

Salì al trono dopo la morte del padre Alessio IV Comneno, di cui era il primogenito.

Ebbe il compito di far resistere Trebisonda, nonostate la caduta di Costantinopoli. Il sultano ottomano Murad II tentò di prendere la capitale per mare nel 1442, ma fu bloccato da una burrasca. In seguito, durante l'assedio di Belgrado da parte di Maometto II nel 1456, il governatore ottomano di Amiso attaccò Trebisonda e, sebbene sconfitto, prese molti prigionieri e riscosse un forte tributo.

Giovanni IV si preparò a resistere stringendo alleanze: diede sua figlia in moglie al figlio di suo cugino, Uzun Hasan, Khan degli Ak Koyunlu, di sangue cristiano, capo della tribù del Montone Bianco, in cambio della sua promessa di proteggere Trebisonda; ottenne inoltre la protezione degli emiri di Sinope e di Karamania, e dal re e dalle principesse di Georgia.

Giovanni IV detto Poto da Poti , citta' cui diede il nome in Georgia  e di cui fu Despota, morì nel 1459 dopo trenta anni di glorioso governo e gli sucedette il fratello Davide II Comneno.

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Davide II Comneno fu l'ultimo imperatore di Trebisonda dal 1459 fino al 1461, anno in cui la città cadde.

Succedette al fratello Giovanni IV Comneno e, salito al potere, ne annullò tutte le alleanze per collegarsi invece con le Repubbliche Marinare e gli Occidentali, vagheggiando piani di una nuova Crociata per riconquistare Gerusalemme.

Quando l'imperatore ottomano Maometto II, venne a sapere di queste trattative, gli chiese nel 1461 un tributo che gli venne negato: la reazione di Maometto fu immediata, partì da Bursa con un enorme esercito, prima dirigendosi verso Sinope, il cui emiro alleato di Trebisonda si arrese in breve tempo, e attaccando quindi l'Armenia, il cui re, Usun Hasan, nonostante gli stretti rapporti con Trebisonda, fu costretto anch'egli alla resa.

Trebisonda era quindi isolata dal resto dell'Asia e Maometto II procedette alla conquista dell'ultimo brandello rimasto dell'Impero Bizantino antecedente alla quarta crociata: l'intervento fu rapido e silenzioso, tanto che contadini non diedero nessun allarme e Maometto potè stringere d'assedio la città, difesa da soli 5000 uomini. Dopo un mese di assedio Davide II si arrese il 15 agosto 1461 e solo alcuni castelli proseguirono una resistenza isolata per qualche settimana.

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Alessio IV Comneno fu imperatore di Trebisonda dal 1416 fino al 1429.

Figlio di Manuele III Comneno diede due delle sue figlie in moglie a Jihan Shah, Khan dei Kara Koyunlu, e ad Ali Beg, Khan degli Ak Koyunlu, rivali tra loro, mentre la figlia maggiore Maria divenne la terza moglie dell'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo.

Tafur, che visitò la città nel 1437, riportava che vi fossero tenuti meno di 4000 soldati.

Alessio IV morì nel 1429, gli sucedette il figlio maggiore Giovanni IV Comneno despota di Poti (Georgia)

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Giovanni Comneno o Poti,(figlio di Giovanni) ,despota di Trebisonda ,detto Seniore ,per distinguerlo dall'Infante Giovanni )che fu inviato come ambasciatore dallo zio ,Davide Comneno ,nella Repubblica Marinara di Amalfi ,e' capostipite dei Poto o Poti di Salerno,Caserta ,Benevento, derivati da Poto figlio di Re Adelchi che a Costantinopoli aveva mutato nome in Flavius Jovius .Tale linea e' consanguinea con quella di Potone ed Adelchi , nipoti di Re Radelchi e di Ansperga(sorella di Adelchi e figlia di Re Desiderio ) zia di Poto , nipote di Re Desiderio. Infatti Re  Radelchi aveva sposato Anseperga , figlia di Re Desiderio.
Dai Poto Comneno derivano i Puoti  , discendenti della Principessa Giovanna Puoti di Heristal  Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Plantagenet, nonna della Principessa Yasmin. Dal ramo dei Puoti Allegro ou  Alegre d'Alegre de Hochstaden de Hostade, ramo del Principe chirurgo  Francesco Puoti , Cavaliere dello Spirito Santo e dell'Annunziata, discende invece la Principessa Filly Allegro ,  madre della Principessa Yasmin.
         VO

Princes Allegro ou Alegre de Hochstaden de Hostade

                                                                                                VON HOCKSTADEN Hostade ou Alegre de PUOTI BOAZ di BOURBON-BUSSET-   (aquila dispiegata d'argento o bianca in campo rosso Alegre de Hochstaden de Hostade

Discendenti di Re Desiderio e del Principe Baud Poto -Fortis





Da Historia Potorum
Poto , figlio di Re Adelchi e Gisla, sorella di Carlo Magno
Dinastia Puoti di Heristal -
Poto muta il nome a Costantinopoli, come il padre Adelchi che si chiamera' Flavius Jovius Patricius Teodatis Potior , Despota e Patrizio di Bisanzio-
da cui i Comnander o Comnender , ovvero Despota , ovvero Poto.
Il nome Poto o Poti torna con la Dinastia di Giovanni Poto , da Poti in Georgia, figlio di Giovanni IV Comneno despota di Colchide che prese il nome di Poti





Giovanni Comneno o Poti,(figlio di Giovanni) ,despota di Trebisonda ,detto Seniore ,per distinguerlo dall'Infante Giovanni fu inviato come ambasciatore dallo zio Davide Comneno nella Repubblica Marinara di Amalfi ,e' capostipite dei Poto o Poti di Salerno,Caserta ,Benevento, derivati da Poto figlio di Re Adelchi che a Costantinopoli aveva mutato nome Flavius Jovius .Tale linea e' consanguinea con quella di Potone ed Adelchi , nipoti di Re Radelchi, zio di Poto , nipote di Re Desiderio. Infatti Radelchi aveva sposato Anseperga , figlia di Re Desiderio.
Dai Poto Comneno derivano I Puoti Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Plantagenet ed i Granduchi Principi Putiatin Pavlov Romanov


I Puoti Comneno

Discendenza di Re Adelchi detto Adelkis divenuto Flavius Iovius Patricius Teodatis Potior principe despota di Costantinopoli:il figlio
Flavius Jovius Poto ( detto anche Potone) Despota Patrizio di Costantinopoli , da cui la dinastia Commander o Despota dei Potior detti poi Comneno-I Puoti di Castelpoto derivano da Giovanni IV Comneno di Colchidia (detta Poti in Georgia ) (Despota di Colchida citta' della Georgia che prese il nome di Poti dal Sovrano Comneno su cui nel 1578 fu eretta la fortezza del sultano Murrad III , detta Poti dal nome avito di Comeno in Georgia .


1081 - 1118 ALESSIO I Comneno o Comader despota o Poto -Potior (1048-Costantinopoli 1118).fu terzogenito di Giovanni Comneno e nipote dell’Imperatore Isacco I Comneno. Durante il periodo di agitazioni dei Ducas e loro associati, Alessio e i suoi fratelli figurarono fra gli oppositori. Scoppiata una rivolta nel 1081, Alessio occupo’ Costantinopoli, detronizzando Niceforo III. Combatte' in Epiro contro i Normanni di Roberto il Guiscardo, in Tracia contro i Peceneghi (battaglia di Levunio, 1091). Rialzo’ le sorti dell’Impero da abile diplomatico. Concluse un accordo con Venezia (1082) che gli assicuro’ un aiuto della flotta veneziana in cambio di considerevoli vantaggi economici. Questo accordo segno’ l’inizio della grande fortuna delle Repubbliche Marinare Italiane. Regno' durante la prima Crociata, quando la stessa Costantinopoli fu minacciata dall'avanzata dei Selgiuchidi: invio' allora una legazione dal Papa Urbano II, al sinodo di Piacenza, invocando aiuto. In seguito, insospettito dalle ambizioni dei nuovi venuti, cambio’ politica ed avverso’ la formazione dei Regni Latini d’Oriente.




HISTAMENON




1118 - 1143 GIOVANNI II Comneno (1088-Tauro 1143) figlio e successore di Alessio I fu considerato il piu’ grande dei Comneni. Rafforzo’ l’Impero e sconfisse i Peceneghi (Berrhoia, 1122). Lotto’ contro gli Ungari (1124-1128) per avere il controllo sui Serbi, Dalmati e Croati. Nel 1126 ratifico’ il trattato con Venezia, pur concedendo favori a Pisani e Genovesi. Riconquisto’ gran parte dei possedimenti turchi, sottomettendo la Cilicia, Antiochia (Piccola Armenia,1138), Tripoli ed Edessa. In politica interna, il Regno di Giovanni II Comneno fu caratterizzato dal sorgere di fondazioni religiose.




HYPERPERON




1143 - 1180 MANUELE I Comneno (c.ca 1122-1180), quarto figlio e successore di Giovanni II Comneno, tento’ una politica di restaurazione in Italia (cerco' di attuare l'Impero Universale) che provoco’ il dissanguamento delle finanze bizantine. Respinse gli attacchi dei Serbi, degli Ungari e dei Normanni, condotti da Ruggero di Sicilia. Appoggio' le citta' guelfe italiane contro Federico Barbarossa. Fini' per conquistare la Serbia (1172), entro' in conflitto con Venezia, preoccupata dai trattati firmati dal Comneno con Genova (1169) e con Pisa (1171), e firmo’ con essa un trattato di pace solo nel 1175. Fu sonoramente sconfitto dai Turchi a Miriocefalo (1176). In definitiva, per mantenere le forze militari, l’Imperatore peggioro’ in modo sensibile le condizioni economiche, che promossero la trasformazione dell’Impero ad una forma feudale.




HYPERPERON




1180 - 1183 ALESSIO II Comneno (Costantinopoli 1167-1183) fu figlio di Manuele I Comneno e di Maria di Poitiers-Antiochia. Regno’ sotto la tutela della madre e favori’ i Latini. Fu costretto ad accettare come collega Andronico I, suo cugino (1182), che lo fece strangolare. Fu sposo di Agnese, figlia di Re Luigi VII di Francia.




Di questo regno non sono state identificate monete, ne' sembra siano state coniate





1183 - 1185 ANDRONICO I Comneno (1122-1185), figlio di Isacco Comneno e nipote di Alessio I, arrivo' al potere facendo uccidere Alessio II. Valoroso soldato, intelligente e senza scrupoli, divenne l’antagonista del cugino, l’Imperatore Manuele I, che lo fece piu’ volte incarcerare. Ma, dopo varie avventure e dopo la morte del cugino, riuscito ad evadere, approfittando di una sollevazione popolare, entro’ in Costantinopoli (1182). Fece allora uccidere la Reggente e si fece associare al trono, ma dopo l’Incoronazione (1183), fece strozzare anche Alessio II Comneno e ne sposo’ la giovane vedova Agnese di Francia. Incomincio’ un opera di eliminazione della famiglia imperiale e dell’aristocrazia a lui ostile perche’ danneggiata dalle sue riforme, specialmente agrarie. Con la scusa di vendicare i Latini, gli Ungheresi ed i Normanni di Sicilia sbarcarono a Durazzo, raggiunsero Salonicco e puntarono su Costantinopoli. Qui scoppio’ una rivoluzione ed egli fu spodestato da Isacco II Angelo, acclamato Imperatore. Andronico, sorpreso mentre tentava di fuggire, fu trucidato dalla folla. Il figlio primogenito di Andronico, Manuele, fu capostipite degli Imperatori di Trebisonda.




HYPERPERON




1185 - 1195 ISACCO II Angelo (I Regno) (c.ca 1155-1204), benche’ fosse il favorito di Andronico I Comneno, riusci’ a far sollevare il popolo contro di lui e lo rovescio’ dal trono (1185), mentre i Normanni occupavano Tessalonica e gli Ungheresi la Dalmazia. Incapace di comandare sui nobili, Isacco II obero’ il popolo di imposte e provoco’ la loro sollevazione. I Bulgari lo sconfissero nel 1190 e 1194. Fu favorevole ai Latini, aiutando la terza Crociata, dopo essersi accordato con Federico Barbarossa (1190), ma nel 1195 fu detronizzato dal fratello Alessio III Angelo che lo fece accecare.




HYPERPERON




1195 - 1203 ALESSIO III Angelo Comneno (+1210) detronizzo’ il fratello Isacco II Angelo, lo imprigiono’ e lo fece accecare. Fu uomo inetto e gaudente e lascio’ l’Impero in mani inette che lo indebolirono ancor piu’. Vennero cosi’ perdute molte regioni e molti Governatori divennero di fatto indipendenti. Fu cosi’ che Alessio IV Angelo, suo nipote e figlio di Isacco II, con l’appoggio dell’Imperatore Enrico VI, concluse un’alleanza con i Capi della IV Crociata e con i Veneziani, che occuparono Costantinopoli (1203). In seguito alla creazione dell’Impero Latino, fu detronizzato dai Crociati. Alessio III fuggi’ in Tracia e successivamente in Asia Minore. Qui cerco’ di opporsi al genero Teodoro I Lascaris, che si era fatto riconoscere Imperatore a Nicea (1204), ma fu preso ed imprigionato in un monastero dove rimase fino alla morte.




HYPERPERON




1203 - 1204 ISACCO II Angelo (c.ca 1155-1204 ) (II Regno) e ALESSIO IV Angelo (1182-Costantinopoli 1204). Alessio, imprigionato dallo zio Alessio III, che aveva imprigionato anche suo padre Isacco II, riusci’ a fuggire in Occidente (presso il cognato Filippo di Savoia) ed a far interessare alla causa del padre alcuni Principi occidentali ed i Veneziani. Quando con la IV Crociata, i Latini si impadronirono di Costantinopoli (luglio 1203), Isacco II Angelo fu rimesso sul trono. Fu pero’ assassinato, con il figlio Alessio IV (prima imprigionato, poi strangolato) che egli aveva associato a se' nel Regno, da Alessio V Ducas Murzuflo, genero di Alessio III Angelo. Cio’ avvenne perche’ quest’ultimo seppe ben sfruttare il malcontento popolare per le concessioni che i due Imperatori avevano dovuto fare ai Latini.




HYPERPERON




1204 ALESSIO V Ducas Marzuflo (+1204) regno' pochi mesi, ucciso dai Crociati durante la IV Crociata.


Il Despotato d'Epiro e gli altri Stati derivati dalla frammentazione dell'Impero bizantino, al 1204.Il Despotato d'Epiro fu uno degli Stati a nascere dallo smembramento dell'Impero bizantino nel 1204 durante la quarta crociata. Esso reclamò il titolo di "erede" dello stesso Impero, come anche l'Impero di Nicea e l'Impero di Trebisonda.

Michele I Ducas Non si conosce la data di nascita, e dove sia nato, morì nel 1214 a Corfù. Despota d'Epiro a partire dal 1204 fino al 1214.




I



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La nascita di uno stato
La zona dell'Epiro, governata da Michele I, era la vecchia provincia di Nicopoli.

Dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204, i cittadini Greci cercavano di radunarsi in alcune zone, per difendersi dai Latini. Michele I vide quindi spalancarsi una porta per il dominio nella zona. Prendendo con sè dei soldati a lui fedeli, difese dai Latini l'Epiro; vedendo ciò i cittadini Greci, sia della Tessaglia che del Peloponneso, si posero sotto il suo protettorato. Michele I fu descritto dai cittadini Greci come un secondo Noè, in quanto dava riparo ai Greci dall'"alluvione" dei Latini.

Michele I aveva una famiglia di provenienza Imperiale, visto che Isacco II di Bisanzio e Alessio III di Bisanzio, erano suoi cugini.

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Il governo
Michele I, malgrado avesse chiesto a Giovanni Camatero (il vecchio patriarca di Costantinopoli) di riconoscerlo Imperatore Bizantino, non ebbe questo privilegio. L'ex-patriarca gli preferì Teodoro I di Nicea; non avendo avuto il titolo di Imperatore, Michele I si sottomise alla chiesa cattolica.

Enrico di Fiandra domandò a Michele I fedeltà all'Impero latino, e la ottenne col matrimonio della figlia di Michele I con suo fratello, Eustachio, nel 1209. Michele I non prestò fede a questa alleanza, confidando nella protezione delle montagne, che avrebbero fermato tutti i Latini con cui avesse stretto e rotto alleanze. Nel frattempo i parenti di Bonifacio fecero rivendicazioni sull'Epiro, e Michele I nel 1210 strinse un'alleanza coi Veneziani per attaccare l'Impero di Tessalonica in mano alla casata dei Bonifacio. Michele I si dimostrò disumano coi suoi prigionieri, arrivando a crocifiggere alcuni preti latini. In risposta, Papa Innocenzo III lo scomunicò. Enrico tornò in città in quell'anno e costrinse Michele I ad una nuova alleanza nominale.

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La fine
Ma questi si dedicò piuttosto a catturare altre città strategiche che erano in mano latina, come Larissa, Durazzo e Ohrid, e ad assicurarsi il controllo della via Ignazia per Costantinopoli. Egli prese inoltre controllo dei porti sul golfo di Corinto. Nel 1214 catturò Corfù ai Veneziani, ma fu ucciso dal fratellastro Teodoro, che dopo gli subentrò al trono.

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Conflitti con Nicea e la Bulgaria
Teodoro si preparò immediatamente per attaccare Tessalonica, e combattè i Bulgari. Enrico di Fiandra morì mentre stava per contrattaccare; nel 1217 Teodoro catturò il suo successore Pietro di Courtenay, e molto probabilmente lo fece uccidere. L'Impero latino, comunque, fu distratto dal crescente potere di Nicea e non potè impedire a Teodoro di prendere Tessalonica nel 1224. Nel 1225, in seguito alla presa di Adrianopoli da parte di Giovanni III di Bisanzio, Teodoro e strappo a sua volta la città a quest'ultimo; si alleò inoltre con i Bulgari e scacciò i Latini dalla Tracia. Nel 1227 Teodoro si incoronò Imperatore bizantino, nonostante non fosse riconosciuto dalla maggior parte dei Greci, specialmente dal Patriarca di Nicea. Nel 1230 ruppe l'alleanza con la Bulgaria, sperando di spodestare Ivan Asen II, che lo aveva trattenuto dall'attaccare Costantinopoli. Nella battaglia di Klokotnitsa (nei pressi di Haskovo, in Bulgaria), lo zar bulgaro sconfisse, catturò ed accecò Teodoro; suo nipote Michele II prese il potere in Epiro. Teodoro fu infine rilasciato e governò Tessalonica come vassallo insieme a suo fratello Manuele.

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Sovranità niceana e bizantina
L'Epiro non si riprese mai completamente dalla sconfitta. Michele II perse Tessalonica a favore di Nicea nel 1246 e si alleò con i Latini contro questa. Nel 1248 Giovanni III costrinse Michele a riconoscerlo come Imperatore, e in cambio lo riconobbe Despota d'Epiro. La nipote di Giovanni Maria sposò il figlio di Michele Niceforo; inoltre, nello stesso anno, la figlia di Michele , Anna, sposò Guglielmo II di Villehardouin, principe d'Acaia, e Michele preferì onorare quest'alleanza piuttosto che quella con Giovanni. Egli fu sconfitto nel conflitto seguente e il vecchio despota Teodoro fu nuovamente catturato, morendo in prigionia.

Teodoro II Lascaris si alleò con Michele, e i loro bambini, fidanzati da Giovanni molti anni prima, finalmente si sposarono nel 1256; Teodoro ricevette in cambio Durazzo. Michele non accettò il trasferimento di questa città, e l'anno successivo si rivoltò, sconfiggendo un'armata niceana guidata da Giorgio Acropolita. Mentre Michele marciava su Tessalonica, fu attaccato da Manfredi di Sicilia, che catturò l'Albania e Corfù. Michele allora si alleò immediatamente con lui, dandogli in moglie la figlia Elena. Dopo la morte di Teodoro II, Michele, Manuele e Guglielmo II combatterono il nuovo Imperatore niceano Michele VIII Paleologo. L'alleanza era molto instabile, e nel 1259 Guglielmo fu catturato durante la disastrosa battaglia di Pelagonia. Michele VIII continuò a combattere per conquistare la capitale di Michele II, Arta, lasciando le sole città di Giannina e Vonitsa nelle mani di Michele II. Arta fu recuperata nel 1260, mentre Michele II era impegnato contro Costantinopoli.

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Invasioni italiane
Dopo la restaurazione del potere imperiale a Costantinopoli da parte di Michele VIII nel 1261, egli tartassò ripetutamente l'Epiro, costringendo il figlio di Michele II, Niceforo, a sposare sua nipote Anna Cantacuzena nel 1265. Michele VIII considerava l'Epiro uno stato vassallo, mentre Michele II e Niceforo continuavano ad allearsi coi Principi d'Acaia e coi Duchi d'Atene. Nel 1267 Corfù e gran parte dell'Epiro furono catturati da Carlo I d'Angiò, e nel 1271 Michele II morì; Michele VIII non tentò però di annettere direttamente il despotato. Egli permise a Niceforo di succedere e di trattare con Carlo, che prese Durazzo nello stesso anno. Nel 1279 Niceforo si alleò con quest'ultimo contro Michele, accettando di diventare vassallo di Carlo. Subito dopo la sconfitta di Carlo Niceforo egli perse l'Albania a favore dei bizantini.

Sotto Andronico II, Niceforo rinnovò l'alleanza con Costantinopoli; tuttavia fu convinto ad allearsi con Carlo II di Napoli nel 1292, sconfitto in seguito dalla flotta di Andronico. Niceforo diede in sposa la propria figlia al figlio di Carlo, Filippo I di Taranto, e vendette a lui molti dei suoi territori. Dopo la morte di Niceforo l'influenza bizantina crebbe leggermente sotto Anna, cugina di Andronico II, che governò come reggente per il proprio figlio Tommaso. Nel 1306 essa si rivoltò contro Filippo in favore di Andronico; gli abitanti latini furono espulsi, ma fu costretta a restituire alcuni territori a Filippo. Nel 1312 questi smise di reclamare proprio l'Epiro ma pose piuttosto una rivendicazione sul defunto Impero latino.

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Collasso del Despotato
Anna riuscì a far sposare Tommaso con una figlia di Andronico, ma egli fu assassinato nel 1318 da Nicola Orsini, che ne sposò la vedova e prese il controllo dello Stato. Egli fu riconosciuto da Andronico, ma fu detronizzato nel 1323 da suo fratello Giovanni. Questi fu avvelenato nel 1335 da sua moglie Anna, che tenne la reggenza per suo figlio Niceforo II. Nel 1337 Andronico III, arrivato nella zona per supportare gli Albanesi contro gli Ottomani, riconquistò tutto l'Epiro. Niceforo II si rifugiò in Italia, dove la vedova di Filippo di Taranto, Caterina di Valois, lo mise a capo di una rivolta in Epiro. La ribellione fallì, e gli fu fatta sposare Maria Cantacuzena, figlia di Giovanni VI Cantacuzeno.

L'Impero cadde presto in una guerra civile tra Giovanni V Paleologo e Giovanni VI, e l'Epiro cadde nelle mani dei Serbi. Niceforo II riuscì a riconquistarlo nel 1356, aggiungendo all'impero la Tessaglia. Niceforo morì sedando una rivolta albanese nel 1359, e il Despotato fu reintegrato nell'Impero.


L'Impero di Trebisonda fu uno degli Stati successori dell'Impero bizantino sorti nel 1204, subito dopo la caduta di Costantinopoli durante la quarta crociata.

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1 Fondazione
2 Acme
3 Declino e crollo
4 Imperatori di Trebisonda



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Fondazione
L'Impero di Trebisonda fu uno dei tre piccoli stati greci a sorgere alla caduta di Costantinopoli a opera dei Crociati nel 1204, assieme all'Impero di Nicea della dinastia Paleologhi e al Despotato d'Epiro della dinastia Angeli. Esso fu fondato da Alessio I grazie all'aiuto delle truppe fornite dalla Regina Tamar di Georgia, con cui conquistò Trebisonda, il Sinope e la Paflagonia, nella parte settentrionale dell'Anatolia, con i passi della catena del Ponto.

Alessio I, che era nipote dell'Imperatore bizantino Andronico I Comneno e un discendente del Re Davide il Costruttore di Georgia attraverso sua nonna Katay, figlia di Davide I, fece di Trebisonda la propria capitale e reclamò il titolo di legittimo successore dell'Imperatore bizantino. L'Imperatore Andronico era stato deposto e ucciso nel 1185. Suo figlio Manuele Comneno fu accecato e morì per le ferite. Le fonti concordano che Rusudan, moglie di Manuele e madre di Alessio I e Davide I, fuggì da Costantinopoli per sfuggire alla persecuzione di Isacco II Angelo, successore di Andronico. Non è chiaro se si diresse in Georgia o sulla riva meridionale del Mar Nero, da dove la famiglia dei Comneno traeva le proprie origini, ma ci sono alcune prove che gli eredi avevano organizzato un territorio semi-indipendente con capitale Trebisonda nel 1204.

I governanti di Trebisonda usarono i titoli di Grande Comneno (Megas Komnenos) e di Imperatore fino al crollo, nel 1461; a volte ci si riferisce a questo stato col nome di "Impero Comneno".

Trebisonda controllava inizialmente un territorio compatto, sulla costa meridionale del Mar Nero, comprendente le moderne province turche di Sinop, Ordu, Giresun, Trabzon, Bayburt, Gumushane, Rise e Artvin; nel XIII secolo controllò anche Perateia, che includeva Cherson e Kerch nella penisola di Crimea. Davide Comneno si espanse rapidamente verso occidente, occupando prima Sinope, quindi la Paflagonia e poi l'Eraclea pontica, fino a che i suoi territori confinarono con quelli dell'Impero di Nicea. Questo strappò a Trebisonda i domini a ovest di Sinope nel 1206. Sinope stessa fu presa dai Selgiuchidi nel 1214.

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Acme
Mentre il Despotato d'Epiro crollò dopo appena sessant'anni dalla sua costituzione, e l'Impero di Nicea si occupava di riprendere Costantinopoli e togliere di mezzo lo stato fantoccio dell'Impero latino, solo per essere inglobato nel 1453 dagli Ottomani, Trebisonda cercò di sopravvivere più a lungo dei propri rivali diretti, gli altri stati successori.

L'Impero comneno fu perpetuamente in conflitto prima col sultanato d'Iconio, poi con gli Ottomani, oltre che con Bisanzio, le Repubbliche marinare italiane, e specialmente Genova, la quale aveva una base a Salmastro o Amasia, e minacciava i suoi confini. Il titolo di impero era più teorico che pratico, la cui difesa venne garantita soprattutto aizzando i rivali uno contro l'altro e offrendo principesse in matrimonio con generosissime doti, soprattutto ai Turchi dell'Anatolia interna.

La distruzione di Baghdad da parte di Hulegu Khan nel 1258 rese Trebisonda l'estremo baluardo occidentale della via della seta, ed ebbe accesso ad enormi ricchezze sotto l'ala protettrice dei Mongoli. Marco Polo tornò in occidente dal suo viaggio in Cina attraverso questa città, nel 1295. Durante il governo di Alessio III (1349-1390) la città divenne uno dei maggiori centri commerciali e culturali al mondo.

Manuele III successe al padre Alessio III nel 1390 e si alleò con Tamerlano, traendo vantaggio dalla vittoria di questo sugli Ottomani nel 1402 alla Battaglia di Ankara. Suo figlio Alessio IV diede due delle sue figlie in moglie a Jihan Shah, Khan dei Kara Koyunlu, e ad Ali Beg, Khan degli Ak Koyunlu, rivali tra loro, mentre la sua figlia maggiore Maria divenne la terza moglie dell'Imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo. Pero Tafur, che visitò la città nel 1437, riportava che la città aveva meno di 4000 soldati.

Giovanni IV non potè fare altro che vedere il proprio impero fare la fine di Costantinopoli: il Sultano Ottomano Murad II tentò di prendere la capitale per mare nel 1442, ma fu bloccato dal mare in burrasca; durante l'assedio di Belgrado da parte di Maometto II nel 1456, il governatore ottomano di Amiso attaccò la città e, sebbene sconfitto, prese molti prigionieri e riscosse un forte tributo.

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Declino e crollo
Giovanni IV si stava preparando ad un attacco stringendo alleanze: diede sua figlia in moglie al figlio di suo cugino, Uzun Hasan, Khan degli Ak Koyunlu, di sangue cristiano, capo della tribù del Montone Bianco, in cambio della sua promessa di proteggere Trebisonda; ottenne inoltre la protezione degli emiri di Sinope e Karamania, e dal Re e dalle principesse di Georgia. Sfortunatamente, il successore di Giovanni, suo fratello Davide, salito al trono nel 1459, ripudiò questi trattati. Strinse piuttosto alleanze con varie potenze europee per ottenere aiuto contro gli Ottomani, vaneggiando di oscuri piani e complotti che comprendevano la conquista di Gerusalemme. Maometto venne a sapere di queste trattative, e fu ancor più provocato dalla richiesta di Davide II di rimuovere il tributo imposto al fratello. La risposta arrivò nel 1461: Maometto partì da Bursa con una grande armata, prima dirigendosi verso Sinope, il cui emiro si arrese presto, quindi a sud attraverso l'Armenia, per neutralizzare Usun Hasan. Una volta isolata Trebisonda, Maometto vi si diresse prima che gli abitanti potessero venire a sapere del suo arrivo, e strinse d'assedio la città, che resistette un mese prima che l'Imperatore si arrendesse il 15 agosto 1461. Alcuni castelli guidarono una resistenza isolata per qualche settimana. L'Impero di Trebisonda era ricco grazie alle miniere d'argento e all'antica via commerciale di Tabriz. In seguito il sostantivo in italiano "trebisonda" , in "perdere la trebisonda", perdere la testa ricorrendo al fatto che era un luogo raggiungibile con tutte le rotte del Mar Nero, come rifugio dei marinai. Il luogo fu così tempestato di tragici naufragi. Un'altra causa fu che essendo l'ultimo baluardo bizantino, l'ultima città a essere indipendente.

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Imperatori di Trebisonda
Alessio I Comneno (1204–1222)
Davide I Comneno (1204–1214)
Andronico I Gido Comneno (1222–1235)
Giovanni I Axuco Comneno (1235–1238)
Manuele I Comneno (1238–1263)
Andronico II Comneno (1263–1266)
Giorgio Comneno (1266–1280)
Giovanni II Comneno (1280–1297)
Teodora Comnena (1284–1285)
Giovanni II Comneno (1280–1297)
Alessio II Comneno (1297–1330)
Andronico III Comneno (1330–1332)
Manuele II Comneno (1332)
Basilio Comneno (1332–1340)
Irene Palaeologina (1340–1341)
Anna Comnena (1341)
Michele Comneno (1341)
Anna Comnena (restaurata, 1341–1342)
Giovanni III Comneno (1342–1344)
Michele Comneno (restaurato, 1344–1349)
Alessio III Comneno (1349–1390)
Manuele III Comneno (1390–1416)
Alessio IV Comneno (1416–1429)
Giovanni IV Comneno (1429–1459)
Davide II Comneno (1459–1461)
Estratto da "
8:12 AM


storici ha detto...
Giovanni IV Comneno fu imperatore di Trebisonda dal 1429 al 1459.

Salì al trono dopo la morte del padre Alessio IV Comneno, di cui era il primogenito.

Ebbe il compito di far resistere Trebisonda, nonostate la caduta di Costantinopoli. Il sultano ottomano Murad II tentò di prendere la capitale per mare nel 1442, ma fu bloccato da una burrasca. In seguito, durante l'assedio di Belgrado da parte di Maometto II nel 1456, il governatore ottomano di Amiso attaccò Trebisonda e, sebbene sconfitto, prese molti prigionieri e riscosse un forte tributo.

Giovanni IV si preparò a resistere stringendo alleanze: diede sua figlia in moglie al figlio di suo cugino, Uzun Hasan, Khan degli Ak Koyunlu, di sangue cristiano, capo della tribù del Montone Bianco, in cambio della sua promessa di proteggere Trebisonda; ottenne inoltre la protezione degli emiri di Sinope e di Karamania, e dal re e dalle principesse di Georgia.

Giovanni Maria Comneno di Poti (da cui Giovanni Maria Puoti) IV morì nel 1459, dopo trenta anni di glorioso governo e gli succedette il fratello Davide II Comneno.

SanGiorgio


..
Davide II Comneno fu l'ultimo imperatore di Trebisonda dal 1459 fino al 1461, anno in cui la città cadde.

Succedette al fratello Giovanni IV Comneno e, salito al potere, ne annullò tutte le alleanze per collegarsi invece con le Repubbliche Marinare e gli Occidentali, vagheggiando piani di una nuova Crociata per riconquistare Gerusalemme.

Quando l'imperatore ottomano Maometto II, venne a sapere di queste trattative, gli chiese nel 1461 un tributo che gli venne negato: la reazione di Maometto fu immediata, partì da Bursa con un enorme esercito, prima dirigendosi verso Sinope, il cui emiro alleato di Trebisonda si arrese in breve tempo, e attaccando quindi l'Armenia, il cui re, Usun Hasan, nonostante gli stretti rapporti con Trebisonda, fu costretto anch'egli alla resa.

Trebisonda era quindi isolata dal resto dell'Asia e Maometto II procedette alla conquista dell'ultimo brandello rimasto dell'Impero Bizantino antecedente alla quarta crociata: l'intervento fu rapido e silenzioso, tanto che contadini non diedero nessun allarme e Maometto potè stringere d'assedio la città, difesa da soli 5000 uomini. Dopo un mese di assedio Davide II si arrese il 15 agosto 1461 e solo alcuni castelli proseguirono una resistenza isolata per qualche settimana.

...
Alessio IV Comneno fu imperatore di Trebisonda dal 1416 fino al 1429.

Figlio di Manuele III Comneno diede due delle sue figlie in moglie a Jihan Shah, Khan dei Kara Koyunlu, e ad Ali Beg, Khan degli Ak Koyunlu, rivali tra loro, mentre la figlia maggiore Maria divenne la terza moglie dell'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo.

Tafur, che visitò la città nel 1437, riportava che vi fossero tenuti meno di 4000 soldati.

Alessio IV morì nel 1429, gli sucedette il figlio maggiore Giovanni IV Comneno despota di Poti (Georgia)

8:23 AM


storici ha detto...
Giovanni Comneno o Poti,(figlio di Giovanni) ,despota di Trebisonda ,detto Seniore ,per distinguerlo dall'Infante Giovanni fu inviato come ambasciatore dallo zio Davide Comneno nella Repubblica Marinara di Amalfi ,e' capostipite dei Poto o Poti di Salerno,Caserta ,Benevento, derivati da Poto figlio di Re Adelchi che a Costantinopoli aveva mutato nome in Flavius Jovius .Tale linea e' consanguinea con quella di Potone ed Adelchi , nipoti di Re Radelchi, zio di Poto , nipote di Re Desiderio. Infatti Radelchi aveva sposato Anseperga , figlia di Re Desiderio.
Dai Poto Comneno derivano I Puoti Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Plantagenet

...SanGiorgio
Da Historia Potorum
Poto , figlio di Re Adelchi e Gisla, sorella di Carlo Magno
Dinastia Puoti di Heristal -
Poto muta il nome a Costantinopoli, come il padre Adelchi che si chiamera' Flavius Jovius Patricius Teodatis Potior , Despota e Patrizio di Bisanzio-
da cui i Comnander o Comnender , ovvero Despota , ovvero Poto.
Il nome Poto o Poti torna con la Dinastia di Giovanni Poto , da Poti in Georgia, figlio di Giovanni IV Comneno despota di Colchide che prese il nome di Poti

       
Giovanni Comneno o Poti,(figlio di Giovanni) ,despota di Trebisonda ,detto Seniore ,per distinguerlo dall'Infante Giovanni fu inviato come ambasciatore dallo zio Davide Comneno nella Repubblica Marinara di Amalfi ,e' capostipite dei Poto o Poti di Salerno,Caserta ,Benevento, derivati da Poto figlio di Re Adelchi che a Costantinopoli aveva mutato nome Flavius Jovius .Tale linea e' consanguinea con quella di Potone ed Adelchi , nipoti di Re Radelchi, zio di Poto , nipote di Re Desiderio. Infatti Radelchi aveva sposato Anseperga , figlia di Re Desiderio.

       

Imperatore Giovanni Maria Comneno  Despota di Poti ----------------
Dai Poto Comneno derivano I Puoti Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Plantagenet ed i Granduchi Principi Putiatin Pavlov Romanov e i Canmore 

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La linea di Giovanni Comneno di Poti (Georgia) e' quella di un
Giovanni Poto ed Alfonso Poto seniore che appare, nella seconda metà delXV sec

 

PUOTI(Imperatori Comneni Paleologhi di Poti , detti Paleologo